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LE API E LA RICERCA DEL BENESSERE. INTERVISTA AL DOTT. PIETRO PAOLO MILELLA, CONSULENTE DI APITERAPIA

Tutti a scuola di Apiterapia.

“Cura con le medicine, guarisci con i cibi”, dice un antico detto della medicina cinese tradizionale.

Un concetto decisamente rivoluzionario per la cultura d’occidente, che ci svela come il cibo sano, e soprattutto naturale, possa rivelarsi la via più efficace per prevenire, gestire, ma anche trattare gli squilibri nei quali può incappare il nostro organismo.

Questo modo di guardare alla ricerca del benessere è proprio della medicina non convenzionale, settore nell’ambito del quale si inserisce l’apiterapia; si tratta di una pratica terapeutica molto antica, da sempre praticata nel mondo orientale e che da qualche decennio a questa parte sembra attirare l’attenzione anche della cultura d’occidente, in campo medico e paramedico.

L’apiterapia si prefigge di trattare le malattie (o sarebbe meglio dire gli squilibri!) con i prodotti raccolti, trasformati e secreti dalle api.

“I doni delle api” sono alimenti particolarmente importanti nella ricerca della salute e le loro innumerevoli proprietà nutrizionali e terapeutiche li rendono indispensabili nell’ambito di una corretta nutrizione.

Della divulgazione della cultura delle api e dei loro doni in chiave curativa e riequilibrante, si occupa l’Associazione Italiana di Apiterapia, che si prefigge lo scopo di promuovere la crescita di tale pratica terapeutica in tutti i suoi aspetti, tanto dal punto di vista medico-scientifico, quanto dal punto di vista economico e sociale, nel tentativo di sensibilizzare la collettività rispetto a tale pratica ed all’importanza delle salvaguardia delle api.

MetisMagazine ha intervistato per i suoi lettori il Dott. Pietro Paolo Milella, Biologo, Naturopata, Consulente di Apiterapia e Consigliere di Direttivo dell’Associazione Italiana di Apiterapia, per lasciarsi incuriosire da questa pratica così insolita e scoprire insieme ad un grande professionista del settore, i prodigiosi segreti della natura e dei piccoli abitanti dell’alveare.

Buongiorno Dott. Milella, grazie per aver acconsentito a rilasciare un’intervista al nostro magazine. Potrebbe raccontare ai nostri lettori cos’è e di cosa si occupa l’Apiterapia? 

Buongiorno a Voi! Vi ringrazio prima di tutto per la cortese ospitalità sul vostro magazine, che mi permette di intervenire sull’Apiterapia.

Tra i rimedi naturali, quali la fitoterapia per esempio, l’apiterapia impiega i prodotti dell’apicoltura più noti, come il miele, il propoli, il polline, la pappa reale, ecc., più alcune nuove tecniche di riequilibrio organico, come l’aromaterapia.

L’apiterapia era una medicina praticata già in Cina in epoche remote. In una tomba del terzo secolo a.C. fu trovata una pergamena in cui erano indicati dei rimedi medici, tra i quali l’impiego di miele per alcune malattie. Queste “ricette mediche” le si ritrovano in altri “libri” cinesi (in bambù) del primo secolo d.C., come rimedio per l’asma, tosse ed estese, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, ad altre patologie.

Dalla Cina tali pratiche passarono in India. L’Ayurveda, prevede l’uso del miele per aiutare la mente e il corpo in modo naturale, come la cera è l’ingrediente non plus ultra per le creme e rossetti medicati.

Ricordiamoci che in Egitto il processo d’imbalsamazione prevedeva l’impiego di miele balsamico e propoli, e parliamo di 6000 anni fa.

La diffusione di queste esperienze arrivarono in Grecia. La scuola greca di Ippocrate codifica il miele come un rimedio per le ferite, scottature e aiuto ai convalescenti. Ne scrive pure Aristotele (348-332 a.C.) e Galeno, che trasferisce nella medicina latina quelle conoscenze che rimarranno in uso per secoli, inclusa quella tradizionale araba.

