CULTURA

LA DISCENDENZA DIVINA DI ELENA E IL MITO DI LEDA E GIOVE

POMPEI – L’AFFRESCO A LUCI ROSSE  DI LEDA E GIOVE

Poco più di un secolo fa, il grande scrittore tedesco Goethe scriveva nel un suo saggio intitolato Viaggio in Italia di quanto Pompei  fosse una sorpresa costante per i suoi visitatori:

Con la sua piccolezza e angustia di spazio, Pompei è una sorpresa per qualunque visitatore; …tutto, stanze, corridoi, loggiati, è dipinto nei più vivaci colori…

Non molto tempo dopo, un suo contemporaneo austriaco, Klemens von Metternich, aggiungerà: 

Niente è singolare come questa reliquia, vecchia di diciassette secoli. La sorte sembra averla sepolta per dare alle generazioni future un’idea completa delle abitudini romane. La ventesima parte di Pompei appena è riportata alla luce.

Parole che risuonano a distanza di tempo di estrema attualità se si considera l’ultimissima notizia di un nuovo importante ritrovamento nell’antica città sommersa dalla lava ben 1939 anni or sono.

Nella camera da letto di una domus di Via del Vesuvio, forse appartenuta a un ricco commerciante, è stato ritrovato da pochi giorni uno straordinario affresco raffigurante Leda, la bellissima regina di Sparta, mentre viene ingravidata da Giove, il padre degli Dei che, per possederla prende le sembianze di un cigno.

L’affresco ritrovato in ottimo stato, è stato scoperto «durante i lavori di riprofilatura dei fronti di scavo», uno dei lavori finanziati con fondi europei che si stanno portando avanti nella Regio V della cittadella romana.

L’archeologo lucano, Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico, lo ha definito un ritrovamento «eccezionale e unico» proprio per la fattura del ritratto di Leda, reso particolare per le immagini estremamente ammiccanti e licenziose  e «diverso da tutti gli altri fino ad oggi ritrovati in altre case».

Nella cittadina romana, spiega, il riferimento al mito greco di Leda e il cigno, «è piuttosto diffuso», mai però era stato ritrovato «con questa iconografia decisamente sensuale, che sembra guardare – ipotizza l’archeologo- al modello scultoreo di Timoteo», importante scultore greco del IV secolo a.C.

IL MITO

Il mito descritto da Ovidio nelle Metamorfosi racconta che Zeus innamoratosi perdutamente di Leda, la bellissima regina di Sparta e sposa del re Tindaro, per poterla possedere scese dall’Olimpo e raggiunse la vetta del monte Taigeto. Mentre la fanciulla dormiva sulla sponda del fiume Eurota, il padre degli Dei  ( nonché maestro di travestimenti quando si trattava di sedurre belle fanciulle) si avvicinò a lei sotto forma di candido cigno, spandendo attorno un intenso e inebriante profumo di ambrosia e accarezzandola  su tutto il corpo con il collo sinuoso. Quella stessa notte, però, l’affascinante regina giacque anche con suo marito. Di entrambe le unioni Leda rimase gravida. Generò quattro figli: i Dioscuri ( Castore e Polluce) Clitemnestra ed Elena. Di tale progenie due su quattro fu divina. Sempre secondo il mito Elena  e Polluce erano figli di Zeus. Elena, la cui bellezza divina viene decantata da Omero nell’Iliade, sarà fautrice della guerra d’amore più nota della storia.

L’ALLEGORIA DEL MITO NELLA PITTURA

In pittura il mito di Leda e il cigno rappresenta l’intraprendenza sessuale maschile, in base alla quale, originariamente, anche l’inganno risulta lecito per giungere all’unione sessuale. Sotto il profilo iconografico il successo di Leda giacente posseduta dal cigno è legato all’immagine traslata dell’accoppiamento tra uomo e donna, coperto dall’allegoria del mito. Sotto il profilo simbolico rappresenta – e forse un tempo propiziava – la potenza sessuale maschile.

Moltissimi furono i grandi artisti della storia dell’arte che si cimentarono nella realizzazione pittorica di questo celebre mito.

Tra questi ricordiamo: Leonardo da Vinci, Correggio, Thodore Gricault, Sellaer Vincent, Franois Boucher, Paul Cezanne, Henri Matisse, Salvador Dal, Anthony Tiffin, Fernando Botero.

 

 

 

 

 

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