CULTURA

MACERIE PRIME – DISOCCUPATI E INFELICI NEL GRAPHIC NOVEL DI ZEROCALCARE

Macerie Prime è l’ultima fatica letteraria nata dalla matita e dal genio di Michele Rech, alias Zerocalcare. Diviso in due volumi (Macerie Prime e Macerie Prime Sei Mesi Dopo), il graphic novel è una chiara e semplice critica alla precarietà della vita quotidiana di migliaia di giovani (italiani e non).

Partendo, come sempre, dalla periferia romana, Zerocalcare ci illustra come sia difficile stare dietro al mondo del lavoro e, anche delle aspettative di una famiglia, quella di origine e quella di arrivo. Nascono figli, muoiono le illusioni per il futuro e i soldi non bastano mai per arrivare a fine mese. Si studia, si cerca di migliorare ma questo non basta mai in una società dove la meritocrazia è messa da parte e il primo “fancazzista” di turno è pronto a prendere il nostro posto per un lavoro per il quale non si è qualificati.

Estremizzando le situazioni, Rech cerca di proporci non delle soluzioni ma delle riflessioni senza un fine ultimo. Ci presenta il quadro senza darci una interpretazione ultima se non quella rapportata alla fine, purtroppo, di tutte le speranze. Una vita senza più alcuna prospettiva per il futuro, una vita che nemmeno riusciamo a vivere giorno per giorno tanta è la precarietà anche dei pensieri e delle riflessioni su di essa.

Non ci sono progetti, non ci sono bandi di concorso che si possono vincere, non c’è dialogo tra i cittadini e le istituzioni che non fanno altro che mettere il bastone tra le ruote di chi non vuole guidare a fari spenti nella notte contromano in autostrada, ma vuole rispettare le indicazioni e i limiti di velocità. Persone che vorrebbero solo adeguarsi e far si che un minimo di gioia possa entrare nelle loro vite per garantirsi un futuro accettabile, non migliore, non peggiore, ma solo vivibile.

Zerocalcare ci parla delle macerie della nostra società decadente e già decaduta. Ci parla della sua condizione “privilegiata” in un mondo dove l’arte non paga, dove le qualifiche non bastano se non si ha una bella botta di fortuna. Non ci sono screzi che tengano, non ci si può fare la guerra poiché si vivrebbe solo in un circolo vizioso di piccole e squallide battaglie tra poveri.

Se la Bao Publishing, cavalcando l’onda del successo del noto autore Michele Rech, ha voluto produrre ben due volumi, la strategia di marketing ha funzionato in fatto di vendite ma non ha aggiunto né tolto niente ad un’opera che poteva esaurirsi già nel primo volume. A volte si cade nel banale ma, in fin dei conti, è la nostra situazione di precarietà ad essere divenuta, ormai, banale, sepolcro di tutta la ribellione giovanile che ci ha accompagnato fino ai trent’anni, momento di presa di coscienza che forse non si può far nient’altro se non restare sulla riva del fiume a guardare i cadaveri degli amici che passano. Si è soli in questo regno di macerie ma accomunati da un’unica grande fatica, la precarietà, il mal di vivere della nostra generazione scontenta.

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