CULTURA

LA MUSICA TRAP SECONDO YOUNG SIGNORINO

L’altro giorno ero lì che stavo gustando il trailer di Bohemian Rhapsody  ed ero pronto a sbizzarrirmi in elogi per Malek e Lee, quando mi rendo conto che sui social l’attenzione era focalizzata sul nuovo personaggio musicale nostrano: Young Signorino.

Immaginate il mio stupore mentre sto ammirando il trailer di un film su una delle migliori band della storia, con due attori che sembrano i giovani cloni degli originali (Lee è Brian May clonato, ne sono sicuro! n.d.r.), ma nessuno sembra accorgersene, perché tutti rapiti da un trapper semi-sconosciuto che monopolizza l’attenzione.

Spinto dalla folla digitale in fermento, faccio tappa su YouTube per scoprire cosa abbia di così eccezionale tal Signorino. 

Sarò onesto, dopo i primi venti secondi della sua hit stavo già accusando i più svariati sintomi di una intossicazione alimentare, pronto a chiedere al primo seguace di questo nuovo fenomeno web come si possa osannare una canzone del genere. Non pago, lascio proseguire i gorgheggi di Signorino, e a metà brano comincio ad intravedere una certa strategia nella creazione di questo personaggio. Catarsi sul finale del brano: pur continuando a non apprezzare la sua impronta musicale, avevo la tentazione di andargli a stringere la mano.

Perché Young Signorino spacca in due l’utenza social. Ci riesce rivolgendosi  a tutti, su piani differenti, senza escludere nessuno. Cerca di attrarre i giovani con un qualcosa di nuovo e vicino alle loro corde, ma diventa oggetto di polemica tra i più adulti per il suo stile personale. Qualcuno lo definisce troll (provocatore, nel gergo digitale n.d.r.), ma qui siamo oltre la semplice e sterile provocazione.

Signorino, o chi per lui, ha semplicemente scelto di cavalcare un’onda, quella della gioventù attuale, che non bada tanto al contenuto quanto alla forma, alla visibilità.

Young Signorino è pensato per chi è cresciuto coi social, con i reality, dove tutto non viene misurato in valore e competenza, ma in like e reaction, anche quelle negative, che fanno comunque massa, visibilità. Gli adolescenti di oggi ormai hanno il culto del “facile”, di trovare la scorciatoia dello zero impegno e massimo risultato. E cosa meglio di canali come Facebook, Instagram o YouTube può diventare il teatro di questa nuova tendenza?

Anche nella musica, ormai vige il trucchetto, l’escamotage. Se perfino in un reality come Amici, nato teoricamente per valorizzare i meriti di giovani artisti, vengono sostenuti ed incoraggiati mezzucoli come l’autotune (plug-in di un programma di registrazione musicale che riesce a modificare la voce anche quando non risulta proprio intonata n.d.r.), tra lo sdegno di cantanti degni di tal nome. Questo accade solo perché il personaggio (sempre il ribelle, fateci caso) di turno piace alle ragazzette e ha l’aria del maledetto che scatena l’ormone. Per questo e per altri motivi, ci dobbiamo davvero stupire del successo di Young Signorino?

Ovviamente, non manca chi difende il trapper in questione inneggiando alla sua vena, al suo ribellarsi ad un sistema. A non capirlo, sarebbe i “vecchi” ormai assorbiti e omologati. Beh, lasciatevi dire che non tutti gli over 30 sono così perfettini come vogliono apparire. Da ragazzino nel walkman mettevo Queen, Bowie, Stones e Pink Floyd, ma da quel marchigegno sono usciti anche Salvi, Faletti e il Gabibbo, più una serie interminabile di cassette registrate dal DJ Time di Albertino. 

Perché siamo onesti, ognuno di noi ha avuto i suoi guilty pleasures, quelle piccole debolezze che se ascoltate in compagnia dei nostri genitori ci fruttavano occhiate storte e commenti sprezzanti.

