ATTUALITÀ

LE NUOVE FRONTIERE DELLA PROFESSIONE OSTETRICA. INTERVISTA ALLA DOTT.SSA ANNA DOMENICA MIGNUOLI

La salute della donna durante la gestazione e nel puerperio è argomento che fa molto discutere, specie in un periodo – come quello attuale – in cui si assiste ad una sempre più stringente necessità di sensibilizzare le coscienze rispetto ad argomenti sui quali si concentra l’attenzione dell’opinione pubblica.

Nell’ambito della gravidanza ed al momento del parto assistiamo spesso ad una eccessiva medicalizzazione che mal si concilia con l’effettiva e piena esplicazione del diritto all’autodeterminazione della gestante e con la possibilità per la donna di esplicare le proprie competenze innate nel compimento di un evento del tutto naturale, qual è quello della maternità.

Il percorso nascita vede le donne sempre più esposte a pratiche assistenziali e mediche del tutto inappropriate, nonché spogliate di quelle conoscenze che dovrebbero essere loro inculcate ed implementate per condurre ogni donna ad una scelta consapevole.

In questo la figura professionale dell’ostetrica può fare la differenza; può agevolare il perseguimento di obiettivi di uguaglianza assistenziale per tutte le donne, senza distinzione di età, nazionalità, ceto sociale, livello economico, grado di istruzione; può contrastare il disempowerment della donna rispetto all’esperienza della maternità e consentire, in tal modo, il perseguimento di finalità di sostegno e promozione della cosiddetta “nascita naturale”.

MetisMagazine ha intervistato per i suoi lettori la Dott.ssa Anna Domenica Mignuoli, Presidente dell’Associazione Dall’Ostetrica e ferma sostenitrice del diritto della gestante di scegliere, con una adeguata informazione e con la giusta consapevolezza, quale sia – in condizioni fisiologiche ordinarie della gravidanza – il modo migliore (e quale il luogo più giusto) per compiere il gesto d’amore che cambierà irreversibilmente la vita di ogni donna. Da tale momento nascerà una madre, con tutto quel che ne consegue!

Buongiorno Dott.ssa Mignuoli. Come nasce e di cosa si occupa l’associazione Dall’Ostetrica?

Dall’Ostetrica nasce dalla volontà di sei amiche e colleghe che dopo un’esperienza trentennale nell’ambito della salute della donna  a tutto tondo, dalla nascita alla rinascita, decidono di mettere insieme le proprie competenze, al fine di supportare le donne in tutte le fasi della vita e contribuire alla demedicalizzazione della nascita. La formazione delle giovani ostetriche rientra tra le attività previste oltre alla ricerca in ambito ostetrico. La scelta del nome ricade sull’importanza di ricostruire l’alleanza tra la donna  e l’Ostetrica, da sempre figura vicino alle donne.

Qual è e come viene riconosciuto il ruolo delle ostetriche nell’attuale panorama legislativo e nel contesto ospedaliero, in particolare nelle strutture del Sud Italia?

L’ostetrica/o è il professionista sanitario abilitato e responsabile dell’assistenza ostetrica, ginecologica e neonatale; la sua attività si fonda sulla libertà e l’indipendenza della professione.

Le attività riconosciute all’ostetrica sono quelle  acquisite nel percorso formativo teorico e pratico (laurea in  Ostetricia) e che,  a loro volta,  rispecchiano  le competenze previste nel  profilo professionale (DM 740/94) e nel codice deontologico dell’ostetrica/o.

Con l’entrata in vigore della legge n. 42 “Disposizioni in materia di professioni sanitarie” l’ostetrica ha perso la denominazione di professione sanitaria ausiliaria per divenire professione sanitaria.

In questa Legge  si riconoscono  i  tre diritti fondamentali  di una professione intellettuale:
1. l’autonomia decisionale,
2. l’indipendenza culturale e operativa
3. la responsabilità professionale.

Per quella che è la mia esperienza posso dire che nonostante l’autonomia della professione sia ben riconosciuta dal punto di vista legislativo, ancora non lo è nella pratica, soprattutto al sud dove c’è ancora parecchio da lavorare; in primis devono essere consapevoli le stesse ostetriche del proprio ruolo.

