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TRUMP E GLI STATI UNITI: DUE ANNI DOPO, ARRIVANO LE MID-TERM ELECTION

All’indomani dell’elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti, il mondo intero si è svegliato preoccupato per l’arrivo nello Studio Ovale di un personaggio considerato una mina vagante. Le sue politiche piuttosto dure su certi aspetti della vita sociale americana (immigrazione in primis) sembravano esser una discriminante che, nel medio-lungo periodo, avrebbero condotto Trump ad un’empasse. 

Non sono certo mancati scandali e polemiche, con collaboratori silurati in malo modo, guerre all’ultimo tweet e antipatia mai celata con il mondo della stampa. Ma questa sfiducia in Trump, come si conciliava con la sua elezione? Perchè per esser inquilini della Casa Bianca bisogna essere votato dagli americani, non dimentichiamolo. 

L’illusione che ha la maggior parte del mondo è che gli Stati Uniti siano le metropoli come New York, che i grandi politici siano quasi sempre i democratici e che l’America sia la nazione culturalmente e socialmente più progredita. In tal senso, sarebbe meglio ascoltare con attenzione una delle migliori presentazioni dell’America moderna, fatta all’interno della serie The Newsroom da un ispirato Will McAvoy (Jeff Daniels).

Trump è stato eletto da un’ America poco conosciuta, quella delle periferie, quella rurale che è costituita, nel proprio tessuto sociale, da aspetti sociali che, agli intellettuali americani, piace far credere siano stati sradicati sul finire dello scorso millennio. 

La campagna elettorale di Trump ha colpito nel segno perché ha saputo parlare maggiormente a questa grossa fetta dell’elettorato americano, che gli ha dato l’accesso alla Casa Biaca praticamente alle primarie del partito repubblicano, rendendo la sfida tra Elefante ed Asino una pratica facilmente risolvibile. Con la collaborazione di una candidata democratica, Hillary Clinton, reduce da una non proprio idilliaca esperienza governativa e spinta dalla malaugurata scelta di correre per la presidenza sfruttando il cognome del marito Bill, uno dei più amati ex presidenti americani. 

Ed ora Trump, dopo avere messo in atto la propria politica per due anni, si trova ad affrontare il primo vero confronto con l’elettorato, attraverso il meccanismo delle elezioni di medio termine (mid-term, per dirla all’americana). 

In questa tornata elettorale vengono chiamati in causa gli elettori che devono dare una sorta di valutazione sull’operato del Presidente. Durante le mid-term sono messi in palio 435 seggi della Camera dei rappresentati, un terzo dei Senatori e i governatori di trentasei su cinquanta degli Stati che compongono l’Unione. 

Nonostante non sia direttamente messo in gioco il ruolo presidenziale, è facilmente intuibile come un’elezione del genere possa influire direttamente sull’operato dello Studio Ovale. In base all’esito delle urne, infatti, è intuibile come l’operato del presidente sia percepito dalla popolazione, che in questa tornata elettorale può impartire la propria approvazione o manifestare il disappunto verso le azioni della Casa Bianca.  Arrivando a metà del mandato presidenziale, questa opinione popolare può influire direttamente sul restanto mandato del presidente in carica. 

Ora tocca a Trump affrontare questa sfida, sapendo che con l’eccezione di Clinton (1998) e Bush (2002), dal 1938 nessun Presidente ha mai portato a casa la vittoria nelle mid-election. Riuscirà Trump ad incassare il favore popolare il 6 novembre?

Fino ad un mese fa, il risultato sembrava scontato in favore dei democratici, che avevamo recuperato consensi in modo evidente, tanto da far coniare il termine di blue wave (onda blu) per indicare una rimonta incredibile. I due anni di continuo attacco all’Amministrazione Trump da parte di media e esponenti della cultura americana è stato lo strumento prediletto dei democratici per scalfire il potere di Trump, ma è davvero stata la mossa giusta? La situazione sembra esser cambiata , con la messa a repentaglio della vittoria alla Camera che sembrava ormai saldamente in mano democratica. 

Punto di svolta è stato il caso Kavanaugh. La nomina del giudice alla Corte Suprema è stata caratterizzata dalle polemiche contro questa nomina dopo le accuse di molestie sessuali mosee al candidato. L’effettiva nomina è stato un duro colpo per le velleità democratiche, uno smacco che invitabilmente ha dato ancora più soldità alla figura di Trump e al suo endorsement. 

In attesa dei risultati, pare che ai democratici questa tornata elettorale di mid-term possa tornare utile come primo passo verso la nuova campagna elettorale che metterà in palio la Casa Bianca nel 2020. E forse i risultati daranno al partito dell’asinello nuovi spunti per imbastire una campagna elettorale più proficua. 

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