CULTURA

IMMA TATARANNI E LE TRAPPOLE DEL PASSATO: INTERVISTA A MARIOLINA VENEZIA

Dopo il grande successo di “Mille anni che sto qui,  saga familiare ambientata a Grottole, in provincia di Matera, di cui Mariolina Venezia è originaria, la scrittrice ha dato prova del suo indiscutibile talento sperimentando altri generi letterari, tra i quali il poliziesco. Così dalla sua penna nasce la più esuberante e intemperante PM della procura di Matera: Imma Tataranni, un personaggio sui generis, autorevole e dalle posizioni nette, che si aggira per la Basilicata, risolvendo le nuove sfide che le si presentano dinanzi, in tacco dodici e inimmaginabile grinta. Dopo “Come piante tra i sassi (2009), nel quale debutta il personaggio di Imma, e “Maltempo” (2013), in Rione Serra Venerdì” la Tataranni è alle prese con una nuova inchiesta: l’omicidio di una sua ex compagna di classe e le insidie del passato.

Oltre che i conti con se stessa, segreti inconfessabili, fatti storici taciuti e un quartiere progettato per ricollocarvi gli abitanti dei Sassi dopo l’esodo forzato degli anni ’50, quali altri sfide dovrà affrontare la nostra Imma?

Dopo “Mille anni che sto qui”, attraverso cui si racconta la storia di un territorio tramite le vicissitudini di una famiglia, cosa l’ha spinta a dedicarsi al genere poliziesco?

“Mille anni che sto qui” inizia con l’Unità d’Italia e finisce nel 1989, che è l’inizio della globalizzazione; mi piaceva continuare a raccontare le storie della Basilicata, le storie di questo territorio con le sue contraddizioni, i suoi conflitti, le storie di questa terra rimasta molto arcaica dove la modernizzazione ha un impatto ancora più immediato e, addirittura, più violento. Ma la forma della saga, che avevo adottato in “Mille anni che sto qui”, era la meno adatta a raccontare tutto questo.

Nel frattempo si è delineato nella mia mente il personaggio della PM Imma Tataranni, e mi sono resa conto che la forma del giallo poteva essere molto adatta a raccontare delle storie ambientate in terra Lucana. Nel giallo c’è il personaggio del detective che cercando di risolvere un caso viene in contatto con persone, luoghi, situazioni e questo mi permetteva di continuare a raccontare quello che avevo iniziato con “Mille anni che sto qui”.

Quindi è nato “Come piante tra i sassi”, che è il primo romanzo con Imma Tataranni.

In “Rione Serra Venerdì”, sua ultima opera letteraria, la PM celebra, nel suo stile cinico, una rimpatriata tra ex compagni di scuola. Possiamo dire che, in questo caso, oltre che una ricostruzione delle indagini, la PM effettui anche un’indagine su se stessa?

 Intanto vorrei dire due parole su Imma Tataranni: è una PM che lavora alla procura di Matera. È un personaggio sui generis, spesso quando si parla di un personaggio femminile autorevole e con una vita professionale intensa e ben riuscita, viene descritto come tormentato: per esempio c’è spesso la detective bella ma sfortunata in amore, oppure con problemi in famiglia. Invece io ho voluto raccontare una donna con una vita professionale e familiare ben riuscita. Magari spesso deve rincorrere le cose perché si sente un po’ inadeguata a riuscire a fare tutto bene come vorrebbe, ma non ha quel senso di colpa che spesso hanno quelle eroine raccontate dagli uomini.

La nostra Imma, invece, ha un marito che le è devoto, che la ama e che si occupa della famiglia e che ha un approccio più morbido che permette di tenere insieme le cose, mentre lei è una donna che ha delle posizioni molto nette, molto anticonformista pur essendo una donna normalissima.

Non è un’eroina da romanzo, è un personaggio molto realistico che riprende le caratteristiche della vita delle donne che lavorano, a volte in affanno, ma non necessariamente tormentate.

Viene descritta anche con un aspetto molto particolare: è alta 1 metro e poco più, ha la quinta di reggiseno, i capelli crespi rossi che tinge spesso da sola, si veste con abbinamenti improbabili e tacco 12, ma lei è contenta così, non si svilisce.

È una donna che non ha avuto nulla in regalo, viene da una famiglia molto umile, e dalla sua parte ha sempre avuto il grande impegno profuso negli studi, e una memoria formidabile.

Infatti in “Rione Serra Venerdì” si trova ad indagare su una sua compagna di classe che è stata uccisa e si rende conto che la chiave di questo omicidio va cercata ai tempi del liceo; per poi accorgersi che quello che ricordiamo non è esattamente rispondente a ciò che è davvero successo.

Mi sono divertita a fare una riflessione sulla memoria, una riflessione di tipo proustiano.

La stessa Imma, per esempio, ricostruisce le cose attraverso gli odori, come se i sensi fossero porte che ci immettono sulla memoria.

Se il macrotema di questo romanzo è la memoria del passato, secondo lei quanto è importante conoscere la propria storia e quella del territorio da cui si proviene?

