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INFLUENCER, QUESTI (S)CONOSCIUTI

Vi va di fare un esperimento la prossima volta che andrete ad una cena? Appena si presenterà un istante di silenzio, provate a chiedere ai vostri commensali questa domanda: “Ma voi avete capito chi sono gli infuencer?”. L’esito sarà esilarante, soprattutto se l’età media del tavolo è oltre i quaranta. 

Pochi, forse, hanno veramente capito quanto la figura dell’influencer abbia impattato sul nostro modo di percepire il mondo, con particolare riferimento alla nostra reattività agli stimoli esterni. Questi personaggi sono i nuovi veicoli di controllo delle masse, che si tratti di un prodotto da lanciare o un’opinione da diffondere. Capaci di sfruttare al meglio i nuovi metodi di comunicazione, ossia i social, gli influencer sono riusciti a creare una nuova professione. 

A dirla tutta, si potrebbe teorizzare che siano riusciti ad evolvere il concetto di testimonial, trasportandolo nel nuovo millennio. Se un tempo per promuovere un prodotto ci si avvaleva di un volto noto e amato dal pubblico, oggi, quello che si ottiene con un post di Instagram ben costruito batte senza quartiere uno spot qualunque.

Ma, nessun allarmismo, è tutto nella norma. Da sempre certe personalità, grazie al loro carisma, sono riuscite a crearsi una corte di ammiratori ed emuli, persone che rivedono nelle loro decisioni e preferenze un qualcosa di magnetico che vogliono sentire loro. Che sia spirito di emulazione o riconoscimento, poco importa, quello che fa la differenza è il risultato. 

L’influencer lo sa. Contrariamente a quanto molti pensano, influencer non si nasce ma si diventa. L’inganno dei sorrisi e delle foto apparentemente perfette nasconde un profondo lavoro, specialmente all’inizio, in cui il futuro influencer investe tempo e, a volte denaro. Per aver un seguito non basta proporre il proprio pensiero, è necessario saperlo trasmette, creare una rete di contatti e hashtag che aiutino a risalire nel mondo dei social, in particolare Instagram, la nuova frontiera della società digitale. 

I giovani sono in migrazione continua dal ‘vecchio’ Facebook al più immediato Instagram, il più pratico dei social per inserimento di foto e video, la comunicazione preferita delle nuove generazione. E il paradiso (o l’inferno) degli influencer. Prima di arrivare al successo di una Ferragni, servono studio e dedizione, sapere che una semplice passione possa diventare un vero e proprio lavoro, che potrebbe anche richiedere l’aiuto di un apposito team di social media manager. 

Per influenzare le masse, bisogna anche avere ben chiaro cosa la massa voglia, comprenderne le passioni e veicolare un messaggio che faccia presa. Ecco che subentra anche la scelta di un linguaggio che sia iconico e riconducibile al personaggio, uno studio su tendenze e trend topic, il fornire una presenza costante, misto di promozione e vita privata, che tenga ben saldo il rapporto coi propri followers. 

Chi critica gli influencer ha poco chiaro come il mondo sociale e culturale si stia evolvendo. Oggi smuove più un post di Fedez per un assistente digitale che anni fa una pubblicità di Manfredi per il caffè, perché il mondo è andato avanti, parla nuovi linguaggi e offre nuove prospettive. 

Non comprendere il meccanismo dell’influencing è comprensibile per una fascia d’età che vive il mondo digitale come un divertente giochino di cui non si conoscono (e non si vogliono conoscere) le regole, schiavi di un pensiero ristretto che fatica a comprendere il nuovo. Un ostacolo che spesso appare evidente in certi commenti su Facebook, ad esempio, in cui persone palesemente fuori contesto si pongono come i maestri di vita di cui nessuno ha bisogno. Ecco, non è a questi raminghi digitali che gli influencer si rivolgono. 

L’influencer vuole colpire il giovane pubblico dei social media, ritagliarsi il suo seguito e crearsi la propria base. Ed è giusto, perché l’influencer d’effetto è colui che ha compreso certe dinamiche, le ha studiate e sperimentate, in continua esplorazione delle nuove possibilità offerte dal mondo di Internet. 

Dare addosso agli influencer può anche esser una sorta di catartica vendetta da parte dei cosidetti wannabe, gente che vorrebbe esser così importante ma che per vari motivi, principalmente l’incapacità, abbraccia il fallimento. 

Gli influencer sono un elemento della moderna quotidianità, sono persone che hanno scoperto come accanto ai lavori tradizionali se ne stiano creando di nuovi. E da quelle comprensione sono passati all’azione, hanno scelto di impegnarsi, anche tramite sacrifici, per ottenere un risultato che possa aver rilevanza nel presente e soprattutto nel futuro. 

Tutti noi, in diversi modi, siamo soggetti alle influenze di queste personalità carismatica. Anche nel criticarli, andiamo a cercare le loro nuove interazioni social, cerchiamo una falla nella loro attività o godiamo dei loro scivoloni. È comunque un legame che si è costruito, forse ancora più forte che non la pura ammirazione. 

Rivalutiamo il ruolo dell’influencer, della sua importanza, ma soprattutto dell’impegno che c’è dietro un successo. La prossima volta che ci viene da pensare “Ma puoi capire che ci vuole!”, anziché dirlo mettiamoci alla prova e vediamo se riusciamo anche noi a diventare influencer. Magari ci riusciremo, o forse falliremo miseramente, comunque sia avremo compreso che l’influencer è un duro lavoro, ma almeno è proiettato nel presente e forse nel futuro.  

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