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VERTICE USA – ITALIA: IL 30 LUGLIO TRUMP INCONTRERÀ IL PREMIER CONTE

Il 30 Luglio prossimo alla Casa Bianca si svolgerà il meeting tra il presidente USA, Donald Trump, e il primo ministro italiano Giuseppe Conte. I temi che i due politici toccheranno saranno molti e variegati, stando alle prime indiscrezioni. Si parlerà di migranti in senso lato, non solo quelli trasportati dalle navi che solcano il Mare Nostrum, si discuterà di guerra, Afghanistan e Iraq.

Tutti temi di rilevanza internazionale e di grande appeal mediatico, soprattutto per la fascia di sostenitori dei due leader politici. Acceso è, inoltre, il dibattito tra i confini di casa nostra, proprio sul tema migranti che continua a dividere l’opinione pubblica e, forse, anche il parlamento.

A confermarlo sono anche le ultime dichiarazioni di Roberto Fico, presidente della camera dei deputati che, durante la visita del 30 Giugno all’hotspot di Ragusa ha dichiarato alla stampa quanto segue: “L’Europa deve farsi carico dei flussi migratori. E l’Italia non può tirarsi indietro ed è qui che vanno aiutate le persone. I libici hanno bisogno anche del supporto di qualche nave delle Ong coordinate sempre dalla Guardia Costiera”. Fico conclude dicendo una cosa importante e sicuramente in contrasto con la linea dura dell’alleato Salvini: “I porti non li chiuderei, servono cuore e testa“. Interessante è anche l’opinione di Fico riguardante la destinazione e la regolamentazione in entrata dei migranti: “Bisogna trovare nuovi sistemi di entrata dei migranti nel nostro Paese. Se ad esempio abbiamo bisogno di braccianti per le nostre campagne. Bisogna puntare su accordi bilaterali con alcuni paesi africani come il Mali per far arrivare come lavoratori stagionali queste persone. Ci vuole un approccio solidale e lungimirante con l’immigrazione ma è l’Europa tutta insieme che deve fare la sua parte”.

Ma, a parte questa breve parentesi sulla situazione italiana di questi giorni riguardante la questione migranti, sul tavolo del vertice bilaterale tra Conte e Trump ci sarà anche (e soprattutto) una questione di mobilitazione internazionale. Si riqualificheranno le competenze e le priorità dell’Italia in ambito NATO, come conferma una nota di Palazzo Chigi. Ma, cosa si intende per questo? L’Italia sarà effettivamente parte attiva delle missioni NATO in Iraq e Afghanistan?

La questione non è semplice soprattutto per il quadro politico in cui siamo stati proiettati. Da un lato il vice premier Di Maio si è da sempre mostrato perplesso nei confronti delle missioni NATO che hanno coinvolto il nostro paese in posti caldi. Dall’altro lato questa nuova classe dirigente politica ci ha abituati, in breve tempo, a dei repentini cambi d’umore e opinione.

Come si può leggere nel contratto M5S-Lega, i sottoscriventi hanno dichiarato che “è opportuno rivalutare la nostra presenza nelle missioni internazionali sotto il profilo del loro effettivo rilievo per l’interesse nazionale”. Questa trascrizione, però, non è atta a fugare alcun dubbio poiché duale è il significato che ad essa può attribuirsi. Non ci resta che attendere ulteriori sviluppi e delucidazioni in merito.

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