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MATERA TRA ARTE E CULTURA. INTERVISTA A LEONARDO D’ADDIEGO, ARTIGIANO CERAMISTA D’ECCELLENZA

Che Matera e i suoi abitanti avessero la forza identitaria dei guerrieri e disponessero degli attributi necessari a risvegliare dal torpore culturale la loro cittadina e la Basilicata intera, era cosa evidente già ben venticinque anni fa, quando nel 1993 un nutrito e via via sempre più folto gruppo di estimatori di quel territorio tanto ameno ed apparentemente così ostico e dolente, animato dal nobile intento di valorizzarlo, ha pensato bene di ripopolare la zona del centro storico della ridente ed assolata cittadina, meglio nota come “I Sassi”.

Quelle casette scavate nel tufo che più che ad essere abitate si prestavano più facilmente a fare da soggetto protagonista di cartoline da collezione, scatti fotografici degni della più importante biennale d’arte e ritratti d’autore, pur necessitando di massicci interventi di ristrutturazione ed ammodernamento, hanno richiamato i materani alle loro responsabilità, chiedendo loro aiuto per poter risplendere ancora!

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E così la gente del luogo ha fiutato la grande opportunità che aveva davanti agli occhi ed ha deciso di investire sul progetto finalizzato alla ripresa ed alla valorizzazione della città per rendere quelle insolite cave rocciose il fulcro del centro cittadino, dove oggi si svolge la movida materana e si respira un fervore senza paragoni.

È proprio da qui che parte la storia del risveglio culturale della cittadina lucana che nel 1993 ha conquistato uno dei riconoscimenti più prestigiosi che una città possa vantare, peraltro il primo al Sud Italia: “I Sassi” come patrimonio dell’umanità.

Nei venticinque anni che sono seguiti Matera ha percorso parecchia strada; e quella sfida cominciata nel lontano 1993 ha aperto orizzonti e prospettive allora forse inimmaginabili, ha portato a nuovi ambiziosi progetti in un crescendo di traguardi.

Matera, placida e meravigliosa città lucana, è oggi alle prese con la sua nuova conquista: il titolo di capitale europea della cultura per il 2019.

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Presa d’assalto da turisti provenienti da ogni dove, teatro di importantissimi eventi culturali, sede di Bed and Breakfast da mille e una notte, di locali cool, di ristoranti e trattorie che si fanno promotori di un percorso gastronomico che propone sapori dal gusto antico sapientemente rielaborati in chiave contemporanea, Matera oggi risplende di una nuova luce; sembra rinata; ed il progetto ultimo che la vede regina incontrastata della cultura e che richiama l’attenzione del pubblico locale e non, ha portato una notevole prosperità anche per tutti quegli artigiani dalle mani d’oro che della loro vocazione artistica hanno deciso di farne un lavoro.

È il caso del ceramista Leonardo D’Addiego, i cui natali provengono da Miglionico, un piccolo paese della provincia di Matera, detto anche “il paese delle 7 EMME” (Milone milite magno munì Miglionico di magnifiche mura)

Leonardo D’Addiego, detto Dino, è l’iniziatore di quella che è divenuta una grande tradizione familiare; un maestro ceramista che ha deciso di investire sulle proprie abilità, strabiliare e regalare emozioni intense a chi si è imbattuto nelle sue creazioni.

A questo grande artista MetisMagazine ha deciso di rivolgere la sua attenzione per una delle interviste di questo mese.

Buongiorno Dino e grazie per aver accettato di rilasciare un’intervista a MetisMagazine. Le chiedo innanzitutto di raccontarci un po’ la sua storia. Com’è nata in lei la vocazione artistica e come ha scoperto di possedere le particolari abilità che le hanno consentito di diventare il Maestro Artigiano che è oggi?

Buongiorno a voi! La mia storia comincia diversi anni fa. Ero un ragazzino quando da Miglionico, il mio paese di origine, mi sono trasferito a Matera con la mia famiglia d’origine. Erano i primi anni ’60.

Avevo dodici anni quando ho cominciato, quasi per caso, a frequentare un gruppo di artisti che a quell’epoca si riuniva presso il laboratorio “Ceramiche La Martella” sotto la guida di una grande personalità, l’architetto Ludovico Quaroni.

