CULTURA

NATE SOTTO IL SEGNO DELLA BILANCIA

Chi non ha conosciuto l’amore di una donna Bilancia, non ha conosciuto l’Amore.

Proprio così, la parola chiave di questo versatile animale sociale è proprio “Amore”, un concetto al quale viene automatico conferire un contorno un po’ più ampio di quello canonico.

Segno d’aria, il settimo nel cerchio dello Zodiaco, quello della Bilancia è il segno-emblema dell’ultima ratio, per il suo evidente collegamento con l’ambito della giustizia.

La stessa parola “Bilancia” deriva dal latino ed in particolare dalla combinazione della parola bis (due volte) e della parola lanx (piatto), proprio ad indicare quella sorta di attitudine a soppesare difetti e virtù del cosmo e dell’individuo; un’attitudine che consente di individuare chi punire e chi proteggere.

Esiodo la individua quale figlia di Urano e Gea e racconta che fosse una delle mogli di Zeus; con Themis, la dea della giustizia, Zeus procreò tre figlie, una delle quali fu chiamata Dike e fu dotata di bilancia e benda agli occhi e deputata alla punizione inflessibile dei delitti ed alla protezione delle aule di giustizia.

La Bilancia ama e si dedica al prossimo con grande slancio, ha un’indole particolarmente altruista e vive con folgorante empatia buona parte dei legàmi che instaura di volta in volta con i propri interlocutori.

Inconsapevolmente crea, nel rapportarsi agli altri, una sorta di gioco di ruolo che la vede in posizione dominante.

Certo qualcuno sarebbe portato a pensare che si tratti di diplomazia, ma di fatto è semplicemente l’innata capacità, tipica di questo segno zodiacale, di lasciare che gli altri facciano assolutamente – e senza nemmeno accorgersene – tutto ciò che lui vuole.

Il bello è che il più delle volte la Bilancia non usa questa sorta di “strategia diplomatica” per raggiungere uno scopo; no, questo non rientrerebbe nelle sue prerogative di inguaribile romantica alla ricerca perpetua di un equilibrio talmente perfetto da non risultare nemmeno immaginabile.

Diciamo pure che la Bilancia lo fa perché questa è la sua indole…ed anche un po’ per alimentare l’ego!

Ha notevole senso estetico, un particolare garbo nell’approccio alle situazioni, sa giostrarsi e rapportarsi con chiunque; è decisamente chiacchierona, ma allo stesso tempo sa bene quando è il momento di tacere; è intuitiva, perennemente innamorata dell’Amore come concetto in sè più che del soggetto che lo incarna; si rivela un tantino incostante nelle proprie passioni ed avrebbe bisogno di almeno dieci vite per fare tutto quello che pensa di realizzare, motivo per cui – contrariamente a quanto si possa  immaginare – tende a rimandare il da farsi ad un “poi” che non si sa bene quando arriverà.

Decisamente melodrammatica, soffre di simpatie e antipatie del tutto estemporanee, ma ai suoi occhi da civetta il mondo è popolato più da simpatici che da antipatici…e diciamo pure per fortuna!

Non vogliamo definirla una fedifraga, ma possiamo attribuirle, senza peccare di scarsa indulgenza, una certa sensibilità al corteggiamento ed alle lusinghe.

GRAZIA DELEDDA

Nuoro 27 Settembre 1871 – Roma 15 Agosto 1836

“Mutiamo tutti, da un giorno all’altro, per lente e inconsapevoli evoluzioni, vinti da quella legge ineluttabile del tempo che oggi finisce di cancellare ciò che ieri aveva scritto nelle misteriose tavole del cuore umano”

Grazia Deledda

Grazia Maria Cosima Damiana Deledda, meglio nota semplicemente come Grazia Deledda, fu una importante scrittrice italiana di origini sarde.

Iniziò la sua carriera letteraria quando era ancora molto giovane; nel 1900 sposò un funzionario del Ministero delle Finanze, tale Palmiro Madesani che, dopo il matrimonio con la scrittrice lasciò il suo lavoro per diventarne l’agente letterario.

Fu la prima donna italiana a vincere il Premio Nobel per la letteratura (1926); il riconoscimento le venne conferito il successivo 10 dicembre 1927 poiché l’anno precedente esso non andò ad alcuno per mancanza di requisiti.

Fu particolarmente stimata ed apprezzata dallo scrittore Giovanni Verga, iniziatore ed esponente di massimo rilievo della corrente del Verismo, il quale ne apprezzava proprio l’inclinazione ad affrontare le condizioni socio-culturali della sua epoca; ma in effetti la Deledda si discostò dal pensiero verista per via della sua naturale propensione a creare nell’ambito dei suoi racconti e delle sue storie, intrecci che tradivano la necessità – propria della scuola verista – di raccontare i fatti in modo assolutamente oggettivo ed impersonale.

