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LA TURCHIA OGGI: INTERVISTA AL GIORNALISTA TURCO MURAT CINAR

Murat Cinar

 

 

 

La Turchia, da tempo in stato di emergenza, si sta preparando ad affrontare un esame importante e decisivo alle prossime elezioni legislative del 24 giugno. E’ diventata, inoltre, la più grande prigione al mondo dei giornalisti. Come è cambiata la Turchia con Erdogan? Come è cambiata la vita del popolo curdo, in modo particolare delle donne?

Murat Cinar, giornalista e scrittore turco, segue dall’Italia quanto accade nel suo paese e ci fornisce un’analisi precisa della situazione turca dal 2011 ai giorni nostri.

 

È in Italia da ben 17 anni. Da 8 anni scrive del suo Paese su diversi media definendosi un giornalista in bilico tra l’Italia e la Turchia. Come è cambiata la Turchia da quel lontano 2011 ad oggi?

Sul cambiamento che ha subito la Turchia ci sarebbero tante cose da dire ed approfondire. Con il mio primo libro ho raccolto i più significativi articoli che ho scritto in questi anni e l’ho intitolato in modo che potesse essere d’aiuto per chi volesse capire di più sul cambiamento: “Una guida per comprendere la storia contemporanea della Turchia”. Con il secondo libro in collaborazione con Deniz Yucel, ho riassunto in meno di cento pagine tutto ciò che è successo dal 2014 fino ad oggi. In due battute molto semplici posso dire che oggi ci troviamo di fronte ad una Turchia sempre più devastata, conservatrice, violenta, saccheggiata, impoverita, consumata, polarizzata al suo interno ed isolata a livello internazionale. Va anche sottolineato un altro punto importante. Siamo di fronte ad una società civile che resiste in modo pacifico e compatto, nonostante tutto.

 

Erdogan al potere da 15 anni, è diventato il leader più longevo nella storia della Turchia repubblicana superando il suo fondatore Mustafa Kemal Ataturk. Quali ripercussioni ci sono state dal punto di vista economico?

Il disegno politico ed economico che governa il Paese tuttora si basa su alcuni principi banali, vecchi e distruttivi. Stiamo parlando di una cultura politica ed economica fortemente anticomunista, a favore del libero mercato ma in modo sfrenato e senza regole. Dalle privatizzazioni che sono diventate dei saccheggi fino al consumo sfrenato del suolo pubblico e delle risorse naturali, in Turchia si sperimenta un sistema economico devastante. La disoccupazione è in crescita, la moneta turca perde sempre di più il suo valore, l’inflazione è in aumento, la sanità sempre più cara e la benzina raggiunge prezzi insostenibili. Per fermare il declino e di conseguenza per non perdere il consenso popolare il governo si rivolge alle privatizzazioni, agli scudi fiscali, all’iniezione di denaro a provenienza sconosciuta e debiti presso le banche straniere. Ovviamente non mancano i sussidi e lavori socialmente utili. Per concludere bisogna anche tenere conto della manipolazione mediatica che fa sembrare tutto liscio e funzionante.

Se per alcuni si tratta di un Paese “ricco” ed in crescita, per altri si tratterebbe di una situazione molto negativa o “apparentemente” normale. La differenza socio-economica tra le città, i quartieri e le persone è sempre più evidente ed aggressiva.

 

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Il leader turco Erdogan

La libertà di stampa è sotto attacco. La Turchia è considerata la più grande prigione dei giornalisti al mondo. Il 3 maggio scorso, in occasione della giornata dedicata alla libertà di informazione, la Federazione Nazionale della Stampa e Amnesty International, hanno ricordato tutti i colleghi turchi in carcere. Qual è la situazione ad oggi?

“Brucia chi tocca” diceva Ahmet Sik, giornalista di sinistra che in meno di 15 anni ha trascorso più di 2 anni della sua vita in isolamento. I dati sono lampanti e risaputi ormai. Gli oppositori, di ogni tipo, perdono il lavoro oppure finiscono in carcere. Per parecchi sono in atto le denunce oppure i processi. Chi è fuori vive nella paura e rischia di rimanere senza lavoro.Certamente è un elemento molto importante il passaggio di proprietà che è avvenuto e avviene tuttora nel mondo dei media. Dalle mani di piccoli imprenditori alle mani delle aziende edili vicine al governo.