“Rione Serra Venerdì” non è solo un viaggio nella memoria di Imma, ma è anche un viaggio nella memoria di questa terra, la Basilicata, infatti si va indietro nella storia e si toccano gli anni ’70, ma anche il periodo in cui gli abitanti dei sassi furono portati ad abitare in dei rioni; rione serra venerdì è uno di questi.

Si va ancora indietro negli anni dopo il rinvenimento di lastre fotografiche e si torna al periodo che segue l’Unità d’Italia e quindi si va a scoprire un fatto storico volutamente non raccontato.

Come i ricordi personali non sempre corrispondono alla realtà di ciò che è successo, vale lo stesso per i ricordi storici. La storia, si sa, viene raccontata dai vincitori e quindi a posteriori ci si rende conto che alcune cose sono diverse da come ce le hanno raccontate. Tant’è vero che si solleva la famosa questione meridionale: come mai i meridionali all’indomani dell’Unità d’Italia, dopo la sconfitta del brigantaggio, hanno iniziato ad andarsene in America, ad emigrare e a lasciare vuoti i paesi, c’è un nesso fra queste cose? Questo nesso non è mai stato messo troppo in luce scolasticamente parlando. Quindi sembrava che se ne andassero in America, che emigrassero, perché nel loro paese non c’era lavoro, non c’era ricchezza, ma forse pian piano si scopre che invece la ricchezza c’era, ma è stata presa da qualcun altro. Quindi c’è una rivalutazione, una revisione della storia e del passato in generale.

Continuando a parlare di territorio, in questi ultimi anni la Basilicata sta vivendo un momento di riscatto, complice anche Matera 2019-Capitale Europea della Cultura, in che misura pensa che la valorizzazione turistica e culturale di un territorio sia direttamente proporzionale alla sua reale crescita?

Non so se lo chiamerei momento di riscatto, sicuramente sta vivendo un momento di cambiamento. Un cambiamento molto delicato e bisogna vedere come si evolve perché tutta la vicenda di Matera 2019 ha sicuramente attirato l’attenzione su una regione che fino a qualche tempo fa era praticamente sconosciuta. Bisogna vedere come si riesce a gestire questa cosa, bisogna stare attenti che il turismo non diventi l’ennesima spoliazione della regione.

In tutti i libri di Imma Tataranni racconto questo periodo di globalizzazione, di come impatta la modernità sul territorio e del fenomeno turistico che diventa sempre più invadente, questa città che si compiace di essere finalmente riconosciuta là dove fino a qualche decennio fa l’unico racconto della Basilicata era affidato a “Cristo si è fermato ad Eboli”.

Adesso c’è un’esposizione mediatica, e flussi turistici elevati, però bisogna vedere fino a che punto i lucani sono in grado di essere protagonisti di questo cambiamento e di non farsi invece sovrastare dalle cose, ottenendo al contrario una depauperazione delle risorse, come è successo con il petrolio.

 In ogni libro di Imma Tataranni affronto un tema più vasto del singolo giallo: in “Come piante tra i sassi”sono le scorie nucleari, in “Maltempo” è il petrolio, quindi l’impatto che ha avuto sulla regione, invece in “Rione Serra Venerdì” è la storia, come viene raccontata; nell’ultimo romanzo che sto scrivendo, do questa anticipazione, parlo proprio del turismo e della speculazione edilizia e di come viene cambiato il paesaggio.

Il linguaggio dei suoi romanzi è sempre molto ricco e curato, riesce sempre a descrivere in modo preciso, nei dettagli, la Basilicata, il suo panorama umano e geografico. Oltre che per una questione puramente affettiva, per quale motivo ha deciso di ambientare le storie dei suoi romanzi in Basilicata?

Non sono tutti ambientati tutti in Basilicata. Diciamo che questa terra è molto affascinante dal punto di vista paesaggistico e umano, la globalizzazione è arrivata tardi, quindi fino agli anni ’80 c’erano ancora delle tradizioni ancestrali e dei contrasti molto forti.

Là dove i contrasti sono molto forti ci sono più possibilità di storie e tutte le storie diventano emblematiche, perché quando in un territorio, ciò che altrove è successo in un numero di anni maggiore, accade in maniera molto veloce, si ha una sorta di metafora. Quindi raccontare della Basilicata è come raccontare dell’Italia, però in Basilicata le situazioni sono più estreme, in qualche modo più evidenti. C’è anche da dire che è una regione molto poco raccontata, è sempre molto più interessante raccontare un luogo che non si conosce.

Concludendo e tornando al personaggio di Imma Tataranni, quanto il personaggio è ispirato alla sua autrice o viceversa?

Questa è una cosa che mi chiedono in molti, non è per niente ispirato a me. Quello che posso dire è che non è Imma Tataranni che somiglia a me, casomai il contrario. Nel senso che è un personaggio che ha delle caratteristiche molto diverse dalle mie, vive una vita molto diversa dalla mia, ma anche caratterialmente non è così simile a me. Un po’ per il fatto dell’altezza in molti la assimilano a me, però Imma ha un carattere talmente forte che alla fine forse mi sta un po’ influenzando.


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