La Deledda aveva uno stile che di impersonale aveva ben poco ed il suo modo di interloquire con il lettore conferiva ai suoi lavori un tocco di decadentismo, più propriamente tipico di chi avverte e traccia – sia pur con coerenza obiettiva – la crisi dell’esistenza umana.

Riposa oggi nella chiesetta della Madonna della Solitudine, ai piedi del monte Ortobene a Nuoro, ove sono custodite le sue spoglie.

ELEONORA DUSE

Vigevano 03 ottobre 1858 – Pittsburgh 21 aprile 1924

“Gi perdono di avermi sfruttata, rovinata, umiliata. Gli perdono tutto, perché ho amato”

Eleonora Duse

Attrice teatrale italiana, figlia d’arte nata dai due artisti Vincenzo Duse (detto Alessandro) e Angelica Cappelletto.

Simbolo indiscusso del teatro moderno, Eleonora Duse esordì sulla scena che era ancora bambina, interpretando all’età di soli quattro anni la parte di Cosetta ne “I miserabili” di Victor Hugo.

Fu un’artista decisamente sopra le righe, la sua carriera in continua ascesa la portò a fare ingresso in compagnie teatrali di grande spicco, tra cui la compagnia Pezzana-Brunetti della quale entrò a far parte nel 1975, nonché quella di Ciotti Belli Blanes che la accolse nel 1978 affidandole il ruolo di prima amorosa.

Sposò l’attore Tebaldo Cecchi e da questi ebbe una figlia; ma la Duse ebbe anche altre relazioni sentimentali, tra cui si ricordano per scalpore quella con Arrigo Boito e quella, in particolare, con Gabriele D’Annunzio, con il quale ebbe un rapporto piuttosto travagliato e turbolento, ma che amò profondamente.

La Duse ispirò buona parte dell’opera dello scrittore che, sin da quando la conobbe, nel frangente in cui intrattennero la relazione amorosa e anche dopo la loro separazione, visse una sorta di rapimento nei confronti dell’attrice, una vera e propria dipendenza emotiva dalla sua figura, arrivando addirittura a mitizzarla, fino a pensare che i suoi doni e gli oggetti che avessero un collegamento con la donna, potessero addirittura proteggerlo dalla morte.

Eleonora Duse, l’attrice italiana più grande di tutti i tempi, riposa nel cimitero di Asolo.

MARGARET THATCHER

Grantham 13 Ottobre 1925 – Londra 08 Aprile 2013

“In politica, se vuoi che qualcosa venga detto, chiedi ad un uomo. Se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi ad una donna”

Margaret Thatcher

Leader del partito conservatore britannico sin dal 1975, fu la prima donna a ricoprire la carica di Primo Ministro in Gran Bretagna, vincendo le elezioni generali del 3 maggio 1979 e rivestendo il relativo mandato a partire dal 4 maggio 1979 e sino al 28 novembre 1990.

Margaret Thatcher fu un’abilissima politica, anche nota per aver contraddistinto un’epoca (detta thatcherismo) e per aver contemperato la corrente conservatrice propria della sua formazione politica con una punta di liberismo che le consentì di riscuotere il largo consenso del partito e le valse il titolo di “The Iron Lady” (La Donna di Ferro), proprio per la fermezza con cui condusse le sue riforme economiche e fiscali.

Tra le sue letture, particolarmente degna di nota è quella del religioso Francesco d’Assisi, tanto da far sì che la Thatcher lo citasse, appena dopo essere stata eletta premier britannico, parafrasandone un pensiero: “Dove c’è discordia, che si possa portare armonia. Dove c’è errore, che si porti la verità. Dove c’è dubbio, si porti la fede. E dove c’è disperazione, che si possa portare la speranza”.

Figura controversa e particolarmente acclamata per aver gestito personalmente e con grande abilità, nella primavera del 1980, l’ultimatum posto da alcuni terroristi arabi che avevano preso d’assalto l’ambasciata iraniana a Londra chiedendo il rilascio di 91 loro connazionali detenuti in Iran.

Da quel momento in poi acquisì sempre maggiore popolarità e consenso per le sue doti di stratega, guadagnando la fama di grande combattente.

Fu stroncata da un ictus all’età di ottantasei anni, ma la sua memoria è e sarà sempre viva tra le fila del popolo britannico.

In occasione dei funerali di Stato che si tennero per la sua dipartita ed ai quali partecipò anche la Regina Elisabetta, il Big Ben non suonò, in segno di cordoglio, per l’intera giornata, cosa che non accadeva dai funerali di Wiston Churchill celebrati nel 1965.

Copyright foto copertina: https://www.vistanet.it/2017/08/15/ferragosto-noia-non-ti-conosco-gli-appuntamenti-non-perdere-sardegna/

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2 risposte »

    • Concordo in pieno…diciamo che ho analizzato le cose con cognizione di causa 😉

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