Come si può contrastare la censura, in nome dell’informazione e della verità, in una situazione così critica? 

Ogni tentativo è buono. Ognuno lavora e produce come può per sensibilizzare le persone e per creare dei ponti di solidarietà. La censura in Turchia non è presente soltanto nel mondo mediatico ma anche in quello politico ed accademico. Senz’altro a livello locale ci sono mille tentativi per divulgare l’informazione corretta, la conoscenza scientifica ed esercitare il diritto all’espressione.

Qual’ è attualmente la realtà delle donne curde?

La condizione delle donne, in generale, è difficile in Turchia. È sempre in crescita la cultura sessista, maschilista, omofobica, transfobica e conservatrice. Questa situazione è la conseguenza delle politiche di un governo che proviene da un percorso ideologico del genere. Ovviamente i cambiamenti radicali nel sistema scolastico hanno contribuito molto a questo fatto. Stiamo parlando di una società che è stata sempre il laboratorio delle politiche militariste, nazionaliste e religiose. Tutto questo crea una cultura collettiva maschilista che schiaccia in primis le donne poi i bambini e gli animali. Dunque in questo contesto è un elemento “peggiorativo” essere curdo ancora di più se si tratta di una donna curda. Tuttavia ripeto e sottolineo che si tratta di un problema che riguarda tutte le donne.

Il 18 aprile scorso, a seguito di un incontro con l’alleato Devlet Bahçeli, leader del MHP, Milliyetçi Hareket Partisi, Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che il prossimo 24 giugno, i turchi andranno alle urne per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. 18 mesi di anticipo rispetto alla data ufficiale del 3 novembre 2019. Come spiega questa scelta?

Secondo la dichiarazione di Bahceli ci sono alcune chiavi di lettura. In primis la paura di perdere le elezioni nazionali previste per il 2019. Questa paura nasce dalla possibilità di perdere quelle amministrative del 2018. Quindi secondo Bahceli se la nuova coalizione subisse una sconfitta nelle amministrative potrebbe perdere anche quelle nazionali. Per questo motivo avrebbe deciso di anticipare le elezioni sfruttando il sostegno popolare che c’è ancora per questi due partiti. In secondo luogo, sempre secondo Bahceli, le condizioni economiche e la situazione internazionale non sono in un buono stato. Le cose possono peggiorare ed è meglio incassare un nuovo mandato per 4 anni e garantire il governoship fino al 2022. Dietro le quinte credo, ci siano due motivazioni non troppo diverse da quelle espresse da Bahceli: il calo del sostegno popolare per il partito al governo (per numerosi motivi) e la crisi economica che si fa sentire sempre più evidente, presente e forte.

Cosa cambierà dopo l’approvazione, a marzo, della nuova legge elettorale?

Si apre la strada della possibilità di fare coalizioni ed indicarle sulla scheda. Una cosa che non era prevista nella legge precedentemente. Questo cambiamento è stato ideato e proposto dalla nuova alleanza governativa. Il cambiamento legislativo sembra abbia l’obiettivo di far vincere le elezioni al governo attuale. La candidabilità è stata abbassata ai 18 anni. Il presidente del seggio sarà sicuramente un impiegato statale e per questo si teme della presenza delle persone non bipartisan. Con la nuova legge diventa legale ed accettabile la scheda senza vidimazione ma con la filigrana. Nell’ultimo referendum questo punto è stato decisivo. In diversi seggi sono apparse migliaia di schede non vidimate ma sono state prese in considerazione.

L’opposizione turca sembra non essere rimasta a guardare le ultime mosse del Presidente Erdogan. Oltre alla lady di ferro Meral Aksener, la più temuta, sono altri tre i candidati alla presidenza: il leader dell’opposizione socialdemocratica Muharrem Ince, quello curdo Selahattin Demirtas, il leader islamista del Partito della felicità Temel Karamollaoglu. Cosa prevede?

Dietro ogni notte buia è nascosta una mattina di sole. Credo che questo paese abbia tutte le forze e potenzialità per costruirsi un futuro migliore. Il futuro che parecchi cittadini sognano e desiderano è quello giusto, equo e migliore. Vinceranno coloro che sono stati oppressi, emarginati, esclusi e sfruttati. Abbasso il tiranno e viva la libertà.

 

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