CULTURA

C’ERA UNA VOLTA…LA MACCHINA DA SCRIVERE

Era il 23 luglio del 1829 quando veniva per la prima volta presentata agli occhi del mondo quella che in apparenza sembrava essere una semplicissima scatola di legno con una leva all’estremità che, come per magia, imprimeva su carta delle lettere, minuscole e maiuscole. In quello stesso  giorno l’umanità scopriva uno strabiliante marchingegno che avrebbe cambiato per sempre il mondo della scrittura: era nata la macchina da scrivere. 

burt_typographerSotto il nome di Typographer, titolo originale del brevetto, un inventore americano William Austin Burt, presentava il  primo modello di macchina da scrivere realizzato in America. Questo modello, però, fu più volte revisionato nel corso degli anni a causa della sua lentezza e con lo scopo per l’appunto di velocizzarne il processo di scrittura.

Con il tempo Burt perse interesse per il progetto così, solamente un anno dopo dalla presentazione del brevetto, ne vendette i diritti. Nonostante il fallimento del primo brevetto, il Typographer rimase una tappa fondamentale per la scrittura nonché fonte d’ ispirazione per le future macchine da scrivere. 

Ma le origini di questo sensazionale congegno rimangono incerte perché ci furono molti altri inventori che cercarono di farla passare come una propria idea. Tra tutti coloro che hanno cercato di attribuirsene la paternità troviamo l’italiano Giuseppe Ravizza, che ( secondo alcuni)  fu l’unico a brevettarla.

Nel 1846 Ravizza fece un primo tentativo a scopi umanitari, creando una macchina che permettesse ai ciechi di poter scrivere. La chiamò cembalo scrivano, dato che somigliava all’omonimo strumento musicale. Ma prima di Ravizza, anche Agostino Fantoni, nel 1802, aveva creato uno strumento simile.

A quanto pare furono oltre 52 gli inventori che in luoghi e tempi diversi, crearono  tipi differenti di macchina da scrivere.

Un ruolo importante nella storia delle macchine da scrivere è stato sicuramente occupato da due società ormai note ai più: la Remington e la Olivetti. 

Nel 1867 Christopher Sholes, Carlos Glidden e Samuel Lewis inventatarono un’altra macchina per scrivere che fu la prima a  consentire ad un dattilografo di essere più veloce di uno scrivano. Il brevetto (US 79265) fu venduto per 12.000 dollari a Densmore e Yost, che fecero un accordo con E. Remington and Sons (già famoso come produttore di armi), per commercializzare quello che era conosciuto come il Sholes e Glidden Type-Writer.

Remington iniziò la produzione della prima macchina da scrivere il 1 ° marzo 1873 a Ilion, New York. Con il modello  Remington No. 2 del 1878  raggiunse la notorietà perché fu la prima ad avere una  tastiera QWERTY precedentemente progettata da Sholes.

Remington 2

La storia della Olivetti, inveceinizia nel 1908, quando il suo fondatore, Camillo Olivetti, un ingegnere di Ivrea di origine ebraica, dopo essersi occupato per diversi anni della loro commercializzazione, progettò la sua prima macchina da scrivere, la Olivetti M1.

Macchina_per_scrivere_a_martelletti_portacaratteri_-_Museo_scienza_tecnologia_Milano_08919_02

Fu durante gli anni della prima guerra mondiale che iniziò il successo della Olivetti, con la M20, macchina da scrivere con la quale l’azienda riuscì a battere la concorrenza più sulla qualità che sul prezzo.

Tra le più note dell’azienda ricordiamo la ”Lettera 32”, tra le venti macchine da scrivere che hanno fatto la storia della letteratura, famosa per esser stata il mezzo di grandi opere di scrittori e giornalisti.

olivetti macchina da scrivere lettera 32 2018-07-05 alle 17.30.43

Quella della macchina da scrivere è una storia senza tempo; lunghissimo è il percorso intrapreso da questa straordinaria ed ingegnosa invenzione che cambiò le sorti della scrittura, prima in America e poi nel resto del mondo, che sembrerebbe essersi arrestato unicamente con l’avvento di tecnologie moderne come, ad esempio, i computer.

Una storia che continua ancora oggi ad affascinare non solo coloro che possono raccontare di averne posseduta una ma anche chi, sovrastato dalle moderne tecnologie, ne subisce il fascino, un fascino vintage e di intramontabile valore.

Un tesoro prezioso che profuma di antico che ci fa fantasticare su aneddoti di antecedenti proprietari che hanno battuto su di essa chissà quali capolavori.

 

 

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