ATTUALITÀ

INTERVISTA A MORENA RAPOLLA: ”LA DIVERSITÀ RAPPRESENTA UN SERBATOIO INESAURIBILE DI FORZA E BELLEZZA DOVE RITROVARE SE STESSI “

All’anagrafe si chiamava Piero ed era un ragazzo pieno di sogni e desideri che un tempo sembravano irrealizzabili. Oggi, grazie ad un lungo percorso contraddistinto da carattere ed una forza di volontà disarmante Piero è rinato. Si chiama Morena, è una donna simbolo non solo per la comunità omosessuale, ma per tutti coloro che vogliono farcela in un mondo che sembra di parere contrario. È stata la prima ”neo donna” a esercitare la professione di avvocato a Potenza ed è componente del Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni), oltre ad esser un’ esponente  dell’attivismo per i diritti delle persone Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender).

Qual è, oggi, la situazione normativa per i transessuali in Italia e qual è il primo passo che un transgender affronta a livello legale?

La situazione normativa, oggi, per le persone transessuali in Italia ha fatto dei passi avanti. Vi fu una prima legge che diede la possibilità di rettificare la propria identità e il proprio sesso anagrafico, ossia la legge 164 dell’ 82, dopo di che vi fu una parziale modifica ad opera del decreto legislativo 150 del 2011 che ha dato la possibilità a queste persone di ricorrere, in prima battuta, al trattamento medico chirurgico di rettifica dei caratteri sessuali primari per il quale occorre un’autorizzazione dal tribunale di residenza e poi di rettificare anche il proprio sesso, la propria identità anagrafica.

Grazie alla storica sentenza 15138 del 2015 della Corte di Cassazione, oggi, le persone transessuali possono rettificare i propri documenti senza doversi sottoporre per forza all’intervento chirurgico  di rettifica dei caratteri sessuali; questo rappresenta una grande conquista di Civiltà ed affermazione della tutela del Diritto fondamentale all’ identità personale, uno dei Diritti Umani che non ammette compressioni.

Ci sono sicuramente altri passi avanti da compiere, però, a differenza di altri Paesi meno evoluti dove ancora oggi non è possibile  tale rettifica,  l’Italia in questo si attesta a livelli di media civiltà.

C’è qualcosa che secondo lei andrebbe cambiato o migliorato nella situazione normativa italiana a tutela di coloro che iniziano un percorso di trasformazione del proprio Io, non solo fisico ma soprattutto interiore?

Innanzitutto io da avvocato e da operatrice del settore posso dire che a volte  le cause relative al mutamento di sesso sono lunghe e dispendiose fin dall’inizio perché, tranne per quelle persone che  hanno quei requisiti reddituali per essere ammessi al patrocinio gratuito dello Stato, per gli altri, invece, viene richiesto un contributo iniziale molto dispendioso; questo perché dal 2011  le cause di rettifica di sesso e di identità sono state inquadrate come giurisdizione civile contenziosa. Quindi, innanzitutto la giustizia italiana dovrebbe abbattere i costi iniziali e azzerare completamente le spese di giustizia; ciò significa anche di non disporre di CTU lunghe ed estenuanti i cui costi per le persone non ammesse al gratuito patrocinio si riverberano sempre sulla persona transessuale e purtroppo mi è capitato di seguire persone transessuali che per pagarsi tutto quello che è l’iter anche giudiziario del cambio di sesso sono costrette a volte a prostituirsi. Non solo spese di giustizia ma anche per pagare cure ormonali o interventi chirurgici che vanno ad incidere su caratteri sessuali secondari e altro ancora, per cui andrebbe riformato l’apparato giustizia affinché si comprenda che la persona transessuale non si sveglia una mattina e per vezzo decide di affrontare questi percorsi cosi complicati, per cui bisognerebbe riformarne la legge e rimodulare la tempistica per arrivare alla sentenza che autorizza il trattamento medico chirurgico di identità anagrafica.

Ad oggi la discriminazione continua ad esistere e non riguarda solo gli omosessuali o i transgender, ma anche le donne. Qual è il suo pensiero a  riguardo?

