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L’ALIMENTAZIONE DEI PICCOLI. I CONSIGLI DELLA DOTT.SSA VITTORIA PAPOCCHIA, PEDIATRA DI FAMIGLIA

Per buona parte delle mamme, siano esse alla loro prima esperienza o madri navigate, alimentare e nutrire i propri figli è letteralmente un dramma.

Ci si deve armare di grande pazienza e dotare di una dedizione straordinaria per poter uscire indenni da uno degli esami più difficili e traumatici che il ruolo di mamma e di genitore richiede di sostenere.

Tutti i bambini hanno i loro periodi di inappetenza, vivono fasi di spiccata umoralità, manifestano a volte esigenze che, agli occhi di un adulto, possono sembrare stravaganti, ancor più perché, nella maggior parte dei casi, i piccoli e i grandi parlano lingue diverse ed accorciare le distanze è più difficile di quanto si possa immaginare.

Poter contare su una figura di riferimento valida, professionalmente competente, ma anche in grado di carpire le emozioni e le titubanze tipiche di ogni mamma che affronta una difficoltà o che vive semplicemente un dubbio legato all’alimentazione del proprio bambino è di fondamentale importanza; il percorso è tortuoso ed in continua salita, ma con i consigli giusti può sicuramente rivelarsi una splendida avventura sensoriale.

Di questo è ben consapevole la Dottoressa Vittoria Papocchia, pediatra di famiglia accorsata e molto stimata dalle mamme di Pisticci e Marconia, che a lei hanno deciso di affidare la cura dei propri piccoli e che dai suoi consigli traggono preziosi insegnamenti.

Con la Dottoressa Papocchia abbiamo deciso di affrontare un tema particolarmente spinoso e delicato, proprio perché rappresenta il cruccio di ogni madre, spesso meno pronta del proprio bambino ad intraprendere quel percorso esperienziale che, attraverso la buona alimentazione e le giuste regole, porterà il piccolo verso la conquista della propria indipendenza.

Siamo andati a trovare la Dottoressa Papocchia nel suo studio di Marconia, dove la calorosa accoglienza e le utili indicazioni forniteci dalla affabilissima professionista ci hanno aperto una finestra su un mondo davvero sconfinato.

Buongiorno Dottoressa Papocchia! Grazie per aver accolto di buon grado l’invito a rilasciare un’intervista a MetisMagazine. Parliamo di alimentazione e di buone regole sin dalla prima infanzia. La prima cosa che Le chiedo è cosa si intende per svezzamento o divezzamento?

Buongiorno a Voi!

Il termine divezzamento (più comunemente svezzamento) viene utilizzato in ambito medico pediatrico per indicare il passaggio da una alimentazione esclusivamente a base di latte (materno o artificiale che sia) ad una alimentazione mista, nella quale fanno ingresso diversi cibi in forma semisolida o solida, quali la verdura, la frutta, i cereali, la carne, le uova, il pesce, fino ad arrivare ad un regime dietetico completo, secondo tappe graduali e rimesse sostanzialmente all’età del neonato, salvo non vi siano specifiche esigenze ad indicarci che è necessario seguire un percorso alternativo e personalizzato.

È un momento di essenziale importanza nella vita del neonato, non soltanto perché determina un mutamento sensibile delle sue funzioni digestive, ma anche perché vengono introdotti dei cambiamenti di abitudini che si rifletteranno – giocoforza – anche sul comportamento del piccolo.

È per questo che ritengo sia indispensabile intraprendere questa “avventura” con la dovuta cautela, affidandosi ai consigli del proprio pediatra di base, che potrà controllare che tutto proceda regolarmente, ed assecondando i tempi e le specifiche necessità del proprio bambino.

In condizioni di ordinarietà, quando è opportuno iniziare lo svezzamento e quali sono i consigli che può dare alle neomamme su questo momento di passaggio così delicato?

Dal sesto mese di vita compiuto, il latte materno da solo non è più sufficiente a soddisfare i bisogni nutritivi del bambino. A sei mesi, peraltro, il piccolo è assolutamente pronto a gestire il meccanismo della deglutizione di cibi via via più densi e ad accettare di buon grado il cucchiaino, l’elemento di novità che gli consentirà di scoprire nuove frontiere del gusto.

È proprio questo il momento in cui è opportuno introdurre nuove abitudini alimentari, a piccoli passi e senza insistere troppo, ma rispettando i tempi di accettazione del bambino, al fine di non generare in lui alcuno stress.

Per i bimbi allattati con latte in formula c’è la tendenza ad anticipare un pò il momento dello svezzamento, ma in ogni caso il mio consiglio è di aspettare almeno i quattro mesi e mezzo, anche i cinque mesi, ed in ogni caso di valutare se il neonato è davvero pronto, prima di iniziare questo nuovo percorso che non involge solo le abitudini alimentari, ma anche quelle comportamentali più in generale.

Alle neo-mamme consiglio di non aver paura di questa fase di transizione e di vivere la cosa come un’esperienza del tutto naturale, seppur nuova; è un momento che consentirà loro di affrontare, con il proprio piccolo, sfide sempre diverse, per conseguire traguardi apparentemente piccoli, ma in realtà estremamente importanti per un corretto percorso di crescita.

C’è un ordine particolare da seguire nell’introdurre gli alimenti e quali sono i cibi che Lei ritiene consigliabili per i suoi bimbi?

L’ordine con cui gli alimenti semisolidi e solidi vengono introdotti nella fase dello svezzamento oggi non è più così importante come si riteneva un tempo.

Siamo nell’era della globalizzazione ed all’imprinting alimentare che si impartisce al proprio bambino evidentemente contribuiscono molteplici fattori, tra cui senza dubbio le preferenze dello stesso bambino, ma anche l’origine etnica e la cultura gastronomica familiare, o ancora i ritmi di vita dei genitori che, inevitabilmente, si riflettono sulle abitudini dei figli.

