CULTURA

AL CUOR NON SI COMANDA. O ALLA PSICHE?

EDITORIALE XXXIII

Al cuor non si comanda. O alla psiche?

Secoli di parole, poesie, canzoni, poemi epici e cavallereschi sono stati scritti sull’amore, tra le tematiche più enigmatiche dell’umanità.

In fondo chi può definire che cos’è l’amore?

Se Ludovico Ariosto spedisce Orlando sulla luna a ritrovar il senno perso per Angelica, se  Shakespeare costringe Otello, impazzito dalla gelosia, a strangolare sua moglie Desdemona, perché dovremmo, oggi, stupirci  noi del millennium tech di finire in terapia a causa dell’ossessione che gravita più nelle nostre menti che in qualsiasi altro organo del corpo?

Sicuramente siamo e restiamo un popolo di romantici: ci emozioniamo ancora nel ripercorrere i nostri rituali e le nostre tradizioni sentimentali, non sappiamo perché ci innamoriamo  e ancor meno del perché ci disinnamoriamo, ma in fondo a tutta questa confusione, giunti alla soglia del secolo scientifico, sappiamo che molte risposte sarebbero da ricercare, probabilmente,  nello studio dei cervelli e non in quello del ”cuore”.

Helen Fisher, considerata una delle più grandi antropologhe del mondo, da oltre trent’anni studia il rapporto tra innamoramento e attività cerebrali.

“Per salvarvi dal mal d’amore ho studiato tutti i segreti del cervello”

Fisher esamina il sentimento d’amore  nelle sue componenti oggettive, con l’aiuto delle più recenti scoperte nel campo della neurofisiologia cerebrale. Spiega  il meccanismo che genera l’attrazione, la ragione delle alterazioni fisiologiche tipiche dello stato di innamoramento, come il famoso “vuoto allo stomaco” o, per esempio,  le ragioni per cui uomini e donne si innamorano in risposta a stimoli diversi.

In una delle sue ricerche alla Rutgers University di New York, ha effettuato un test su un gruppo di studenti che si erano dichiarati innamorati; tra questi sono stati scelti quelli che risultavano profondamente coinvolti con il partner ( con difficoltà a dormire per l’ansia d’ amore e continui batticuori…) Sottoposti a risonanza magnetica, emerse che nel momento in cui veniva mostrato loro la fotografia della persona amata si accendeva una particolare area del cervello, diversa da quella che si attivava guardando un altro genere di fotografie. L’aria coinvolta era  una parte primitiva del cervello, che presiede alle sensazioni di piacere.

Un altro dato interessante emerso dal test è che contemporaneamente a quest’area del cervello primitiva si accendeva un’altra area: quella del tegumento centrale che produce la dopamina. E che cos’è la dopamina se non quel neurotrasmettitore che stimola il cervello  all’energia, all’iperattività, alla perdita di sonno? I medesimi sintomi, forse, dell’innamoramento?

Ebbene, sulla base di tali test il pensiero della Fisher, così come di molti altri studiosi che hanno condotto ricerche su cervello e amore è stato:

L’innamoramento non sarebbe altro che un sistema primario di sopravvivenza, frutto dell’evoluzione, e svolgerebbe un ruolo ben preciso, ossia quello di spingere gli esseri umani a creare un forte legame a due, attraverso una focalizzazione continua sulla persona amata, in modo da creare le basi, grazie a un’unione di coppia durevole, di quello che è il progetto essenziale della vita: la riproduzione.

In altre parole, l’innamoramento non sarebbe altro che il cavallo di Troia escogitato dell’evoluzione per indurre due persone a unirsi, grazie a uno stato alterato della coscienza, in modo da creare le condizioni perché si riproducano.

Fonte: Ti amerò per sempre di Piero Angela

Tuttavia, se già gli antichi sapevano che l’eros (ἔρως)  non poteva essere distinto dalla psiche (ψυχή), così come possiamo dedurre da una delle più belle fabulae a noi giunte dello scrittore latino Apuleio, Amore e Psiche, noi ci auguriamo ancora di farci venire il batticuore, al di là di ogni test scientifico,  e carpire la magia dell’amore tra le strade e le persone che incontreremo, perché, così come diceva il grande Massimo Troisi:

L’Amore è quella cosa che tu sei da una parte, lui dall’altra e gli sconosciuti si accorgono che vi amate.

In questo XXXIII numero di Metis Magazine abbiamo voluto parlarvi dell’intricata ed indissolubile correlazione che lega l’amore e la psiche.

Lo abbiamo fatto come sempre affrontando la tematica a 360° con i nostri articoli di approfondimento, le nostre interviste esclusive e le immancabili rubriche.

Come sempre, senza alcuna pretesa di esser stati esaustivi ma solo con l’intento di darvi alcuni spunti di riflessioni vi invitiamo a non perdervi questo originale numero di Settembre.

Buona lettura.

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