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MIMMO LUCANO E IL MODELLO RIACE. DA NOBILE IDEA A BRILLANTE STRATEGIA

Mimì Capatosta è il soprannome che qualcuno ha affibbiato ad uno dei più caparbi e volitivi uomini politici che la storia di Riace e della Calabria intera possa annoverare.

Mimmo Lucano è il suo vero nome e la sua idea di accoglienza e di integrazione degli stranieri è un’idea lungimirante, un faro che si pone contro la speculazione che da oltre vent’anni a questa parte ed in maniera sempre più evidente si consuma sulla pelle dei migranti.

Nel 1998 Riace è una comunità ridotta all’osso, il paese è in stato di abbandono e risulta popolato da poco meno di mille persone. Uno spopolamento che lascia presagire che quello sia un luogo finito, un paese quasi fantasma che non pullulerà mai più di gente e non manifesterà alcuna vitalità futura.

Ma in quel luogo dimenticato da Dio e dal mondo accade qualcosa; il caso vuole che nel luglio del 1998 sbarchino sulle coste di Riace Marina dei migranti di origine curda in fuga dalle persecuzioni subite nei loro luoghi nativi.

Lo sbarco è un’occasione per Mimmo Lucano che in quella gente non vede nulla di pericoloso, ed anzi l’opportunità di nobilitarne l’esistenza, consentendo loro di fare qualcosa per il suo paese e lasciando che il suo paese faccia qualcosa per loro.

“Ci sono persone senza casa e case senza persone” pensa Lucano; ed il gioco è presto fatto.

Mimmo Lucano fonda l’anno seguente un’associazione che si impegna sin da subito attivamente nell’accoglienza degli stranieri; la chiama “Città Futura”, forse perché rispecchia la sua idea di città del futuro, forse perché il suo sogno è che proprio la sua comunità diventi una città multietnica ed interculturale, un luogo ove la diversità sia considerata non già come un limite, ma piuttosto come una risorsa.

Lucano lavora strenuamente e si rimbocca le maniche in prima persona pur di realizzare la sua utopia, quella di dare una svolta al suo piccolo mondo, di creare un sistema virtuoso nel quale ci sia spazio un pò per tutti e nel quale tutti siano utili a qualcosa. Lavora per sensibilizzare le coscienze, perché la Calabria non è solo criminalità e degrado socio-economico, ma può distinguersi e portarsi al di sopra delle nefandezze di cui viene tacciata.

Nel 2004 diventa Sindaco del paese (lo è ancora oggi!) e può prendere anche delle decisioni concrete per realizzare il suo progetto. Mimmo Lucano non vede di buon grado il fatto che si faccia business attorno ai 35 euro che vengono erogati alle cooperative che si occupano di accoglienza degli stranieri, per ciascun migrante che ad esse fa capo.

Un individuo non vale 35 euro al giorno, forse può mangiare e dormire con meno, ma la sua dignità ha un valore di gran lunga superiore, e quei 35 euro moltiplicati per i molti migranti e per i molti, moltissimi giorni di permanenza sul territorio italiano rappresentano un punto di partenza per fare cose più grandi.

Così Lucano pensa che la chiave di volta siano proprio tutte quelle case vuote di quel paese quasi fantasma che non aspetta altro che di risplendere ancora. Decide di metterle a disposizione degli stranieri che arrivano nel suo paese e i 35 euro che sarebbero destinati alle cooperative di accoglienza diventano invece borse lavoro da destinare a creare occupazione per quelle persone provenienti da tanto lontano; perché si sentano ben accette, perché facciano qualcosa, perché trovino uno scopo nella loro nuova dimensione e sia consentito loro di ricostruire la propria vita.

Ma come spesso accade, rompere gli schemi e remare contro il sistema comporta la sua bella dose di rischio e così è per il Sindaco di Riace; proprio lui che è riuscito a ripopolare il suo paese con ben 450 stranieri che, approdativi per caso, hanno deciso di restare.

Viene sottoposto ad indagini per mano della Procura della Repubblica di Locri e tratto in arresto il 2 ottobre 2018; la misura comminata è quella degli arresti domiciliari, disposti con provvedimento del Gip Di Croce.

Esclusa la truffa aggravata, la concussione e l’abuso di ufficio, oggetto delle indagini preliminari partite l’anno precedente, le ipotesi rimaste in piedi e per le quali si procede nei confronti di Mimì Capatosta sono quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, perché da una intercettazione telefonica sembrerebbe ad avviso degli inquirenti che il Lucano volesse regolarizzare una straniera cui era stato negato il permesso di soggiorno mediante un matrimonio di comodo, e quella di affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti, il c.d. porta a porta che avrebbe visto l’affidamento del servizio da parte di Lucano a due cooperative locali non iscritte in alcun albo regionale, senza il preventivo espletamento di regolare gara di appalto.

La sventura giudiziaria colpisce non solo Mimmo Lucano, ma più in generale un modello di accoglienza intelligente e di spiccata sensibilità, dal quale tutti dovremmo imparare qualcosa. Ancora una volta l’Italietta razzista e xenofoba non è in grado di tutelare – ed anzi preferisce punire – chi ha l’intuito, l’ambizione ed il coraggio di distinguersi per generosità, altruismo e capacità strategiche straordinarie nella gestione delle emergenze.

Copyright foto: http://contropiano.org/news/politica-news/2018/10/02/arrestato-mimmo-lucano-sindaco-di-riace-0108086

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