Young Signorino è una cartina di tornasole anche di un’ipocrisia all’interno delle fasce d’età più adulte. In questi giorni sembra che gli over 30 siano i nuovi guardiani del buongusto, del bello per definizione, come se nella vita si fosse ascoltata solamente la musica di Gaber o di Tenco. Ammettiamolo, ai nostri tempi abbiamo avuto i Sex Pistols, i Red Hot Chili Peppers e Marilyn Mason, li cantavamo e ci piacevano proprio perché erano come oggi è Young Signorino.

Il trapper iper tatuato si rivolge ad una fascia di età che, anche ai nostri tempi, era caratterizzata da una vena di gusto per il ribelle, per ciò che andava contro la tradizione. La differenza non è tanto nel modo con cui si apre questo contrasto, quanto in come si siano evoluti società e valori.

Questo per dire che la mia non è una critica generazionale. Anche perché Young Signorino, da un punto di vista mediatico, lo apprezzo moltissimo. Non mi piace, ribadisco, come non riesco a comprendere il valore dei contenuti della musica Trap, ma se visti sotto uno sguardo di semplice analisi, Signorino e la Trap sono il perfetto specchio della nostra società, presente e futura.

Che diamine, un tizio che al concerto del Primo Maggio arriva dopo aver sbeffeggiato tutti sui social dicendo che ha cantato con due costosi orologi al polso, a me farebbe salire il sangue alla testa, invece fa il pieno di like e viene inneggiato come il nuovo messia. Perchè lui sì che è uno che “ce l’ha fatta”. E per farcela, ha scelto di ascoltare la pancia del suo potenziale pubblico.

Perchè cercare di crearsi una propria fan base, mostrando i propri contenuti e le proprie idee, se posso fare il processo inverso, ovvero partire da ciò che vuole il pubblico e dargli in pasto un prodotto preconfezionato e ottimizzato per far soldi? 

E qui il ragionamento diventa inattaccabile. La musica smette di esser arte, perde di spontaneità, ma diventa un’instantanea nitida e spietata della nostra quotidianità. Una realtà di marketing, di prodotti studiati a tavolino per raggiungere quanta più gente possibile e monetizzare (che sia tramite il web o alla vendita di biglietti per i concerti), perché alla gente bisogna dare dare quello vuole. E se vuole cinepattoni, bisogna dare i cinepattoni, perché negarlo?

E per favore, non paragoniamo Young Signorino al punk, come elemento di rottura. Il punk voleva essere una via di evasione e contrasto sociale dura e pura, qui invece siamo in una situazione di compiacenza, di conformità alla nuova generazione che avanza, andando a stuzzicare le più misere ambizioni e rendendole legittime, valide, ma ancor più inquietantemente facilmente realizzabili.

Quindi Young Signorino, alla fin fine, cosa sarebbe?

Personalmente, lo considero uno degli esperimenti commerciali meglio riusciti degli ultimi anni. Musicalmente non lo riesco ad apprezzare, perché non rientra nei miei gusti (il che non lo rende automaticamente qualcosa di inaccettabile, contrariamente a quanti molti sembrano pensare), ma non posso che sentirmi incuriosito e parzialmente ammirato nella gestione del personaggio.

Insomma, uno che incassa più pollici versi che a favore su Youtube e continua comunque ad esser al centro dei discorsi di internet da più di un mese, profeta del parlatene male purché ne parliate, che anziché sentirsi schiacciato se ne esce con un altro brano ancora più allucinato, non può che incuriosire, per vedere fin dove può spingersi, ma soprattutto quanto seguito possa raccogliere.

E alla fine tornerò a sentirmi i Queen e Bowie, leggendo i commenti di chi estaticamente inneggia alla bellezza di Young Signorino, ripensando a quando io passavo i pomeriggi a sentire un comico che cantava di come spostare una macchina.

 

Annunci

Rispondi