Quali sono le maggiori problematiche o le perplessità che si registrano in merito alle donne che portano a termina una gravidanza?

Dall’indagine campionaria riguardante il percorso nascita condotta nelle province di Cosenza e Reggio Calabria, è emerso che l’81% delle donne intervistate non ha avuto alcun problema in gravidanza. Ma le donne, soprattutto alla prima gravidanza, sono assalite da mille dubbi e paure, determinate dalla scarsa conoscenza di quanto sta accadendo.

Si può partorire bene ed in sicurezza solo nel contesto ospedaliero o vi sono alternative? Ed in tale ultimo caso quali sono le opzioni che le donne possono esercitare?

A dicembre 2014 sono state emesse dal NICE, National Institute for Health and Care Excellence le linee guida dal titolo “Cure Intraparto: come prendersi cura delle donne in salute e dei loro bebè durante il parto”.

Uno tra i più accreditati organismi europei che si occupa di salute pubblica afferma che i professionisti sanitari dovrebbero suggerire il parto in casa maternità o in casa come il modo più sicuro di nascere per mamma e bambino.

Le donne possono scegliere il parto in casa, ma il sistema sanitario non prevede l’assistenza al parto in casa, pertanto le spese sono a totale carico della donna. Solo poche regioni in Italia prevedono il rimborso, in parte, del parto a domicilio.

Cosa ci dice allora del parto in casa? Quali sono secondo Lei i vantaggi, se ve ne sono, e quali i limiti? Si può fare sempre e quali difficoltà oggettive si incontrano nell’abbracciare una scelta del genere?

La gravidanza non è una malattia, pertanto per le  donne con gravidanza a basso rischio non ci sono evidenze di benefici materni e neonatali per la nascita in sala parto, oggi caratterizzata da troppi interventi ostetrico-ginecologici in fase di travaglio, divenuti routinari, ma spesso inappropriati. L’importante è che la donna sia ben informata affinchè possa scegliere il luogo che lei ritiene più sicuro. L’ospedale diventa fondamentale per le donne che presentano fattori di rischio e/o patologie, oppure nei casi in cui le donne lo scelgono.

Come si è attivata la Regione Calabria in merito alla possibilità di riconoscere il diritto delle donne di partorire dove ritengono più opportuno?

La Regione Calabria si è attivata in seguito alla sollecitazione degli Ordini delle Ostetriche e delle associazioni in rappresentanza di donne e bambini, al fine di riconoscere il diritto delle donne di poter scegliere il luogo del parto, così come avviene in Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Marche e Trentino Alto Adige.

Lo studio realizzato in Calabria sul percorso nascita, ha fatto emergere una eccessiva medicalizzazione, troppe sono ancora le pratiche non raccomandate, tra queste, la manovra di kristeller (44%), l’episiotomia (48,5%), il taglio cesareo ( 36,7%).

Proporre una legge che riconosca il diritto di scelta delle donne significa anche portare al centro dell’agenda politica la salute delle donne, delle bambine e dei bambini.

Perché le donne oggi non allattano i loro bambini? Impossibilità, mancanza di volontà o cos’altro?

Dalla ricerca è emerso che l’87% delle donne ha manifestato la volontà di allattare al seno il proprio figlio; al sesto mese dalla nascita, periodo consigliato dall’OMS e dall’UNICEF, allatta invece in  maniera esclusiva solo il 3% delle donne.

La questione allattamento è complessa perché coinvolge l’intera comunità, una donna che allatta ha bisogno di informazione, ma soprattutto di sostegno.

Cosa si intende per Ospedale Amico del Bambino e come si ottiene questo particolare riconoscimento?

L’iniziativa “Insieme per l’Allattamento: Ospedali & Comunità Amici dei Bambini uniti per la protezione, promozione e sostegno dell’allattamento materno” è una iniziativa dell’UNICEF. Le strutture sanitarie interessate a ottenere questo riconoscimento devono seguire gli Standard per le Buone Pratiche per gli Ospedali, che comprendono il rispetto del Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno siglato nel 1981 e le successive pertinenti risoluzioni della Assemblea Mondiale della Sanità, in particolare laddove si invitano le strutture sanitarie a non accettare forniture gratuite o a basso costo di latte artificiale, biberon e tettarelle.

 

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