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Quaroni aveva progettato il Borgo La Martella ed aveva deciso di mettere su un suo laboratorio artistico e di creare una sorta di comunità eclettica che si occupasse delle più varie forme espressive e fosse in grado di distinguersi e creare fermento, confrontarsi sulle tecniche più disparate e dar luogo ad un vero e proprio filone artistico di alto profilo.

Ricordo nomi come Lucio Del Pezzo, Giuseppe Mitarotonda, Mira D’Ercole, Luigi Guerricchio, il professor Annona e molti altri. Sono persone con cui ho stretto nel corso del tempo una salda e sincera amicizia ed ho avuto momenti di alto confronto.

Ognuno di noi ha un talento e quell’esperienza è stata per me l’occasione di scoprire il mio.

Ricordo che dovevamo realizzare i numeri civici della città e provando a disegnare i numeri a mano libera sulle mattonelle di ceramica avevo un tratto preciso, ben definito e veloce.

Coloro che all’epoca non sapevo ancora che sarebbero diventati i miei maestri mi adocchiarono, compiaciuti per quella mia attitudine.

Le mie mani dipingevano con estrema semplicità e così ho provato a dipingere altre figure ed altri soggetti ed ho compreso che quella era la mia strada.

Mi ritengo molto fortunato per aver avuto l’opportunità di frequentare quella che posso definire senza dubbio una palestra di vita piena di stimoli; il dialogo con quegli artisti di così grande respiro ha regalato a me, che allora ero poco più che un ragazzino, un’esperienza importantissima ed inequiparabile, che ha inevitabilmente indirizzato e determinato il mio cammino professionale.

Quando ha deciso che era il momento di fare del suo talento un vero lavoro?

Subito dopo il servizio di leva ho deciso che la mia passione sarebbe diventata anche il mio lavoro.

E così nel 1969 ho aperto il mio primo laboratorio nel quale realizzavo mosaici, modellati, vetrate d’arte.

La prima location in via delle Beccherie era un vecchio forno riadattato a laboratorio, nel quale al posto del pane cominciai a cuocere le prime realizzazioni in ceramica.

Successivamente il laboratorio si è spostato presso un locale di proprietà di famiglia in Vico II Passarelli; ho acquistato forni ed attrezzature nuove ed ho incrementato la produzione, permettendo al laboratorio di prendere la forma di un’azienda artigiana. In Via Passarelli invece, c’è un negozio di ceramiche e cornici di mio fratello Ettore, anch’egli artigiano.

Dopo diversi anni ci siamo sposati qui dove siamo attualmente in via Gravina a Matera.

Da quando tutto è cominciato sono trascorsi quarant’anni, ma mi sembra ieri!

Quali sono le tecniche che realizza maggiormente, quali gli oggetti che il suo laboratorio produce prevalentemente e come si muove il mercato della ceramica d’arte nella splendida cittadina de “I Sassi” anche in vista del 2019?

Realizziamo diversi tipi di creazioni; utilizziamo materiali come la cartapesta, la terracotta e la ceramica per realizzare statue, presepi, bambole, i famosissimi cuccù che tanto ci avvicinano alla Puglia, pur con le particolarità e le diversità che contraddistinguono la produzione lucana, marchi per il pane, bassorilievi raffiguranti gli scorci più particolari e ricercati della nostra splendida città.

La nostra produzione è variegata, ogni oggetto è unico e diverso dagli altri; anche quelli che vengono realizzati a stampo ed in serie, hanno qualche particolare o qualche dettaglio che li rende unici.

Con la cartapesta abbiamo collaborato nel 2012 alla realizzazione del carro in occasione della Madonna della Bruna, la festa patronale della Madonna Vergine della città dei Sassi tanto sentita e tanto attesa dai materani.

L’opera è stata realizzata in soli cinquanta giorni di lavoro intenso e serratissimo, al quale ho avuto il piacere di dare il mio contributo. Il lavoro maggiore lo hanno fatto i miei figli e mio nipote, ai quali va il riconoscimento di tanta fatica.

