CULTURA

CHE FINE HA FATTO LA DEMOCRAZIA?

Quando un paio di mesi fa ho ricevuto in dono l’ultima uscita di Piergiorgio Odifreddi, “LA DEMOCRAZIA NON ESISTE. Critica matematica della ragione politica”, edito da Rizzoli, non sono riuscita a trattenere l’emozione; un’emozione straordinariamente amplificata dal fatto che, aprendo la copertina di quello che, prima ancora di leggerlo, già ritenevo un capolavoro – perché, diciamoci la verità, la sublime penna del professore non delude mai (e col senno di poi non posso che confermarlo ancora!) – vi ho trovato una dedica personale per la quale mi sento particolarmente onorata e lusingata.

Ho letto il libro tutto d’un fiato perché l’incedere dello stile letterario è talmente ammaliante che non lascia il tempo di interrompere la lettura e di fare una pausa che, evidentemente, sposterebbe l’attenzione del lettore su cose, al confronto, troppo futili o troppo poco interessanti per poter prendere il posto delle argomentazioni contenute nell’opera.

Ma come per ogni libro letto di Piergiorgio Odifreddi la prima lettura non è stata sufficiente, e devo ammettere che non lo è stata nemmeno la seconda; vedremo se lo sarà la terza, anche se nutro forti dubbi in merito!

Non si tratta di testi comuni, non sono libri come gli altri.

Al di là del piacere della lettura, leggere un libro di Odifreddi richiede grande studio, ricerche, sottolineature, riflessioni e ragionamenti che stimolano la mente e permettono di vedere le cose sotto una luce diversa; svelano sfaccettature amare della realtà che in fondo erano proprio sotto i nostri occhi, ma che non saremmo mai stati capaci – da soli – di analizzare in maniera così obiettivamente critica.

“La democrazia è una religione laica che identifica le proprie basiliche nei palazzi del potere, la curia nel governo, gli ordini nei partiti, il clero nei politici, le prediche nei comizi, le messe nelle elezioni, i fedeli negli elettori, i confessionali nelle cabine elettorali e i segni della croce nel voto. Ma, come in tutte le religioni, dietro alle colorite e folcloristiche apparenze dei riti e delle cerimonie, che distraggono e attraggono i cittadini, si nascondono le fosche e losche realtà dell’uso e dell’abuso del potere, che ammaliano e corrompono i politici”. È questo il pensiero di fondo del libro di Odifreddi che ci svela le contraddizioni e le lacune di un valore per cui il genere umano si è battuto, ma a fronte della cui affermazione l’uomo non è capace delle richieste abilità di gestione e della cui conquista, dunque, non ha fatto minimamente tesoro.

A me, leggendo le righe poco più su riportate, è venuta in mente la frase di un giornalista che mi colpì molto quando la lessi la prima volta; “La democrazia è fragile – diceva Enzo Biagi – e a piantarci sopra troppe bandiere si sgretola”.

Penso che, in fondo, si tratti di un pensiero speculare a quello di Odifreddi, che del politico “apprezza” la particolare stupidità, o forse (!) l’attitudine a vestire i panni dello stupido, perché ottusa e stupida il più delle volte è la gente da “rappresentare”.

E non è forse ottusità quella per cui l’Italia oggi versa nella condizione in cui è? Davvero riteniamo una scelta percorribile quella di un contratto di governo firmato Lega e Movimento 5Stelle che possa soddisfare due “prime donne” in posizione forzatamente paritetica, che vorrebbero rifare l’Italia stravolgendo i capisaldi della democrazia parlamentare con stravaganze illiberali e contrarie ai principi cardine della nostra Costituzione?

Il contratto, per chi non lo sapesse, è un affare di diritto privato; è decisamente da stolti (o forse – per citare il professore – da abili attori che si divertono ad indossare la maschera dello stolto) ipotizzare di utilizzare lo strumento del “negozio” al servizio della gestione e del governo della cosa pubblica.

Credo che Salvini e Di Maio abbiano omesso di considerare, nel trattare il Paese come fosse di loro esclusiva proprietà, che la democrazia (dal greco, demos: popolo e cratos: potere) è la forma di governo basata sulla partecipazione di cittadini uguali; una condizione politica ed istituzionale in cui il potere è esercitato dallo stesso popolo per mezzo di rappresentati liberamente eletti perché ne facciano gli interessi, per l’appunto, e li rappresentino.

Sono tempi bui per la nostra benamata e agognata democrazia e gli eventi di questi giorni hanno ampiamente dimostrato che i princìpi democratici sono più effimeri di chimere e sono pronti a saltare all’aria in un istante; non so dove andremo a finire con il neocostituito governo politico che oggi pomeriggio alle ore 16,00 – ed a ben tre mesi dalle elezioni – verosimilmente presterà il suo giuramento; non so a cosa possano servire due vicepremier a coadiuvare un premier che prima ha detto si, poi no, poi di nuovo si e che si troverà a dipanare le sue indecisioni confrontandosi con chi è ancor più indeciso di lui; non so se è vero ciò che dice Cottarelli, e cioè che un governo politico sia decisamente meglio di un governo tecnico per via dell’incertezza in cui quest’ultimo avrebbe gettato il Paese ove fosse andato a nuove elezioni anticipate (scusatemi tanto, ma per votare chi?!); non so come si faccia a pensare a Mattarella come ad un cospiratore (si è parlato di impeachment!) per non aver condiviso la nomina di un Ministro dell’Economia che pianificando l’uscita dell’Italia dall’euro avrebbe portato al default “controllato” del Paese (default controllato: non avevo mai sentito idiozia più grande!); mi sembra chiara sul punto la norma costituzionale che attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di nomina del Presidente del Consiglio e – su proposta di questi – i Ministri, per cui sarebbe il caso di entrare nell’ordine di idee per cui prima di parlare di messa in stato di accusa si dovrebbe sapere di cosa si tratta, specie se ci si vuole cimentare nella guida del Paese.

Quanto alla democrazia, devo dire che condivido pienamente quanto scrive sul tema una delle menti in assoluto più brillanti, geniali e sopra le righe che l’Italia possa vantare. Ma una cosa mi piacerebbe chiederla proprio a lui, al grande Piergiorgio Odifreddi, con l’umiltà che dovrebbe contraddistinguere ogni buon discepolo o aspirante tale, perché sono certa che la risposta sarebbe illuminante.

Caro maestro Odifreddi, quello che le chiederei a questo punto è: la Democrazia non esiste…o l’abbiamo affossata?!

Copyright foto http://www.ibs.it/democrazia-non-esiste-critica-matematica-libro-piergiorgio-odifreddi/e/9788817098908

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