CULTURA

NATE SOTTO IL SEGNO DELLA VERGINE

La Vergine è un segno di terra, il cui pianeta dominante è Mercurio.

La mitologia attribuisce alla Vergine la storia di Demetra e di Persefone, quest’ultima venne rapita da Ade e divenne regina degli inferi. Nonostante la sua condanna, le venne concesso di vivere metà dell’anno sulla Terra con la madre e i restanti sei mesi con lui negli inferi.

Motivo per il quale, come segno zodiacale, viene collocato alla fine dell’estate a rappresentare la chiusura di un ciclo e l’inizio di un altro. Vien da sé che i mesi in cui la natura sfiorisce, coincidano con i mesi in cui Persefone torna dal suo sposo.

Le persone nate sotto il segno della Vergine sono puntigliose, attente e con un forte senso di responsabilità, motivo per cui tendono a muovere critiche nei confronti di chi le circonda. Esasperate dal senso dell’ordine globale, tendono ad un’ossessiva forma di perfezionismo in modo che tutto vada al proprio posto-

Di certo non può definirsi un segno romantico, ma sa essere un buon partner e riesce a donarsi principalmente a livello mentale, motivo per cui pondera molto le decisioni da prendere ed è alla costante ricerca di conferme oggettive.

AGATHA CHRISTIE 

15 settembre 1890-12 gennaio 1976, Inghilterra

Agatha Mary Clarissa Miller è considerata la più famosa autrice di romanzi gialli, non andò mai a scuola poiché della sua educazione scolastica se ne occuparono direttamente la madre e la nonna.

A 16 anni le fu permesso di recarsi a Parigi, dove visse per due anni, per perfezionare gli studi di musica e canto, perché a quel tempo la sua aspirazione era diventare una cantante lirica. Ma gli studi non le diedero molte soddisfazioni, e decidese così di tornare in Inghilterra.

Rientrata nella terra che le ha dato i natali cominciò a dedicarsi all’altro suo hobby: la scrittura.  Le sue prime opere sono poesie e biografie romanzate, che però firma con lo pseudonimo di Mary Westmacott, ma che non hanno molto successo tra il pubblico e la critica.

Il genere letterario con cui raggiunge il successo in campo internazionale è il romanzo giallo, come il celebre “Assassinio sull’Orient Express”. I suoi detective, personaggi destinati a grande fama, sono Hercule Poirot (che compare per la prima volta in Poirot a Styles Court, 1920) e Miss Jane Marple.

La peculiarità di questi personaggi è di porre la loro attenzione, in sede di indagini,  sul comportamento degli indiziati e sulle loro reazioni emotive e verbali. L’azione non è mai il fulcro cruciale dei suoi racconti, finanche le prove perdono di importanza, sono invece fondamentali le motivazioni psicologiche che potrebbero aver spinto al delitto.

La “signora del giallo” ha scritto più di 50 romanzi e 100 racconti, da molti di questi sono stati tratti film, rappresentazioni teatrali e serie tv. Si stima che circa quattro miliardi di suoi romanzi siano stati venduti e tradotti in circa 103 lingue.

Morì nella casa di Winterbrook, Cholsey, alla veneranda età di 85 anni.


MADRE TERESA DI CALCUTTA

26 agosto 1910 – 5 settembre 1997, Macedonia

Il vero nome di Madre Teresa è Gonxha Agnese Bojaxhiu, ed è la fondatrice della congregazione delle Missionarie della carità.

Molte sono state le onorificenze e i riconoscimenti, ricevuti in vita per le numerose opere di carità rivolte ai paesi più poveri del mondo.

Nel 1928 entra come aspirante nelle Suore di Loreto, riceve il velo di postulante e l’anno successivo viene mandata In India, a Darjeeling, ai piedi dell’Himalaia. Nel 1931 prese i voti temporanei e iniziò a farsi chiamare Maria Teresa, solo dopo aver preso i voti perpetui, nel 1937, divenne Madre Teresa di Calcutta.

La regola delle Suore di Loreto non le consentiva di allontanarsi dal convento, per cui iniziò il suo percorso di insegnamento, durato 17 anni, presso la Saint Mary’s High School di Calcutta, un collegio per ragazze cattoliche.

Quando Calcutta fu colpita da alcuni scontri politici e sociali, nel 1946, Madre Teresa ricevette la “chiamata nella chiamata”; venendo a contatto con le condizioni di povertà più estreme decide che il resto della sua vita sarà votata ai meno abbienti.

Realizza numerose opere infrastrutturali per accogliere poveri, lebbrosi e bambini abbandonati; case di accoglienza che, dagli anni ’70 fino alla sua morte, fonderà nei cinque continenti.

Nel 1979 le fu assegnato il Premio Nobel per la pace, Madre Teresa nell’occasione rifiuta il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori, e chiede che i 6.000 dollari del premio vengano destinati ai bisognosi di Calcutta.

Muore a Calcutta il 5 settembre 1997, e il 19 ottobre 2003 Giovanni Paolo II la proclama “beata”.


MIA MARTINI

20 settembre 1947 – 12 maggio 1995, Italia

Mia Martini, pseudonimo di Domenica Rita Adriana Bertè, detta Mimì, è considerata  una delle voci femminili più belle ed espressive della musica leggera italiana.

Caratterizzata da una forte intensità interpretativa e da un timbro ben riconoscibile per potenza e impatto emotivo, il suo percorso artistico vede collaborazioni con alcuni tra i più grandi nomi del panorama musicale, non solo italiano.

Fin da giovanissima la passione per la musica è più forte di ogni altra cosa, inizia nel 1962 come “ragazza ye-ye” dopo l’incontro con il discografico Carlo Alberto Rossi. L’anno successivo viene pubblicato il suo primo 45 giri, arrivano i primi riconoscimenti, ma la sua carriera ancora non decolla.

Nel 1969 si trasferisce a Roma con la famiglia e, insieme alla sorella Loredana, inizia a fare coppia fissa con l’amico Renato Fiacchini, che poi diventerà Renato Zero. Nello stesso anno Mimì viene fermata e condannata per possesso di droghe leggere, questo episodio la segnerà per sempre, è un momento delicato della sua vita.

Per la giovane cantante il vero successo arriva negli anni ’70, grazie al fortunato incontro con Alberigo Crocetta, proprietario del Piper, che la proietta in un orizzonte internazionale, lanciandola al grande pubblico.

Questo è il momento in cui diventa Mia Martini e trova la sua dimensione: look e bagaglio artistico più vicini alla sua identità. Questi anni saranno caratterizzati dall’ascesa della sua carriera artistica e dalle conferme che il mondo della musica, finalmente, le riconosce.

Ma questo mondo, si sa, è insidioso, dà tutto e toglie tutto con la stessa facilità: nel 1983, viene allontanata dalla scene, a causa di una diceria che legherebbe la sua presenza ad eventi negativi che da alcuni anni si porta dietro.

La situazione perdura fino al Festiva di Sanremo del 1989, a cui partecipa con il brano  “Almeno tu, nell’universo”; è un successo e vince il Premio della Critica.

A quarantasette anni, Mia Martini viene ritrovata morta nel suo appartamento, soffriva da mesi di un fibroma all’utero, ma la causa del decesso è stata imputata all’abuso di stupefacenti.

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