CULTURA

THÉODORE GÉRICAULT E LA ZATTERA DELLA MEDUSA: IL NAUFRAGIO DELLA SOCIETÀ ODIERNA

Théodore Géricault è un artista francese molto noto. È infatti il terzo maggior esponente del romanticismo pittorico francese. Giovanissimo si trasferisce con la famiglia a Parigi, studiando presso gli ateliers di Horace Vernet e Pierre Guérin, esercitandosi a copiare opere dei grandi maestri del ‘500 e del ‘600, da Raffaello a Tiziano, da Rubens a Caravaggio.

Tra il 1816 ed il 1817 si reca anche in Italia, approfondendo l’arte dello straordinario Michelangelo Buonarroti e, una volta tornato a Parigi, si dedica alla sua famosissima opera, la “Zattera della Medusa”.

Per questa tela l’artista trasse ispirazione da un terribile fatto di cronaca che aveva turbato fortemente la collettività in quel periodo storico: il naufragio – avvenuto il 2 Luglio del 1816 – della Medusa, una nave ammiraglia che trasportava civili e soldati verso la colonia del Senegal. In seguito alla tragica avaria, un centinaio e mezzo di persone salirono su una zattera che per tantissimi giorni andò alla deriva, in un crescendo di episodi orribili e disumani, tra cui anche il cannibalismo. La nave che era corsa in soccorso, la Argus, all’arrivo riuscì infatti a recuperare solo una quindicina di superstiti.

I politici dell’epoca tentarono di zittire le critiche relative all’inadeguatezza dei soccorsi, ma due dei sopravvissuti, dopo aver chiesto inutilmente un risarcimento per i danni subiti, scrissero un duro resoconto dell’accaduto, suscitando indignazione e scalpore in tutta Europa.

Géricault, che aveva preso in locazione uno studio appositamente per dedicarsi all’opera, fu per lungo tempo indeciso su quale scena rappresentare. Dopo numerose valutazioni, decise di raffigurare uno dei momenti meno spaventosi, ma più inquietanti emotivamente: l’arrivo dei soccorsi.

È in questo frangente che si riscopre la speranza, ma anche la grande disperazione in cui i naufraghi cadono quando la nave sparisce.

Ciò che inizialmente, d’impatto, cattura lo sguardo è un anziano che siede affranto tra corpi senza vita.

Dietro di lui alcuni sopravvissuti in piedi guardano attenti verso l’orizzonte che un compagno di sventura indica; altri ancora, in un groviglio di corpi, si dimenano, ormai privi di forze, rianimati da un sottile filo di speranza.

Addirittura c’è chi riesce a trovare l’ultimo briciolo di vigore per aiutare un africano a salire su un barile affinché possa sventolare in alto una camicia scura per chiedere aiuto all’equipaggio della Argus.

Ma le onde sono alte, come la tensione di questa piramide umana che – nell’agitarsi delle acque – finisce per riuscire a non distinguere quasi più l’imbarcazione della salvezza.

Dipingendoli in questo modo, Géricault attribuì alla condizione dei naufraghi un significato sempre attuale, che trasformò un dramma dell’epoca in un episodio di cronaca senza tempo.

Divenne, pertanto, motivo di riflessione per molti, che iniziarono a porsi domande su questioni croniche come l’eroismo, la disperazione, la speranza e la sofferenza.

Un tema sicuramente ancora molto vivo e toccante: gli europei di oggi, pronti a soccorrere migliaia di migranti in arrivo dal continente nero, su barconi sgarrupati, carichi di gente densa di aspettative che sogna una vita migliore che, spesso, nemmeno si realizza.

Donne, uomini, bambini. Occhi saturi di afflizione e sconforto e corpi smunti ed abbattuti da ore di viaggi estenuanti, che molto frequentemente si trasformano in tragedia.

Quella dei morti in mare di Géricault, custodita attualmente al Louvre di Parigi, è oggi, più che mai, la rappresentazione di un disastro perpetuo che tiene sempre più desta la solidarietà mondiale, riguardandoci tutti da vicino.

Info Copyright:

Il pARTicolare. Théodore Géricault, “La Zattera della Medusa”

La zattera della Medusa, il capolavoro di Théodore Géricault presente al Louvre di Parigi

https://www.wikiart.org/en/theodore-gericault

LA ZATTERA DELLA MEDUSA DI THEODORE GERICAULT

Théodore Géricault - The Raft of the Medusa, Sketch [1818]

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