CULTURA

LINDA BROWN: STORIA DI UNA RIVOLUZIONARIA

C’era un tempo in cui il razzismo era legge ed essere diversi, avere il colore della pelle più scuro, comportava una ghettizzazione programmata. Gli Stati Uniti hanno avuto un rapporto molto controverso con chi aveva un colore della pelle diverso. Nel corso della prima metà del ‘900, i neri non hanno modificato di molto il loro status di schiavi, almeno negli USA, dove essi venivano segregati sia per strada sia nella vita pubblica.

Fino, però, a quando una giovane studentessa, Linda Brown, iniziò a ribellarsi alla segregazione razziale in atto negli Stati Uniti D’America. Linda aveva solo nove anni quando iniziò a ribellarsi uscendo scortata dalla scuola elementare dove avrebbe voluto studiare ma dove non le era concesso nemmeno entrare. Linda si era vista rifiutare l’iscrizione alla Sumner School, un istituto scolastico vicino a casa sua, frequentato da soli bianchi. All’epoca la legge del Kansas autorizzava le città con più di quindicimila abitanti a creare scuole separate e a Topeka questa disposizione era stata applicata proprio nelle scuole elementari.

Tutto questo accadeva nel 1951, prima che Martin Luther King pronunciasse il suo famoso discorso e raccontasse quale fosse il suo “Dream”, prima che Rosa Parks, incurante di tutto, salisse sull’autobus riservato solo ai bianchi. Linda, invece era solo una bambina con lo sguardo fiero di già sa cosa vuole dalla vita e di chi non riesce a farsi mettere i piedi in testa da leggi che segregano una razza rispetto ad un’altra.

Per capire meglio cosa fosse successo in quegli anni di rivolta, Linda Brown, recentemente scomparsa nel Marzo di quest’anno, nel 1987, durante un’intervista disse: “Era una bella giornata di sole e mi incamminai con mio padre per andare a scuola. Diversamente dal solito non prendemmo l’autobus verso la scuola elementare di Monroe, che era lontana da casa, ma ci dirigemmo alla più vicina Summer School, dove andavano alcune mie amiche bianche del quartiere. All’ingresso ci bloccarono con le mani e le braccia sul petto, papà si mise a parlare con il direttore, alzarono entrambi la voce. Infine fummo costretti a tornare a casa”.

Il padre di Linda, citò successivamente in giudizio la scuola presso la Corte Suprema che si espresse solamente tre anni più tardi, nel 1954 con la seguente sentenza: Può la segregazione degli alunni nella scuola pubblica, accordata per esclusiva base razziale, deprivare i bambini dei gruppi minoritari di eguali opportunità di istruzione? Noi crediamo di sì […]. Concludiamo quindi che nel campo dell’istruzione la dottrina del ‘separato ma eguale’ non debba avere nessuno spazio. Questo verdetto ha segnato una svolta epocale nei termini della segregazione razziale negli Stati Uniti e ha fatto si che il muro che divideva colori, opinioni, idee differenti iniziasse a rompersi e crollare un po’ alla volta.

Ma, volendo andare indietro nel tempo fino al 1896, la segregazione razziale inizia ad avere una base giuridica del “diverso ma uguale” con il processo Plessy contro Fergusson dove veniva definito e legalizzato una volta per tutte l’apartheid negli edifici e nei mezzi di pubblica autorità come scuole, corti di giustizia, autobus e chi più ne ha più ne metta.

Linda Brown, insomma, fu una baby rivoluzionaria che seppe fieramente sedere tra i banchi di scuola insieme ai suoi compagni con la pelle di un altro colore ma con gli stessi occhi fieri, come solo i bambini sanno avere, occhi al di là di ogni pregiudizio adulto, di ogni reclusione e segregazione di pensiero, di razza, di essere.

Copyright Photo: Copertina

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