Copyright foto: https://www.google.it/amp/www.materainside.it/nel-cuore-del-carro-trionfale/amp/?source=images

Matera sta crescendo culturalmente e si sta preparando a vivere la svolta culturale che aspetta da tempo e per la quale si sta lavorando ormai da anni. La nostra città ha tutti i requisiti per diventare un importante centro di fermento artistico e culturale.

Anche il settore della ceramica sta crescendo e si prepara al 2019.

Nell’epoca della globalizzazione, in cui nonostante la crisi economica tutto è facilmente raggiungibile anche e soprattutto a basso costo; nell’epoca in cui non c’è quasi nulla che non si possa ottenere o acquistare con un semplice click, paradossalmente la gente sembra tornare ad apprezzare gli oggetti unici, quelli che hanno la loro identità perché rispecchiano l’estro artistico e la personalità di chi li ha creati e non sono dozzinali; ci sono molte persone che ricercano l’oggetto di artigianato originale e che pongono attenzione al dettaglio.

In questo senso si può sicuramente dire che il mercato dell’artigianato stia rifiorendo, e con esso chiaramente anche quello della ceramica artistica.

Quali sono gli oggetti più richiesti?

Senza dubbio il cuccù o cola cola, il fischietto tradizionale che avvicina la nostra produzione artistica a quella pugliese, ma in generale a tutto il Mediterraneo. Il cuccù è uno dei simboli dell’artigianato locale ed è molto apprezzato e ricercato dai turisti. Si differenzia dal fischietto tradizionale per il particolare suono che emette; il fischietto ha un suono monotóno, mentre il cuccù ha un suono bitonale.

Che sia in terracotta o in ceramica è questa la caratteristica tipica del cuccù.

Copyright foto: https://hiveminer.com/Tags/fischietto%2Cwhistle

Si tratta di un oggetto antico del quale si conosce poco e che viene riproposto per la sua simbologia legata all’amore, poiché esso veniva donato alla donna prescelta in segno di devozione e quanto più grande era il cuccù tanto più forte ed appassionato era il sentimento che si dichiarava; vi era poi la convinzione che si trattasse di un oggetto in grado di tenere lontani malefíci e sortilegi, cosa che lo rende un graziosissimo e coloratissimo portafortuna da portare a casa al rientro dalle vacanze in terra lucana.

Tra le creazioni che vengono più frequentemente vendute e che piacciono molto ai visitatori c’è anche la bambola di ceramica, un oggetto di artigianato che richiama anch’essa tradizioni bucoliche antiche.

Di solito quest’oggetto viene riproposto in terracotta e viene dipinto con colori brillanti.

E poi abbiamo l’intramontabile bassorilievo che ritrae scorci e spaccati del nostro splendido centro storico. Sono lavori di elevatissima precisione e quanto più sono dettagliati tanto più sono pregiati. Le dimensioni dei nostri bassorilievi sono variabili, da quella che normalmente si utilizza per la realizzazione di magneti da frigorifero a quelle più grandi che meglio si apprestano a diventare dei veri e propri quadretti.

Cosa vede nel futuro della sua azienda?

Guardo al futuro pensando e rendendo omaggio al passato; la mia famiglia lavora nel settore dell’artigianato e delle ceramiche d’arte da quarant’anni.

Posso dire che il percorso è stato segnato da molto lavoro, sano sacrificio, ma al contempo da tutta una serie di eventi, congiunture ed incontri fortunati.

È un lavoro impegnativo quello dell’artigiano, ma senza dubbio i riconoscimenti che nel corso del tempo e della carriera professionale abbiamo ottenuto sono la più bella ricompensa.

Auguro ai miei figli, ai nipoti ed in generale ai piccoli di casa, che hanno avuto la fortuna di nascere in un contesto familiare in cui si respira l’arte, di appassionarsi alle cose belle e di crescere artisticamente facendo tesoro delle esperienze e degli insegnamenti che vengono loro impartiti quotidianamente da chi li ha preceduti e lavora per garantire loro una vita migliore.

Grazie Dino per aver condiviso con noi e con i nostri lettori la sua storia e la sua passione!

Grazie a voi.

Copyright foto di copertina: http://www.lacooltura.com/wp-content/uploads/2017/10/cucù-1.jpg

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