CULTURA

NATE SOTTO IL SEGNO DEI GEMELLI

Gemini è il terzo segno dello zodiaco ed è dominato dal pianeta Mercurio.

Le persone nate sotto il segno dei gemelli amano comunicare, hanno infatti uno spiccato talento nella comunicazione sia verbale che scritta, e sono inclini al mondo intellettuale, cercano sempre di esplorare posti e persone in cerca di informazioni.

Una delle caratteristiche principali di questo segno tanto volubile, quanto intrigante, è la curiosità. Elemento che li induce a coltivare le proprie relazioni interpersonali e a sviluppare l’innata convivialità.

Motivo per cui sono sempre in movimento, svolgono innumerevoli attività e sono alla continua ricerca di novità.

Questo aspetto così “mentale” del segno fa, spesso, passare in secondo piano il lato emotivo delle relazioni, ma in alcune occasioni risultano essere ugualmente affettuosi e amabili. A volte la loro espansività può essere fraintesa come una macchinazione, ma i gemelli generalmente hanno il cuore puro.

Quali eroine sono nate sotto questo carismatico segno?


ISADORA DUNCAN

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27 maggio 1877 – 14 settembre 1927, Stati Uniti

Donna emancipata ha vissuto la sua intera vita controcorrente e fuori da ogni schema, in anticipo sulle mode e sui tempi viene considerata la fondatrice della danza moderna.

Ha trascorso la sua infanzia tra brani di musica classica suonati dalla madre, insegnante di pianoforte. Fondamenti della sua educazione sono stati la libertà e l’indipendenza. Motivo per cui viene considerata il punto di rottura nei confronti della danza accademica, di cui aborriva le convenzioni e le posizioni artificiali, e introducendo nelle sue esibizioni abiti leggeri e semplici, ballando a piedi scalzi e sciogliendo i capelli. Donando al mondo intero una nuova concezione di danza teatrale.

Le sue prime esibizioni, svoltesi negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento, non furono molto apprezzate, al contrario suscitarono grande interesse e curiosità in tutta Europa.

Alla base della danza di Isadora c’era la connessione tra il movimento e il ritmo della natura. Ciò che cercava di riprodurre era l’onda, un movimento che simboleggia la ciclicità e l’energia della natura, che continuamente si rigenera. In gran parte la sua danza è ispirata dall’arte greca, dai forti sentimenti di passione, dalla forza rigeneratrice della musica e dal rapporto con la natura.

Naturalmente portata per l’insegnamento fondò diverse scuole di danza, in Germania, a Parigi e perfino in Russia, costretta però a chiudere a causa dello scoppio della prima guerra mondiale.

La sua morte fu tragica: le frange della sciarpa che indossava si incastrarono nei raggi della ruota della vettura su cui salì, e non appena l’auto partì la strangolarono spezzandole l’osso del collo.


MARILYN MONROE

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1 giugno 1926 – 5 agosto 1962, Stati Uniti

«Non piangere mai per un uomo, ti si sbava il trucco. Ed il mio mascara vale più di uno stupido maschio»

Marilyn Monroe

Considerata un’icona di stile e bellezza, nonostante siano trascorsi 56 anni dalla sua scomparsa, la sua storia continua ad affascinare proprio tutti.

Nasce sotto il nome di Norma Jeane Baker Mortenson. La madre è una donna affetta da gravi disturbi mentali, che la costringono a frequenti ricoveri e non le consentono di prendersi adeguatamente cura della piccola Norma, motivo per cui viene data in adozione a sei settimane di vita.

La sua infanzia è travagliata: si svolge tra orfanotrofi e continui affidi, in uno stato di totale isolamento affettivo. Motivo per cui, si presume, che il suo primo matrimonio sia avvenuto in giovane età.

Infatti, a soli sedici anni, convola a nozze con il ventunenne James Dougherty. Il matrimonio dura solo 4 anni.

Ed è proprio in questo periodo che Norma diventa Marilyn, grazie al fortunato incontro con il fotografo David Conover, impegnato a documentare il lavoro femminile nel periodo bellico per la rivista Yank. Sede del documentario è la fabbrica produttrice di paracaduti dell’aeronautica, in cui lavora Norma.

Il fotografo la convince ad intraprendere la professione di modella e seguire delle scuole specifiche.

Nel 1946 Norma divorzia da James e posa per il fotografo André De Dienes, che invia i suoi scatti Emmeline Snively, direttrice della più importante agenzia pubblicitaria di Hollywood. Gli scatti fanno il giro del mondo e sono già tutti pazzi di lei.

È la Snively a convincerla a farsi bionda e a guidarla in questo nuovo mondo, ancora scoosciuto per lei. Le insegna come sorridere difronte ad un obiettivo e come modulare la voce raggiungendo la giusta tonalità.

Questo rappresenta il momento in cui la sua vita cambiò radicalmente per diventare leggenda.