Le discriminazioni ai danni delle donne hanno lo stesso fondamento: il sessismo, l’omofobia, la transfobia, affondano le radici nello stesso terreno. Le donne, oggi,  nonostante siano portatrici di professionalità, abilità, non riescono ancora ad ottenere la piena parità che è diversa dall’uguaglianza, la piena parità all’interno del mercato del lavoro. Purtroppo la via maestra da seguire per raggiungere la piena parità anche per le donne nei confronti degli uomini è ancora lunga. Ciò nonostante, ultimamente si stanno mettendo in campo delle azioni molto forti per cercare di riequilibrare queste asimmetrie di svantaggio come  discriminazione subdole che vengono operate nei confronti delle donne, ad esempio, nel mercato del lavoro come l’inserimento o il mobing.

Omosessualità e transgenderismo come si rapportano?

In primo luogo va fatta una distinzione perché omosessualità e transgenderismo sono due cose differenti. L’ identità di genere si incarna nella propria individualità conosciuta come maschile o femminile, quindi, è l’auto percezione che ognuno ha di sé come uomo o come donna che va distinta dall’orientamento sessuale che, invece, qualifica ciò che risulta sessualmente attraente per l’individuo. I soggetti che hanno la cosiddetta disforia di genere, quindi, le persone transessuali, mostrano una profonda identificazione con il sesso opposto a quello anatomico. È un persistente disagio rispetto alle caratteristiche anatomiche di nascita che per convenzione sociale e culturale sono distintive del proprio genere. Questa è la differenza fondamentale tra transessualismo e orientamento sessuale. Un’altra differenza mi sento di farla tra transessualismo e transgenderismo perché erroneamente si pensa siano la stessa cosa. Il transgenderismo è la condizione di chi nega la logica sessuale binaria ( maschio o femmina) e si percepisce oltre i due generi, non identificandosi in modo pieno con nessuno dei due.

Quali sono gli ostacoli che un transessuale incontra a livello professionale/ lavorativo?

Il lavoro è uno degli strumenti massimi di affermazione e di tutela della dignità umana e rappresenta un banco di prova, un momento decisivo nella vita di ciascuno di noi, di tutti gli individui a prescindere se si è uomo donna o transessuale ecc… Ci sono stati dei report, vorrei ricordarne uno in particolare fatto dall’Arcigay intitolato ” Io sono e io lavoro” dal quale è scaturito un dato alquanto preoccupante in quanto le persone non dichiarano molte volte la propria omosessualità per paura di vessazioni e discriminazioni. Tali discriminazioni però vengono peggiorate per le persone transessuali poiché quest’ultimi hanno stampato sulla propria pelle ciò che sono, sono identificabili,  quindi la loro riconoscibilità diventa molte volte un vero e proprio stigma sociale che va a precluderli anche un sereno inserimento lavorativo. Per esempio, rappresenta una discriminazione inaccettabile lì dove un transessuale va ad un colloquio lavorativo  e colui il quale deve testarne le professionalità curriculari gli pone la domanda: ma lei è una persona transessuale? Ciò è una forma di discriminazione poiché è una illegittima ingerenza nella sfera privata dell’individuo che tale deve rimanere. Le persone transessuali, oggi, sono purtroppo costrette per la sopravvivenza a prostituirsi in quanto purtroppo i cosiddetti stereotipi che vorrebbero sono relegati ai margini della società. È un circolo all’interno del quale ci sono anche aziende virtuose che fanno anche delle selezioni a livello esclusivamente curriculare dimostrandosi friendly nei loro confronti proprio per abbattere questa stigmatizzazione valutando la loro abilità professionale solo su base curriculare cosi come dovrebbe essere. Deve andare avanti la persona portatrice di abilità, di sapere e di professionalità. Tutto il resto deve esser tenuto fuori.

Passare nel corpo di un uomo o di una donna può aiutare a comprendere le differenze tra i  sessi? Quali sono le emozioni, le sensazioni, le difficoltà che una persona in transizione vive?

