CULTURA

CINEMA Vs STREAMING ONLINE: UNA BATTAGLIA TRA COLOSSI

In principio fu la querelle tra i registi, guidati da Pedro Almodovar, che non accettavano la presenza alla kermesse di Cannes di film non transitati in sala. L’attacco, nemmeno troppo velato, a Netflix e al suo Okjia era frutto di una concezione della fruizione dei film tradizionale, che vedeva il cinema come una religione le cui cattedrali sono le sale cinematografiche. Pensare che un regista partorisca un film e che questo non passi prima al cinema rasenta la blasfemia. 

Eppure, grazie a Netflix, diversi film rifiutati dalle major sono diventati realtà proprio grazie all’impegno del colosso dello streaming, che ha dato loro una chance. Passi che in alcuni casi, come Titan o War Machine, se non sono stati valutati positivamente dal cinema ‘tradizionale’ forse c’era una motivazione più che valida, ma alcune interessanti produzioni, come il recente The outlaw king, avrebbero meritato in effetti un passaggio sul grande schermo. 

Quindi, verrebbe da pensare, Netflix, come altri servizi di digital entertainment, sono un’ultima spiaggia per progetti scartati, perché accanirsi così tanto? Perchè potenzialmente questo segna un’innovazione nella fruizione dei film che allontana dal circuito classico. Una paura che non solo colpisce i registi attempati, ancorati ad una visione del cinema quasi naif, ma attacca l’interesse della distribuzione e di ciò che ruota attorno a questo mondo. 

A smitizzare questa paura, basterebbe prendere in considerazione l’esempio di Sulla mia pelle, film ispirato alla vicenda di Stefano Cucchi, che ha trovato casa su Netflix, ma che negli stessi giorni è stato distribuito anche in qualche sala. Premessa: gran parte della rete distributiva ha rifiutato di poriettarlo. 

Numeri alla mano, circa 70 sale cinematografiche hanno proiettato il film di Cremonini, una scelta che ha fruttato 250,000 euro di incassi, con circa 37,500 biglietti staccati. E non dimentichiamo che si parla di numeri fatti da sale medio-piccole, non dai colossi. Inevitabile fare due ragionamenti, che portano ad una conclusione: ognuno fruisce il cinema come meglio crede. 

Per intendersi, Blade Runner 2049 è un film da sala, fosse andato direttamente in streaming domestico avremmo storto il naso. Ma alla fine, si tratta di scelte produttive, spinte anche da contingenze del momento, alimentate da una rivoluzione del modo di fruire il cinema che, come ogni novità, inizialmente spaventa. 

In tutto questo, il mese scorso arriva un decreto salva-cinema, che sarebbe meglio battezzare ammazza-Netflix. Firmato dal ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli, questo decreta sancisce che per legge devono esser fissata delle finestre di uscita dei film nelel sale. Un aspetto che finora era stato lasciato autonomamente gestibile da aziende di distribuzione, sale e varie piattaforme. 

Bonisoli commentò così la firma del decreto: “Mi accingo a firmare proprio oggi: si tratta del decreto che regola le finestre in base alle quali i titoli cinematografici potranno essere offerti nelle sale e solo dopo potranno essere distribuiti su tutte le piattaforme che si vuole. Penso che sia importante assicurare che chi gestisce una sala cinematografica sia tranquillo nel poter programmare dei film senza che questi siano in contemporanea disponibili su altre piattaforme e quindi poter sfruttare appieno l’investimento che serve nel migliorare le sale, nel rendere sempre più ricche e sempre più emozionante sempre più in grado di dare un’esperienza unica”. 

In pratica, si ostacola un movimento di fruizione del cinema che, grazie alle nuove tecnologie, sta prendendo piede, a scapito del cinema tradizionale. Se da un lato si può comprendere la volontà di tutelare una categoria, non si può però porre dei vincoli stringenti ad un’altra realà. 

Netflix (come Apple o Amazon), non potendo avere la possibilità di proiettare in sala e contemporaneamente sul proprio servizio nuovi prodotti, potrebbe valutare di non effettuare il passaggio in sala. E sarebbe comprensibile. 

In una relatà in cui il download illegale di film è ancora profondamente radicata, un servizio streaming deve chiedersi quanto possa esser allettante per un utente attendere il passaggio in sala del film desiderato, aspettare una settimana  e poi scaricare lo stesso per una visione casalinga. In pratica, perché andare al cinema o pagare l’abbonamento a Netflix, se mi basta pazientare per avere tutto gratis?

E chi invece, onesto cittadino, aborre il download illegale? Sarebbe potenzialmente costretto ad abbonarsi a più servizi, in base a dove il film desiderato sarà disponibile. Senza contare chi ancora venera il cinema da sala, che avrebbe preferito la visione su grande schermo a quella domestica, ma che grazie alle conseguenze di questo decreto si vede privato di questa possibilità.

In realtà, questo è un precedente piuttosto inquietante. In un’ottica di libero mercato, si impone un comportamento ai produttori, a tutela di una categoria, che però penalizza l’utente finale, che viene privato della sua libertà di scelta. Sembrerà eccessivo, ma questo decreto porterà inevitabilmente i produttori a fare scelte che impatteranno direttamente sull’appassionato. 

Tutto questo per la paura di una nuova modalità di vivere il cinema, ennesima tappa dell’evoluzione tecnologica, ancora una volta foriera di cambiamente nella vita quotidiana. Ed ancora una volta, anzichè comprendere e creare una sinergia con l’innovazione, ci si ritrova a combatterla con ostinazione e chiusura mentale. Eppure è stato dimostrato che spesso questo atteggiamento complica le cose, basterebbe cercare quali film hanno affrontato l’argomento e rivederli. Cinema o salotto non farebbe differenza, in questo caso. 

Immagine di copertina

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