CULTURA

LUCIO BATTISTI, EMBLEMA DI UN’EPOCA MUSICALE

A tutti coloro che con le sue canzoni sono diventati grandi.

Cantante, compositore, polistrumentista, pensatore, poeta, sognatore, portavoce delle più belle emozioni che la musica melodica del nostro Paese abbia espresso nell’epoca a cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70, Lucio Battisti è senza dubbio un artista che “ha fatto” la musica italiana, dando origine ad una vera e propria epoca musicale.

L’originalità artistica di Battisti si è imposta con prepotenza attraverso la contaminazione della musica leggera con il rock ed il pop e con lo sdoganamento ed il riutilizzo di temi ordinari ed ormai consumati, come l’amore, le relazioni sentimentali, la routine che segna il quotidiano dell’uomo comune.

Si trattava di tematiche che a quei tempi potevano sembrare ormai esaurite ed alle quali, invece, lo schivo cantautore riuscì a regalare una nuova vita ed una nuova dimensione.

Battisti non fu apprezzato tanto per la vocalità, quanto piuttosto per il carisma e la capacità di arrivare al cuore della gente, venendo paragonato per attitudine comunicativa addirittura a Bob Dylan.

Nacque a Poggio Bustone il 5 marzo del 1943 e morì a Milano il 9 settembre 1998, all’età di soli cinquantacinque anni, per cause mai rese ufficialmente note né dalla famiglia né dai medici che lo tennero in cura sino all’ultimo istante presso il reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Paolo di Milano. Si vociferò in merito all’insorgenza di un linfoma maligno al fegato o di una severa patologia infiammatoria renale, ma nessuna delle voci fu mai confermata.

Quel che è certo è che la volontà di rimanere nell’ombra (si pensi che ad un certo punto della carriera decise addirittura di non comparire più nemmeno sulle copertine dei suoi dischi!) e di apparire al pubblico esclusivamente attraverso il messaggio artistico lanciato con la sua musica, fu rigorosamente rispettata anche nella dipartita del geniale cantautore, al cui funerale – celebrato in forma strettamente privata – parteciparono, perché ammesse, solo venti persone.

Tra queste l’immancabile Mogol, autore di buona parte dei suoi testi, soprattutto quelli degli esordi, con il quale Lucio Battisti aveva stretto un fortunatissimo sodalizio artistico, durato fino al 1979-1980 e venuto meno per le divergenze di vedute tra i due artisti, il primo più decisamente tradizionalista, il secondo sempre intento a rinnovare e a rinnovarsi per tentare nuove sperimentazioni musicali. In realtà non si esclude che tra i due fossero insorti dei dissapori in merito alla suddivisione degli introiti dei diritti d’autore dei brani che Mogol scriveva e Battisti interpretava e che fosse nato un contrasto in ordine alle quote sociali della casa discografica che avevano fondato.

Lo scioglimento con Mogol determinò un radicale cambiamento nello stile musicale di Battisti, che intraprese una nuova collaborazione con Pasquale Panella con ciò determinandosi un repentino mutamento del modo di fare musica e soprattutto dei testi delle canzoni che persero quella semplicità che li contraddistingueva all’epoca del sodalizio con Mogol e cominciarono a diventare più complessi, pieni di doppi sensi o di non sensi, meno vicini al pubblico di massa che fino a quell’epoca aveva seguito appassionatamente l’artista e decisamente più di nicchia, con recensioni discordanti da parte della critica.

Di Battisti non passò inosservata la personalità particolarmente individualista (riteneva che l’artista dovesse camminare davanti al suo pubblico e non dietro ad esso, perché era l’artista a rappresentare il pubblico e giammai il contrario), decisamente introspettiva, riservata e proprio per nulla dedita al clamore dei suoi estimatori. Tutte caratteristiche che lo spinsero nel corso del tempo all’isolamento dal mondo esterno, portandolo a vivere una vita riservata e a frequentare una cerchia di amicizie particolarmente ristretta, senza alcuna commistione con gli ambienti artistici di quel periodo storico.

Non si esclude che ciò fosse da attribuire all’indole permalosa e poco socievole che contraddistinse il musicista. È passato alla storia ed è rimasto inspiegato il tacito rifiuto rivolto da Battisti ai colleghi Mina e Celentano in merito ad un progetto musicale che avrebbe portato alla pubblicazione di un album a tre voci dal titolo H2O, per via della ritrosìa di Battisti rispetto a quello che egli ritenne uno sgarbo evidentemente imperdonabile da parte di Celentano. Il cantante e attore dimenticò il loro primo ed unico appuntamento concordato per discutere di alcuni dettagli relativi al predetto progetto musicale. Dopo quella dimenticanza, Battisti non ne volle sapere della collaborazione e liquidò la cosa con una scusa, senza mai concedersi ai suoi interlocutori e nonostante le loro insistenze.

Quest’anno avrebbe compiuto settantacinque anni. Di lui oggi si ricorda la incomparabile personalità artistica, il piglio rivoluzionario della sua musica, l’originalità ed il talento dell’interpretazione del quotidiano senza l’ombra della banalità…e gli impertinenti e fitti riccioli scuri e lo sguardo dolce in cui, ancora oggi, si perde la mente di chi pensa a lui come ad una figura eterna ed intramontabile e lo ricorda con affetto.

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