ATTUALITÀ

QUESTIONI DI FAMIGLIA: ISTRUZIONI PER L’USO

I nostri nonni, la generazione degli anni ‘20 e ‘30, non perdono occasione per ricordarci che una volta il matrimonio era un’altra cosa, sostanzialmente una cosa “per sempre”, qualità di cui vanno particolarmente fieri. Con “per sempre” sembrano rivendicare una certa caparbietà, coerenza e integrità morale che evidentemente non rivedono nelle nuove generazioni.

Dove sono finiti questi valori nel modo di metter su famiglia del 21esimo secolo? Ci sono ancora o sono stati intaccati da una spasmodica ricerca della felicità?

Viviamo secondo la cultura (occidentale) del “mi merito di essere felice”, ma il nostro modo di costruire relazioni amorose risponde ancora ad un modello romantico che fa acqua da più parti. Alain de Botton, scrittore e filosofo, ha individuato i tratti caratteristici del modello romantico ottocentesco a cui ancora oggi molti cercano affannosamente  di adeguarsi:

  • il matrimonio è il naturale coronamento dell’Amore, anziché un contratto tra famiglie;
  • il sesso è espressione suprema dell’amore, ovvero il termometro della relazione di coppia;
  • il partner è il compagno perfetto, ci comprende con un cenno; 
  • il partner rappresenta il nostro tutto, amico, amante, guida spirituale, collaboratore domestico, economo.

Seguendo questi dettami  dovremmo sposare la persona che ci fa sentire le farfalle allo stomaco, condurre la nostra relazione seguendo fedelmente i nostri sentimenti, avere sesso gratificante per tutto il resto della vita con lo stesso partner, passare gran parte del nostro tempo insieme e nel frattempo fare famiglia.

Il romanticismo in sostanza ci  impone delle aspettative così ambiziose da farci sentire spesso inadatti, in errore e renderci emotivamente insoddisfatti.  

Le alternative possibili sono due: mettere in discussione il modello monogamo della relazione che ci porta a investire un unico partner dell’incombenza di soddisfare ogni nostra esigenza – emotiva, spirituale, pratica, sessuale – oppure lasciare l’ideologia romantica alla letteratura  a favore di una più naturale e attuale idea di famiglia.

La relazione amorosa, non più intesa fedelmente come relazione di genere, infatti è il primo passo per la creazione del nucleo familiare, la cellula della società. Non ha più senso quindi definire la famiglia, è più corretto chiedersi che senso abbia “fare famiglia”, perchè è da questa chiarezza d’intenti che possiamo instaurare un rapporto di coppia funzionale al nostro benessere socio-psicofisico.

Proviamo ad individuare alcuni tratti della coppia contemporanea: 

  • l’alleanza emotiva e sociale, ovvero il sostegno reciproco nell’affrontare le curve emotive, organizzare la vita privata ( gestione domestica) e instaurare relazioni sociali;
  • l’intenzionalità nel generare, in senso stretto riferito alla procreazione dei figli ma che può essere più ampiamente riferito alla capacità della famiglia di generare cultura e trasferirla ad una nuova generazione;
  • il dono, reciprocità di cure, regolarità delle interazioni (anche sessuali) e circolazione di beni a titolo “gratuito”.

Se uno o più di questi elementi sono alla base della nostra relazione amorosa allora possiamo definirci “capaci di amare”, al netto del nostro bisogno di cambiamento e delle distrazioni extra-coniugali. La monogamia infatti non ha niente a che vedere con l’Amore, sarà per questo che l’infedeltà – afferma Esther Perel,  terapeuta della coppia e della famiglia – ha una tenacia che il matrimonio le può soltanto invidiare. 

Il percorso che porta la relazione contemporanea (o post-romantica) a sbocciare in famiglia non deve essere necessariamente puntellato dall’istituto matrimoniale o dal retaggio monogamico; l’amore è il vero protagonista di questo percorso, non l’erotismo o il romanticismo. Quell’amore che consiste nel riconoscere nell’altro un “tu” che non ha eguali, fatto di tante particolarità con cui scegliamo di arricchire la nostra esistenza, e rispettarlo consentendogli di essere ciò che è.

Erika Bucca

APPENDICE

Il termine “famiglia” designa una vasta gamma di forme sociali primarie che presentano strutture relazionali assai diversificate e variabili da cultura a cultura, ciò non significa che non possa essere definita. Anzi, ogni cultura ha una sua rappresentazione prevalente della famiglia che la caratterizza. Infatti il codice simbolico familiare è ciò che fonda la cultura stessa.

A famigghia è il termine in cui coagulano diverse strutture relazionali (genitore-figlio, genitori-figlio, relazione amorosa), il cui legame è inteso comunemente come indissolubile. Non per niente “famiglia” si riferisce anche ai clan malavitosi caratterizzati da un legame di pari intensità in cui vige una gerarchia, il principio di mutuo soccorso e la cui principale funzione è quella di socializzare, ovvero di trasferire un “pacchetto” di valori, norme, orientamenti comportamentali all’educando che fanno di lui un soggetto capace di interagire al di fuori del gruppo-famiglia.

 

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