Cambiare genere è un’esperienza complessa ma allo stesso tempo anche entusiasmante, ovviamente lì dove se ne sente un bisogno profondo e si abbia una maturità e una consapevolezza tale da desiderare di transitare da un sesso ad un altro. Molte volte mi viene domandato di questa scelta ed io rispondo che non è una scelta perché non si sceglie  di cambiare sesso. È la vita che ti inchioda e ti mette davanti a questo out out;  o inizi questo percorso per riabbracciare il tuo vero Io, la tua essenza, oppure sei destinato all’infelicità e peggio ancora all’autodistruzione. Penso a quelle persone transessuali di molti anni fa, quando di questi temi ancora non si parlava, dove era molto più difficile poter esternare certi malesseri, che hanno deciso di farla finita ma come capita ancora  oggi, o perché non sono capiti in famiglia o perché uno Stato severo e incivile li relega ai margini. Transitare da un sesso ad un altro fa comprendere la bellezza di entrambi i sessi, una bellezza che sta proprio nella diversità ma solamente in uno di questi la persona transessuale si riconosce e sente l’esigenza fisiologica di transitare e di riconoscersi finalmente.

Prima di intraprendere la trasformazione che l’ha portata oggi ad essere ciò che è, le sembrava di vivere una vita parallela?

Mi sembrava di vivere una vita non mia perché una vita parallela in un certo senso è una vita che possiamo guardare dall’esterno ma dal canto mio mi sentivo di vivere una vita che non mi apparteneva.  Non mi riconoscevo in quello che ero e non riconoscevo soprattutto la possibilità di realizzare le mie aspettative, i miei sogni e la mia reale identità. C’è chi dice che le persone transessuali sono come  delle viandanti disobbedienti  da quelle che sono le regole della morale e dell’etica. Noi non siamo delle viandanti disobbedienti, noi siamo delle anime fragili e da questa fragilità siamo costrette a trarre un coraggio disumano. Se mi guardo indietro e vedo tutto ciò che ho fatto mi rendo conto che oggi non ho più la stessa energia, perché queste sono prove che la vita ti riserva una volta e le può affrontare e vincere una volta solamente. Dopo ti senti in un certo senso prosciugata perché tutta quella energia vitale è stata utilizzata per realizzare sogni e quello che si è desiderato essere;  lo puoi fare solo una volta nella vita per cui chiunque senta questo legittimo desiderio di riabbracciare se stesso deve farlo perché la posta in palio è altissima: in palio ci siamo noi stessi per cui non bisogna avere paura del giudizio altrui.  Se dovessimo chiedere agli altri il permesso di esser felici significherebbe annullarsi completamente. La felicità non è di questa terra, non solo per le persone transessuali, ed è per questo che si ha il diritto di costruire la propria serenità  e di prendersi cura di se stessi perché questo è un imperativo categorico: come ci amiamo noi non può farlo nessuno.

Può rivelarci qualcosa della sua esperienza che potrebbe in qualche modo aiutare chi ancora non ha trovato il coraggio di affrontare un tale percorso o vive delle situazioni di discriminazione da parte di famigliari, amici o dalla società in genere? 

Per quanto riguarda il mio vissuto posso riportare questo evento:  nel 2008 entrai come praticante nel tribunale di Potenza, ero la prima ragazza transessuale ad entrare lì come dottoressa, quindi, inizialmente c’era ancora quel retaggio di certi stereotipi e preconcetti. Ho avuto la fortuna di avere dei colleghi molto intelligenti ma una parte importante in ciò ce l’abbiamo noi transessuali: dobbiamo pretendere che la società rispetti i nostri diritti, non che ci accetti, perché noi non pretendiamo di essere accettati ma rispettati. Dobbiamo chiedere il pieno rispetto dei nostri diritti ma allo stesso tempo dobbiamo esser bravi  a far comprendere che se ci si ritrova, ad esempio, in un contesto lavorativo, il ruolo che si assume è lo stesso medesimo di altri individui. Le persone che ci circondano vanno educate al rispetto. Alcuni studi hanno dimostrato che il riconoscersi reciprocamente da un punto di vista di abilità esclusivamente lavorative abbatte di molto la stigmatizzazione e la percezione che molti hanno dei transessuali considerati alla stregua di alieni. Riconoscersi reciprocamente come individui professionali aiuta ad abbattere la diffidenza e il pregiudizio sociale.

Lasciamoci abbagliare dalla straordinaria bellezza della Diversità perché questa rappresenta un serbatoio inesauribile di forza dove ciascuno di noi può attingere e ritrovare se stesso.

In fondo siamo tutti individui orgogliosamente diversi.

 

La ringrazio.

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