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VITE REALI E VITE AL CELLULARE – COME SONO CAMBIATE LE NOSTRE ABITUDINI SOCIALI?

“..Non riesco più a vedere
la differenza se c’è
tra la vita reale e la vita al cellulare..”

(Lamezia-Milano,Brunori SAS)

Il 3 aprile 1973 l’’ingegnere della Motorola, Martin Cooper, chiamò il collega della Bell Labs, Joel Engel, con un Motorola DynaTac: “Ce l’abbiamo fatta”. Aggiungerei : “ Si può fare!!” parafrasando un vecchio film.

Il mese scorso, tra una discreta indifferenza,  i nostri cari cellulari hanno festeggiato i loro primi 45 anni. Tanto è cambiato da allora, tutto, ma una cosa sulle altre desta ironia: i cellulari non servono più per chiamare!

 Ma andiamo con ordine e facciamo un passo indietro. La loro diffusione si ebbe solo a partire dagli anni 80 con il Dynamic Adaptive Total Area Coverage ( era pesante oltre un chilo, senza display, con un tempo di ricarica di 10 ore , appena 35 minuti di autonomia operativa ed il costo di oltre 9000 dollari) con  l’assegnazione delle prime frequenze. Ciò permise in un decennio la vendita di milioni di dispositivi e l’ inizio dell’era della comunicazione senza fili. Abbiamo iniziato con il prototipo del businessman con il macchinone ed il cellulare all’interno, più simile ad una borsa per la verità,  per arrivare, oggi, ad un oggetto culto nelle mani di tutti . 

Dynamic Adaptive

Evoluzione?!  Forse sarebbe stato di maggior prestigio rendere altre cose erga omnes, l’acqua, il cibo,  l’istruzione ad esempio ma, si sa, la tecnologia tira di più..

Basti pensare che nel 2014 il numero di abbonati alla telefonia mobile ha superato quello della popolazione mondiale. Più telefoni che persone dunque , globalmente il tasso di penetrazione della telefonia mobile è pari al 96%. Una diffusione di massa che si è sdoganata dai vecchi cliché per crearne di nuovi. Se prima era il macchinone ora può essere anche la metro ma tutti a parlare senza fili e sempre meno con il vicino. O meglio, la chiamata vera e propria è un po’ demodé. Difatti questi cellulari, oramai, li usiamo più per navigare, chattare, scrivere , ridere e persino cantare ma non per parlare. App, social e via discorrendo hanno sostituito la chiamata un po’ come dei gesti a distanza , anche quando la distanza non c’è.

Niente di nuovo in una società sempre più veloce, senza il tempo per parlare ma con  un sacco di cose da condividere ancor prima di viverle. Inevitabilmente si abusa di abbonamenti all-inclusive , così da navigare e  usare emoticon , note vocali e tanto altro, quasi troppo altro, senza quasi dai! 

Al giorno d’oggi i piani tariffari con le fasce orarie sono solo un lontano ricordo della generazione “squilli”. Si, i mitici squilli!  Segni discreti di vicinanza sentita, forse un po’ platonici ma tanto apprezzati. Sulle ali di questo amarcord c’erano anche i messaggini con limiti di testo e la leggendaria tariffa rossa, la tariffa della gente della notte. Un salasso durante la giornata e pochi centesimi dalle 22,30 fino all’alba. 

capa-samg

Quante maratone al telefono!  Ore di idee e sensazioni da riassumere in telefonate di fine giornata, non di continuo come in un loop. Tempi in cui la tecnologia che conosciamo  oggi sembrava lontana anni luce ma di cui si rimpiange, sempre più spesso, la lentezza , le modalità e, direi,  anche  la discrezione. 

Difatti l’eccessivo uso di questi mezzi ci ha portato ad un continuo aggiornamento senza pragmatismo, una condivisione di facciata priva dello spessore del vissuto. Tutto ciò svuotando i contenuti delle comunicazioni e , a volte, le nostre azioni. Ovviamente un dispositivo utile e rivoluzionario, ma  come tutti i mezzi, neutro, dipende dall’uso che se ne fa. Specchio della tecnologia anni 2000 ora si è evoluto tanto ma non  nell’utilizzo.   Un’involuzione, piuttosto, potrebbero sembrare   le centinaia di occhiate giornaliere date al display per controllare le eventuali notifiche o  altrettanti messaggini a persone spesso vicinissime. Il paradosso che si pone è il fatto che nonostante siano aumentati i modi per interagire con gli altri è il trionfo della società dell’”individuo”. Singolo , non in forma associata .    

La tendenza sembra essere un sensibile ridimensionamento del linguaggio parlato a favore di fugaci gesti, mezzo perfetto di una società fast and empty. Ma questa diventa un’altra questione.. 

Piuttosto,  tanti auguri ai nostri cellulari e  a noi tutti, ne abbiamo bisogno.

Leonardo Galeazzo

Copyright Photo: 1, 2, Copertina

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