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DI GIORNO BANCHIERE, DI NOTTE DRAG QUEEN

drag queen ‹dräg kìin› locuz. ingl. [comp. di drag «gonna lunga dotata di strascico; costume» e queen «regina», nel senso gerg. di «omosessuale»] (pl. drag queens ‹… kìin›), usata in ital. come s. f. – Persona di sesso maschile, generalmente omosessuale o transessuale, che si esibisce in spettacoli di varietà travestita da donna, con un trucco appariscente e un abbigliamento vistoso.

Vocabolario Treccani

Prima di passare in rassegna la storia riguardante la nascita della figura della Drag Queen, è bene fare delle precisazioni: da un punto di vista figurativo, negli ultimi 20 anni, si tende ad assimilare questa figura all’omosessualità. Ma quello del travestitismo e/o della transessualità, sono discorsi ben diversi e non riguardano esclusivamente la sfera dello spettacolo e quella ludica, che invece concerne prettamente la figura della drag queen.

Infatti molteplici sono le motivazioni che portano un individuo ad assumere le sembianze e un’identità diversa dalla propria, anche indossare i panni del sesso opposto al proprio: per gioco o per necessità, ma anche per esprimere un’idea, un pensiero o manifestare e liberare aspetti nascosti della propria personalità. Chi sceglie di farlo come le drag queen, lo fa con ironia e con una vena artistica.

Il sarcasmo è alla base dei loro spettacoli e le performance sono le più disparate: possono ispirarsi ad icone dello mondo pop, fare cabaret, o interpretare un loro personaggio costruito sulla base del proprio alter ego femminile, tutto rigorosamente in chiave ironica e irriverente. Infatti alla base della nascita del personaggio, vi è il portare all’estremo alcune caratteristiche peculiari dell’universo che si rappresenta e si porta in scena, evidenziando gli aspetti più vistosi e teatrali.

Storicamente parlando, chi fa da apripista al travestimento rituale sono i Greci. A Sparta lo si trovava nel rito nuziale, infatti la sposa si travestiva da uomo e rasava il capo. Simil sorte toccava alle spose di Argo, che la prima notte di nozze indossavano una barba posticcia. La leggenda di Leucippo, invece, narra che l’uomo per ricevere i favori di Dafne, dedita alla caccia e poco propensa a rapportarsi con gli uomini, si travestì da donna. Ad Atene, ragazze vestite da fanciulli, erano presenti al tempo della vendemmia nelle processioni al tempio di Dionisio.

Il travestimento rituale è poi diventata usanza per diverse popolazioni in occasione di festeggiamenti pagani, come le feste per il raccolto o la vendemmia. Tutti i rituali, insomma, in cui veniva celebrato l’anno di duro lavoro, le tensioni si allentavano e veniva permesso tutto ciò che durante l’anno era vietato.

Questa usanza viene a noi tramandata in occasione del Carnevale, momento per infrangere ogni tipo di tabù e in cui vige la regola dello scherzo.

Nel Medioevo, invece, il controllo di forme di travestimento, essendo considerata una devianza del comportamento umano, era disciplinato da vere e proprie leggi che stabilivano chi dovesse indossare cosa e in quale occasione.

Il concetto di devianza del comportamento umano è stato poi alimentato nel corso degli anni, tacciando di diversità chi faceva uso di forme di travestimento. Ed è risaputo che per alimentare il seme del pregiudizio e dell’odio ci vuole davvero poco.

Motivo per cui, tutt’oggi, gli spettacoli delle drag queen non sono visti di buon occhio, e come una forma d’arte, proprio da tutti. E quindi chi coltiva questa passione, spesso lo fa in segreto, vivendo una vita parallela, quasi ai confini della realtà.

Di giorno banchieri, parrucchieri, impiegati, operai: vestito d’ordinanza e barba ben curata, due gocce di acqua di colonia e scarpe stringate per le grandi occasioni.

Di notte drag queen: vestiti di paillettes, tacchi vertiginosi, parrucche e rossetti dai colori audaci. Non si canta più solo sotto la doccia, ma ci si esibisce per un pubblico su di un palcoscenico.

Una doppia vita a tutti gli effetti, oltre che per il vestiario, per la doppia dimensione in cui si vive, senza lasciarsi trascinare confondendo le due realtà. Fare la drag queen, quindi, è innanzitutto divertirsi e far divertire gli altri, poi è una passione ed infine un lavoro.

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Copyright foto: copertina, 1

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