CULTURA

ELOGIO DELL’IGNORANZA

Uno degli insegnamenti che più amo della filosofia greca è il concetto della docta ignorantia incarnato nel celebre ‘So di non sapere’ di Socrate, riportato nell’Apologia di Platone. L’ignoranza, termine usato
spesso per offendere, rappresenta il punto di partenza della conoscenza, per quanto la cosa possa
sembrare assurda.

Questo primo passo deve però esser supportato dal riconoscimento dell’ignoranza stessa, intesa non
come un difetto ma come una possibilità di ampliare la propria visione del mondo. L’ignoranza onesta
non è una colpa o una macchia indelebile da temere, ma deve esser vissuta come una straordinaria
occasione di migliorarsi. Informarsi, confrontarsi e aver anche un’abbondante dose di umiltà
nell’accettare le critiche e le indicazioni di chi ha più competenza, per studio o altri meriti, senza viverlo
come una sorta di sconfitta, perché tutti, nessuno escluso, siamo ignoranti in qualcosa. E se pensate il
contrario, siete vittime della sindrome di Dunning-Kruger.

Eppure oggi l’ignoranza sembra perdere questa sua carica positiva, stregata dalla libertà quasi
anarchica offerta dai nuovi media. Non è certo una novità che ci sia chi fa della propria ignoranza un
vanto, ma le possibilità della rete hanno privato questi individui dell’anonimato, offrendo loro un pubblico
più ampio, arrivando anche a trovare dei simili con cui creare una sorta di cassa di risonanza.
Non è difficile trovare in rete discussioni e post in cui l’ignoranza viene sbandierata con orgoglio,
contrapposta alla voce della ragione che cerca di opporre una resistenza fatta di dati e studi.
L’ignoranza, che un tempo si sarebbe seduta ad ascoltare, oggi risponde urlando, trincerandosi dietro la
libertà di parole e la contestazione degli studi, dei dati.

La libertà di opinione si è trasformata in un mostro che fagocita la ragione, troppo scomoda da confutare e da assimilare, specialmente quando non conferma la nostra visione. Ed è una situazione ancora più dolorosa, sapendo che nella mente dei suoi creatori, la rete avrebbe dovuto unire le persone, mettendole in condizione di condividere informazioni, rendendo la conoscenza aperta a tutti. Utopisticamente, in quest’ottica l’ignoranza consapevole avrebbe dovuto esser il motore stesso della nostra ricerca di conoscenza, non solo in cerca di conferme alle nostre idee, ma in direzioni anche opposte, coraggiosamente accettando di vedersi sgretolare le nostre convinzioni sotto l’amorevole guida della verità.

Sarebbe facile accusare le fake news di esser responsabili di questo degrado, ma la realtàè che ora
siamo paradossalmente arrivati a vedere il parere informato, la voce competente come un’odiosa
manifestazione di spocchia, quasi ci si voglia mostrare superiori ad ogni costo. La conoscenza è da
sempre un’arma, se usata in modo scriteriato, ma è uno strumento che è a disposizione di tutti, è
democratica, a patto che ci si approcci con umiltà e coscienza.

A seguito delle tragedie o di eventi di impatto sociale si manifestano improvvisamente esperti che fino al
giorno prima di materie come medicina, ingegneria o simili non avevano nemmeno i rudimenti basilari.
Eppure, grazie al sentito dire, l’aver letto disparate nozioni da non si sa quale fonte, questi rinati esperti
ritengono giusto confrontarsi su un terreno paritario con chi ha passato anni a studiare e analizzare la
materia.

L’ignoranza sana e anche desiderabile è stata sacrificata sull’altare dell’egualitarismo sfrenato, uccisa
dalla falsità che l’opinione di ciascuno è ugualmente valida. Tutto per non ammettere di saperne meno,
di non essere all’altezza di poter dialogare con chi ha fatto sacrifici per raggiungere quella conoscenza.
L’umiltà viene meno, il bisogno di commentare, di esser visibile e aver seguito cancella con violenza la
bellezza di dichiararsi ignoranti, ma vogliosi di colmare le proprie lacune. Con la consapevolezza, quasi
agrodolce, che non si smetterà mai di esser ignoranti, perché l’onniscienza non è umana.

Anche in questo clima di diverbi sgradevoli e false conoscenze, io credo ancora nella validità
dell’ignoranza, nella sua assoluta bellezza e nel suo ruolo essenziale di base della conoscenza. Sono un
ignorante, e ne sono fiero.

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