CULTURA

LA TRAPPOLA, IL ROMANZO D’ESORDIO DI G.B. THISTLE – RECENSIONE

Quando uno scrittore esordiente intitola la sua opera prima La Trappola, sa che c’è una punta di personale in questa scelta. G.B. Thistle, pseudonimo anglofono di un italianissimo scrittore,  ha deciso di raccontare proprio una delle trappole classiche della narrazione gialla, quella della truffa, cercando di non rimanere vittima, lui stesso, della ‘trappola’ narrativa.

LA TRAPPOLA DI G.B. THISTEL È UN GIALLO CHE VI TERRÀ INCHIODATI ALLE PAGINE DEL LIBRO 

Protagonista di questo romanzo, primo capitolo di una triologia, è Beatrix  Ives-Pope. Parlando di inganni e truffe, verrebbe da pensare ad una femme fatale per eccellenza, eppure Thistle riscrive il canone mettendo al centro dell’intricato piano una donna inattesa,  capace di mostrare fragilità e forza in egual misura. Ed è la chiave del successo de La Trappola, quell’elemento che aiuta il lettore a appassionarsi  a questa divertente e incredibilmente probabile squadra di truffatori. 

Innegabilmente i compagni di avventura di Beatrix sono bene delineati e caratterizzati, ma è la donna a dominare sempre la scena,  curiosamente anche quando non è presente.  Sarebbe stato  facile creare un personaggio dal sapore milleriano, mettere sotto i riflettori una spietata manipolatrice, ma per nostra fortuna Beatrix  va oltre un facile inquadramento. 

Nel leggere La trappola sono più le volte in cui vediamo Beatrix affrontare dilemmi quotidiani, cerca di sfruttare la propria intelligenza non solo per raggirare, ma anche per restare salda ai propri intenti. E per riuscire nel suo piano, serve tutta la sua arguzia, come lasci ben presagire la sinossi del romanzo

Beatrix Ives-Pope e la sua singolare banda di artisti della truffa, vengono messi di fronte alla scelta di cedere o meno al ricatto del corrotto detective Jensen che vuole proporgli un vero e proprio “colpo grosso”.

Nel bel mezzo di un colpo milionario non c’è spazio per gli imprevisti e tanto meno per le complicazioni di natura giudiziaria.

Eppure, a volte, succede che ad avere il coltello dalla parte del manico sia proprio un detective burbero e spietato, e che si debba trovare il modo di sopravvivere, scendendo a compromessi obbligati che non fanno felice nessuno, ma rappresentano l’unica chance per restare liberi.

Beatrix e i suoi compagni non si tireranno indietro e, sfruttando ingegnosi espedienti, giocheranno la partita fino ad arrivare al fatidico scacco matto, senza mai perdere il buonumore.

E Beatrix  emerge non per i suoi amici di una vita, ma per l’antagonista del romanzo: il detective Jensen.  Thistle crea un villain difficile da odiare,  un uomo disilluso dopo una vita di fedeltà al distintivo che vuole ritagliarsi il suo spazio al sole. Sbagliato? Forse. Comprensibile? Assolutamente si. 

Il  confine tra giusto e sbagliato è sottile in La Trappola, perché lo viviamo attraverso gli occhi di chi, quella sottile linea della legalità, la ha già infranta da tempo. Sono i motivi a fare la differenza, il passato dei personaggi e il loro scopo a renderli magnetici, sublimi. 

Sicuramente, la scrittura di Thistle aiuta a farci sentire parte di questo raffinato inganno. L’inizio del romanzo, va detto, è una salita faticosa, complice una narrazione lenta e pesante dell’autore, che tende a perdersi in dettagli spesso superflui che servono a caratterizzare i personaggi in modo troppo manicheo, quasi a volerli rendere subito familiari al lettore, ma risultando invece pesante. 

Ed ecco la trappola personale dell’autore, vincere quello scoglio dei primi fogli bianchi da cui iniziare la sua storia. Thistle arranca all’inizio, sembra sentire il peso di questa sfida, ma come entra nel vivo del suo mondo improvvisamente la svolta. La Trappola diventa fluido, veloce e con un ritmo perfetto, giocando molto bene su un aspetto in cui Thistle tira fuori una classe inattesa: i dialoghi.

Beatrix e i suoi compagni d’avventura danno vita a dei battibecchi divertenti, dal tono familiare ma soprattutto realistici, al punto che ti sembra di esser lì con loro mentre decidono come agganciare una vittima o come spartirsi  il malloppo. 

Passata quella prima difficoltà iniziale, La Trappola e il suo autore travolgono il lettore, che non può fare a meno di passare la notte a leggere per scoprire come andrà finire questo intricato piano. E proprio alla fine, Thistle cala gli assi , con un finale che colpisce il lettore come un gancio ben assestato, stupendo e creando quel senso di stupore tipico di un giallo ben scritto. 

E se questo è l’esordio, il primo capitolo della trilogia dedicata a Beatrix Ives-Pope, non ci resta che sperare che G.B. Thistle sia già tornato a scrivere le avventure di questa magnetica truffatrice!

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