CULTURA

KARMA: VITTIME O CARNEFICI DEL DESTINO?

Viaggio lungo il percorso di purificazione della nostra energia vitale

“Chi la fa l’ aspetti” recita un detto molto più che popolare che raggruppa qualunque individuo senza differenza d’ età o ceto sociale, in qualsiasi circostanza si possa ritrovare ad agire o vivere.

Questo detto così semplice e scontato che quotidianamente sentiamo ripetere dalla bocca di chiunque potrebbe essere rapportato alla tanto famosa e decantata “Legge del Karma di cui oramai nella nostra società si sente sempre più spesso parlare per i motivi più svariati, che siano essi riconducibili a nuove tendenze religiose, multiculturali o semplicemente relativi a prospettive di globalizzazione.

Fatto sta che il principio di questa legge racchiude esattamente quello di “causa – effetto” secondo cui ad ogni causa corrisponde un effetto, ed ogni azione genera un risultato.

La parola Karma deriva dal sanscrito e significa fare, produrre, agire e assume il significato di “azione“, un’azione spinta dalla volontà, in relazione al principio di causa ed effetto. Va inteso che questa legge universale è valida sempre e comunque anche qualora noi non facessimo nulla o non prendessimo decisioni perché, paradossalmente, non facendo nulla staremmo compiendo ugualmente un’azione, ossia quella di non compiere un’azione! Per questo motivo questa legge ci insegna il valore che ogni azione e decisione, attiva o passiva che sia, possa avere sulla nostra vita e su quella degli altri, nonché le ripercussioni future, dal momento che il nostro presente è il risultato delle nostre scelte passate.

Visto così non dovrebbe destare preoccupazioni, però il Karma agisce su più piani che esotericamente vengono chiamati “sottili”, che sono invisibili e i cui risultati non si riflettono solo in questa vita. Anzi va sottolineato che la vita attuale, che ognuno di noi vive singolarmente nel collettivo, è il risultato Karmico di chissà quante e svariate esistenze che ci ritroviamo a vivere ed affrontare ancora oggi sotto forma di gioie o sofferenze, a seconda di quello che ognuno di noi ha bisogno di “superare”. Pertanto questa legge è strettamente legata a quella della reincarnazione, infatti in base al principio karmico che il tempo è circolare e il “Samsara” mostra il ciclo delle rinascite, che consente di completare il cammino di sviluppo spirituale e di purificazione.

In questo ciclo di rinascite c’è la possibilità di cambiare in modo consapevole il proprio Karma, riconoscendo i segnali del nostro vero Sé. Le diverse sfaccettature del nostro Karma formano le nostre inclinazioni, bisogni, necessità, e ci portano a nuovi livelli di consapevolezza.

Il concetto del Karma sebbene sia collocabile alla sfera spirituale dell’ uomo, negli ultimi anni ha iniziato a suscitare anche l’interesse della scienza per mezzo della fisica quantistica che lo definisce come “un ordine sottostante alle cose materiali, una forza non casuale che intreccia il Tutto e lo organizza”. Il premio nobel per la fisica e senatore a vita Carlo Rubbia parlando del rapporto tra la mente degli esseri umani e l’Universo, chiamò le particelle subatomiche “tendenze mentali”, poiché portatrici di informazioni, supportando l’idea che Tutto è in ogni cosa, che ogni piccola parte dell’Universo ha l’informazione del Tutto.

Insomma a quanto pare oramai credere alla legge del Karma è d’obbligo e tanto vale organizzarsi un piccolo vademecum per non lasciarci sfuggire l’ opportunità di evolverci in questa vita…per la prossima! Anche perché ci vuole molto poco affinché ciò avvenga, magari rispettando questi quattro aspetti molto importanti:

  • Certezza delle Azioni o Certezza del Karma: che vuol dire che un’azione positiva porta un risultato positivo, un’azione negativa porta un risultato negativo. Non è possibile che un’azione positiva porti un risultato negativo o viceversa, questa è la certezza del Karma.
  • Noi stessi abbiamo creato le cause per vivere quella situazione: è un aspetto molto importante perché nel momento che crediamo in questo, smettiamo di puntare il dito addosso agli altri, oppure d’invocare l’aiuto esterno.