In qualità di pediatra di famiglia, quello che mi sento di sconsigliare in maniera energica alle mamme che si ritrovano alle prese con pappe e minestrine, è l’utilizzo di sale, che è molto nocivo per la salute in generale, ed a maggior ragione per quella dei più piccini; il sale andrebbe introdotto il più tardi possibile, ben oltre l’anno di vita. Sconsiglio vivamente altresì la somministrazione di zuccheri raffinati; i bambini devono assumere gli zuccheri necessari attraverso il consumo di frutta e delle farine che costituiscono la parte solida delle pappe. Quanto ai brodi e alle pappe solide o semisolide, invito sempre le mamme ad usare verdure fresche e possibilmente di stagione; chiedo loro di infilare nella pappa una fogliolina verde di prezzemolo, basilico, sedano o altra verdura foglia verde; le esorto a realizzare preparazioni semplici (ma non povere!), chiedo loro di far scoprire ai propri piccini il sapore degli aromi e delle spezie, di tentare – per quanto possibile – di variare con gli alimenti e di giocare con i colori, per stimolare il bambino anche dal punto di vista ottico.

Tutti noi ci ritroviamo spesso a mangiare prima con gli occhi e, solo dopo aver passato l’esame visivo, anche con la bocca; questo vale senza dubbio ed a maggior ragione per i più piccini, che da un piatto bello e ben preparato non potranno che essere invogliati ed accattivati.

Proteine sì, ma con moderazione. L’espressione rispecchia il Suo modo di pensare? Cosa ci dice in merito all’utilizzo di carne o altri alimenti ad alto contenuto proteico?

Quando parliamo di proteine dobbiamo stare ben attenti a comprendere che le proteine non sono solo quelle che assumiamo quando mangiamo carne, insaccati, uova o latticini, ma anche quelle che derivano da fonti vegetali, quali ad esempio i legumi. Combinare correttamente, attraverso una scelta equilibrata, le proteine animali con quelle vegetali è sicuramente indispensabile per assicurare i livelli necessari di aminoacidi e dunque un corretto processo di crescita durante la prima infanzia, ma nell’età evolutiva in generale.

Certo è che tra gli errori più comuni che si commettono durante lo svezzamento e che condizionano, spesso e volentieri, le abitudini alimentari del bambino in età più avanzata, vi è quello per cui si tende ad eccedere con formaggio, formaggini e carne; lo stesso latte vaccino viene spesso somministrato al bambino in quantità eccessiva rispetto al reale fabbisogno, nell’erronea convinzione che esso possa sopperire alle carenze della dieta del piccolo, specie nei periodi di fisiologica inappetenza.

In tal senso posso dire sicuramente che la carne va consumata nella giusta misura, così come i formaggi ed ogni altro alimento, tutto con moderazione, senza esagerare. Non è necessario bere litri e litri di latte o caricare le pappe di parmigiano. Un’alimentazione che prevede un eccessivo carico proteico, in particolare di proteine di origine animale, può comportare anche problemi di salute nel futuro del bambino, in particolare infiammazioni renali, ma anche problemi ancor più seri.

La varietà dei cibi garantisce sempre la qualità della dieta!

Come si combattono le cattive abitudini alimentari e con che atteggiamento ci si deve porre nei confronti di cibi confezionati, merendine ed altre leccornie a cui i bambini pare proprio non riescano a rinunciare?

Di cibo spazzatura in vendita ce n’è davvero in quantità esponenziale; è quasi impossibile sfuggire agli input mass-mediatici che ci impongono prepotentemente il consumo prevalente di cibi confezionati a discapito di quelli freschi e di stagione, facendo passare messaggi commerciali del tutto fuorvianti ed eticamente scorretti.

È vero, al giorno d’oggi la vita è più frenetica che un tempo, le mamme casalinghe sono una vera rarità, tutto corre più rapidamente, ma in fondo dedicare mezz’ora della propria giornata a preparare una ciambella fatta in casa richiede lo stesso tempo (forse meno!) che uscire a comprare delle brioches al supermercato; scegliere cibi che siano a km 0 nella nostra piccola realtà è assolutamente possibile e prepararli in casa in maniera semplice e genuina non è poi così difficile.

Non voglio dire che il panino un pò più ricco o elaborato, lo snack al bar durante l’uscita domenicale, il gelato confezionato e le merendine siano da mettere al bando in via assoluta; vi sono situazioni nelle quali non è possibile proibire ai propri figli di mangiare certe cose, ma è chiaro che deve trattarsi di situazioni eccezionali e si deve inculcare proprio nei bambini la convinzione che si tratti di uno strappo alla regola.

Mangiare di continuo cibo spazzatura o alimenti particolarmente ricchi di grassi o ancora solo roba confezionata può provocare seri danni alla salute, steatosi epatiche pediatriche che portano ad epatopatie da sindrome metabolica (c.d. fegato grasso), obesità, diabete mellito ed altre gravi problematiche anche di natura cardiovascolare.

Siamo proprio noi genitori i diretti responsabili delle buone o cattive abitudini dei nostri figli; per insegnare ai nostri bambini a mangiare bene dobbiamo essere noi per primi a farlo correttamente. Sedersi a tavola tutti insieme, condividere il piacere della buona tavola ed avere una certa regolarità negli orari può essere senz’altro di grande aiuto!

Molte grazie Dottoressa Papocchia per l’edificante chiacchierata e per aver messo a disposizione dei nostri lettori la Sua consolidata esperienza e le Sue conoscenze mediche in campo pediatrico.

Grazie a Voi!

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