ANNE FRANK

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12 giugno 1929 – mese imprecisato del 1945, Germania

La storia di Anne Frank è nota al mondo intero per il suo Diario, che scrisse in clandestinità per sfuggire alla reclusione nei campi di concentramento nazisti.

Anne proviene da una famiglia tedesca molto agiata, vive parte della sua infanzia a Francoforte, ma a causa delle leggi razziali emanate da Hitler, nel 1933 la famiglia Frank è costretta a trasferirsi ad Amsterdam.

Il padre della giovane, Otto Frank, riesce a trovare lavoro come dirigente nella filiale dell”azienda tedesca Opekta; mentre la madre, Edith Frank, continua ad occuparsi dell’educazione delle sue due figlie, Anne e la primogenita Margot Betti.

La situazione precipita nel 1940 quando, a seguito dell’occupazione tedesca dei Paesi Bassi, la famiglia Frank resta intrappolata ad Amsterdam.  Sfuggire ai rastrellamenti è sempre più difficile, inoltre giunge la lettera di convocazione in un campo di lavoro per Margot. Se la ragazza non si fosse presentata spontaneamente, l’intera famiglia Frank sarebbe stata arrestata.

Otto Frank, quindi, decide di nascondersi insieme alla famiglia in un alloggio ricavato nel retro della sua fabbrica, nella Prinsengracht 263, accogliendo anche Hermann van Pels con la moglie e il figlio sedicenne Peter e, poco dopo, il dentista Fritz Pfeffer.

È nell’alloggio segreto che Anne lavora alla stesura del suo diario, che si presenta come un epistolario indirizzato ad un’amica immaginaria. Qui annota pensieri e riflessioni intime, racconta minuziosamente la quotidianità della reclusione, la paura della guerra, i suoi sentimenti per Peter, il conflitto adolescenziale con i genitori e i suoi desideri futuri, tra cui quello di diventare una scrittrice una volta tornata la pace e pubblicare il suo diario come testimonianza storica in merito ai fatti accaduti durante il secondo conflitto mondiale.

Il 4 agosto 1944 è l’inizio dell’epilogo: in seguito alla soffiata di un informatore fatta alla Sicherheitsdienst, il gruppo viene arrestato e deportato ad Auschwitz. Anne e la sorella Margot verranno poi trasferite a Bergen-Belsen, dove moriranno di tifo.

Otto Frank è l’unico degli otto clandestini a sopravvivere alla guerra. Una volta tornato ad Amsterdam e aver appreso dell’esistenza del diario, decide di esaudire il desiderio della figlia impiegando tutti i suoi sforzi nella pubblicazione dello stesso.


AUNG SAN SUU KYI

Aung San Suu Kyi meets with newly appointed minister

19 giugno 1945, Birmania

Politica birmana e premio nobel, da sempre in prima linea per la liberazione del paese dalla dittatura e paladina della democrazia.

Figlia del generale Aung San, eroe nazionale che avviò la Birmania verso l’indipendenza dalla Gran Bretagna, e di Ma Khin Kyi, ex-ambasciatrice in India

La sua storia come attivista politica ha inizio una sera di marzo del 1988, quando nella sua casa di Oxford riceve una telefonata in cui le comunicano che la madre è gravemente malata e lei decide di rientrare in Birmania per assisterla.

Tornata nel suo paese, sotto la decennale dittatura militare, decide di fondare il suo partito: la Lega Nazionale per la Democrazia e nel 1990 si candida all’opposizione.

Nonostante le minacce e i brogli elettorali, Aung San Suu Kyi, “The Lady” per il suo popolo, vince le elezioni. Nonostante ciò la giunta militare invalida il verdetto della giuria popolare e inizia il calvario di arresti per l’attivista.

Infatti per tutto il periodo degli arresti domiciliare viene privata di ogni contatto con l’esterno, ma non perde occasione per mantenere vivo l’interesse per le questioni politiche riguardanti il suo paese.

Nel 1991 per la sua lotta non-violenta riceve il premio Nobel per la pace, ma non può lasciare la Birmania per ritirarlo. Decide di utilizzare il premio per costruire nel suo Paese un sistema di istruzione e sanitario a favore del popolo.

Dopo cinque anni passati agli arresti domiciliari, le viene permessa la semilibertà, ma non le è consentito lasciare il paese; motivo per cui non rivedrà mai più il marito che, colpito da un cancro, muore nel 1999.

A seguito delle continue e forti pressioni dell’opinione pubblica mondiale e dell’ONU, nel 2010 terminano i suoi arresti domiciliari e all’inizio del mese di aprile del 2012 viene eletta ed ottiene un seggio in parlamento.

Pur non potendo mai diventare capo di stato per i precetti Costituzionali che impediscono a chi ha figli stranieri di ricoprire questa carica politica, la sua lotta verso l’ottenimento della democrazia in Birmania non si arresta.


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Copertina, 1, 2, 3, 4

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