 

  • Qualunque azione viene fatta, questa non finirà nel dimenticatoio, non avrà una data di scadenza e non andrà in prescrizione, ma comporterà un effetto, una conseguenza, nel breve o nel lungo termine. Ma è anche vero che qualsiasi azione può essere purificata o eliminata: se, ad esempio, noi seminiamo un seme positivo grazie ad una nostra azione virtuosa, quel seme può essere cancellato dalla rabbia, dalla violenza che adottiamo successivamente a quella nostra azione positiva. Se viceversa, commettiamo un’azione non virtuosa, possiamo purificarci con azioni d’amore e di solidarietà, per questo esistono metodi precisi per la purificazione delle azioni non virtuose, che noi stessi abbiamo creato nel passato.

 

  • Crescita (o aumento) del Karma: vuol dire che quando facciamo un’azione, quell’azione ha una tendenza a crescere. Precisiamo che nella legge del Karma le azioni vengono divise in due tipi: nascoste ed aperte. Quelle nascoste sono azioni che noi facciamo ma non le raccontiamo agli altri, ovvero ce le teniamo per noi. Come quando diciamo una bugia, questa bugia funziona e per non far svanire il risultato che ci porta questa bugia, non la diciamo a nessuno, tanto più che presto ci dimenticheremo anche noi di averla detta, ci daremo mille giustificazioni che copriranno la nostra “malefatta” non solo agli altri, ma soprattutto a noi stessi. Ma è bene sapere che tutte le azioni svolte in maniera ‘nascosta’, hanno la tendenza a crescere, ovvero aumenta l’effetto che dovremo ‘scontare’ in futuro. A differenza delle azioni aperte, con le quali ci confrontiamo prima con gli altri, per quello che abbiamo detto o combinato, e poi con noi stessi. Questa nostra confessione, questo nostro pentimento, ferma la crescita del Karma. Ma tutto ciò vale anche per le azioni positive, tanto più compiamo un bel gesto e non ci vantiamo di averlo fatto, ma lo teniamo per noi, tanto più grande sarà la ricompensa, perché il Karma cresce, e per dirlo in termini economici, il valore della nostra azione acquista interessi nel tempo. Se invece svolgiamo un’azione positiva a la usiamo per avere dei riconoscimenti, dei ringraziamenti (possibilmente materiali, vero?) tutto ciò ferma la crescita di quell’azione. Quindi ricordatevi che una piccola azione, quando tenuta nascosta, cresce, e porta grandi risultati!

 

La legge del Karma dovrebbe farci capire quanto siamo poco liberi e quanto siamo responsabili della nostra vita e destino, facendoci intervenire attivamente su di esso quanto prima possibile al fine di migliorare noi stessi, perché la vita va intesa come un’ opportunità di miglioramento e non possiamo passare i nostri giorni terreni a cercare i colpevoli dei nostri eventi o aspettare l’ arrivo di un Dio che, munito di agenda e bacchetta magica, si metta a risolvere i nostri problemi.

Conoscere ed essere consapevoli di questo principio dovrebbe portarci finalmente ad essere responsabili delle nostre azioni sapendo che acquisiscono una notevole impronta nel nostro destino che ci portiamo appresso nello spazio e nel tempo, perché noi, prima che materia, siamo soprattutto energia da purificare per avere, presto o tardi, manifestazioni divine che ritornerebbero utili a noi e a chi ci circonda. Senza dimenticare che quello che viviamo oggi lo abbiamo già vissuto chissà quante volte e ancora oggi abbiamo l’ opportunità di riviverlo per poterci finalmente purificare. I tempi per un’ evoluzione spirituale sono maturi e le coscienze possono avere testimonianze dirette anche da grandi artisti e maestri, come  il cantautore Franco Battiato che nel suo celebre brano Eri con me  canta che “ ciò che deve accadere accadrà perché è già accaduto” , oppure Jiddu Krishnamurti il quale afferma che “Finché un uomo non uccide, non annichila l’io, ci sarà Karma; poiché l’io è la causa del Karma, ma se si distrugge quell’io, quell’io che dice: ” io ero, io sono, io sarò”, allora la ruota della vita e della morte, con i suoi raggi che sono ansia, dolore, pena e gioie passeggere, si ferma, e voi diventate il maestro, colui che ha toccato la liberazione, che ha toccato il Regno della felicità”.

Quindi non ci resta che prendere le giuste contromisure e fare in modo di non essere più vittime del proprio destino o, meglio ancora, del proprio Karma ma aprirsi a nuovi, eterni e sconfinati orizzonti.

Namastè.

 

Danilo Sandalo


Copyright foto: copertina

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