CULTURA

DONNE AL POTERE: EVITA PERÓN, LA RIVOLUZIONARIA

Il 7 maggio 1919 viene al mondo a Los Toldos (Buenos Aires, Argentina) Eva Maria Ibarguren Duarte, quarta di cinque figli, nata dal concubinato tra la madre Juana Ibarguren e “el estanciero” Juan Duarte che ben presto, però lascia la madre di Eva per passare a miglior vita, condannando la signora Ibarguren ed i suoi cinque figli ad una vita di povertà e di stenti.

Ad Eva, che è solo la figlia della cuoca,  non viene nemmeno consentito di presenziare alla cerimonia funebre celebrata in onore del padre.

Nonostante la grave situazione economica, la signora Juana Ibarguren riesce a sbarcare il lunario cucendo abiti su ordinazione per un negozio di abbigliamento e riesce a garantire un’infanzia dignitosa, ancorchè molto semplice, ai propri figli.

Dei cinque figli Eva Maria è quella meno pragmatica, colei le cui decisioni vengono dettate da un’indole sognatrice e romantica, un’attitudine che la spinge a pensare che nel suo futuro possa esserci qualcosa di grandioso, nonostante sia solo la figlia illegittima di un piccolo proprietario terriero. Ed in effetti così è, Eva diventerà la first lady più celebre ed acclamata della storia dell’Argentina.

La famiglia si stabilisce a Junin dove la madre di Eva Maria conosce un esponente del partito radicale argentino; una realtà di provincia un tantino stretta per le ambizioni di Eva, che nel 1935 decide di andarsene per trasferirsi a Buenos Aires, ancora adolescente, in cerca di fortuna.

Inizialmente cerca lavori di ogni genere, tenta la via del teatro entrando a far parte anche di compagnie di poco conto, frequenta i sobborghi della città dando adito a pettegolezzi sulla sua serietà e sulla sua moralità. Riesce però presto a farsi assumere alla radio come attrice drammatica, grazie al suo suadente timbro vocale. Corre l’anno 1939.

A lungo andare Buenos Aires ripaga Eva Duarte delle tante fatiche e delle speranze che ella ha riposto in quella città e la vera svolta nella vita di Eva Maria avviene nel 1944, quando incontra Juan Domingo Perón, l’allora sottosegretario al Ministero del Lavoro, futuro Presidente della nazione.

Eva capisce subito che quello è il treno che deve prendere al volo, perché non ne passerà un altro con una destinazione così importante, e così nonostante i 24 anni di differenza, decide di lasciarsi andare e vivere la sua storia d’amore con Perón, affiancandolo contemporaneamente nell’ascesa politica e nella divulgazione di quelle ideologie né capitaliste, né socialiste che vengono comunemente classificate sotto l’egida del peronismo.

Nel 1946 Juan Domingo vince le presidenziali ed Eva diventa di fatto (e di diritto) la first lady di Argentina; è una donna che ha una comunicatività innata a dir poco grandiosa e rapisce il cuore del popolo, al quale Evita (è così che la chiamano) arriva con interventi concreti di sussidio e di supporto sociale ed economico.

Si pensi all’impegno per il riconoscimento del diritto al voto in favore delle donne, un impegno che sfocia in legge con l’approvazione del Parlamento argentino nel settembre del 1947; si pensi anche agli interventi socio-culturali promossi in favore dei ceti meno abbienti e finalizzati a contrastare la povertà educativa nelle fasce più giovani d’età; si pensi alla fondazione che porta il suo nome, attraverso la quale Eva realizza opere volte alla riabilitazione delle province ed alla diffusione di un maggiore benessere nelle località decentrate; si pensi ancora all’interesse dei sindacati peronisti di promuoverne la candidatura alla vicepresidenza al fianco di Perón come Presidente alle elezioni del 1951 per il rinnovo del mandato.

Non è un’idea percorribile quella della candidatura della first lady, non piace allo stesso Perón (sebbene per Eva sia oltremodo lusinghiera) e non piace nemmeno ai militari che vedono in tale opportunità un eccesso di vanità della donna; e così Evita rinuncia, giustificando il suo passo indietro con la celebre frase “Non rinuncio alla lotta o al lavoro, rinuncio agli onori!”.

La realtà però è ben diversa, Eva è molto ammalata, ha un galoppante cancro al collo dell’utero che le imporrebbe il riposo assoluto, un riposo che Eva, però, rinvia al momento in cui il suo cancro la stroncherà, il 26 luglio del 1952, all’età di soli trentatre anni.

Il popolo argentino la ricorda ancora oggi come Evita, la rivoluzionaria d’Argentina, e si commuove ora come allora pensando al momento in cui, affacciandosi dal balcone della Casa Rosada, Eva Perón aprì le braccia al cielo lasciandosi osannare dalla fragorosa acclamazione della folla.

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