L’apiterapia e la fitoterapia condividono l’esperienza alimentare: il miele, il polline e la pappa reale sono alimenti ben noti; nella fitoterapia, la fitoalimurgia, la pratica di nutrirsi di erbe selvatiche, è un’applicazione dei rimedi naturali. Attualmente in Corea e in Cina, dove l’agopuntura è di casa nelle Università, le ricerche mostrano che l’impiego dell’apiterapia, con le punture di api in particolari punti di digitopressione (apitoxoterapia) possono alleviare artropatie “refrattarie” ad alcuni farmaci.

Quando e come è nata la sua passione per questa pratica terapeutica?

Un caro amico che ora risiede in Basilicata, mi prestò più di vent’anni fa dei libri di Steiner, che inneggiavano alle api e ai grandi benefici che esse arrecavano ai contadini che le accudivano. Come biologo, dopo aver studiato in Ecologia gli esperimenti sulle api del premio Nobel von Frisch (quasi coevo di Steiner), quelle letture mi diedero da pensare: perché le osservazioni di Steiner (di un secolo fa, si badi bene) erano condivise in epoche e Paesi diversi? Come mai risultava, da una ricerca del 2008, che gli apicoltori tedeschi anziani godessero di una migliore salute nel comparto dei lavoratori agricoli? Come naturopata e consulente nutrizionista alcune risposte erano chiare, altre totalmente oscure. Dopo anni, finalmente, incominciano ad arrivare molte risposte.

Chi decide normalmente di avvalersi di un rimedio così insolito rispetto alla medicina convenzionale, ma al contempo diverso anche da quelli non convenzionali a più larga diffusione?

Molti si avvicinano perché hanno sentito che il miele fa bene alla tosse, che aiuta la cicatrizzazione delle ferite, che migliora in certi casi la pelle, ma non comprendono il perché.

Utilizzano il polline, scoprendo che aiuta la concentrazione e lo sforzo fisico ed intellettuale; oppure il propoli per rinforzare le difese immunitarie, o tenere a bada alcune candidosi.

Restano i “come mai?”. Poi scoprono che, con le dovute attenzioni, possono usare questi rimedi con naturalezza, nella dieta quotidiana. Perché, come per la fitoalimurgia, sono cibi connaturati all’uomo da millenni.

Quali sono le patologie più comunemente trattate attraverso l’apiterapia ed in che modo vengono utilizzati i prodotti delle api nella cura di tali patologie?

Come asseriscono altre “medicine non convenzionali”, la patologia sorge da perdite del normale equilibrio dell’organismo.

La salute è come un sottile filo di seta, elastico e resistente, ma che alla lunga, se sottoposto a carichi eccessivi, si rompe.

L’apiterapia non può sostituirsi a una corretta cura medica. Essa deve prevenire lo squilibrio di cui spesso ci si accorge in anticipo, ma di cui non si prende tempestivamente coscienza.

Fatta questa premessa, che per qualcuno risulterà banale, i campi in cui l’apiterapia può trovare una applicazione vanno dalla cicatrizzazione delle ferite e ulcere con il miele, alla capacità immunostimolante del polline e della propoli, passando dalle azioni antinfiammatorie comuni del miele, propoli e polline.

Vorrei però segnalare che quei prodotti apistici devono essere di qualità, di origine chiara e se possibile biologici, facendo la massima attenzione ai prodotti “civetta” che sono convenienti solo per chi li produce e vende, ma scarsamente utili per chi li usa.

In Basilicata, l’ampia zona boschiva, le condizioni pedologiche in alcuni tratti non particolarmente deturpati dall’uomo e la correttezza di ottimi Apicoltori, favoriscono l’apicoltura di qualità.

Chi può praticare l’apiterapia? È necessario un percorso di studi particolare che limiti eventualmente l’accesso alla pratica o può diventare apiterapista chiunque lo voglia?

La pratica dell’apiterapia è nata con l’allevamento delle api. I primi apiterapisti sono stati i contadini che avevano le arnie con le loro api, fosse pure per favorire la fruttificazione delle loro piante.

La puntura dell’ape (di cui abbiamo solo accennato, ma che meriterebbe di essere trattata con attenzione) era esperienza normale, così come lo era nutrirsi del miele spremuto (non filtrato).

Con cibo scarso e di limitata qualità si riusciva a vivere; oggi con quel cibo si “finirebbe male”.

La pratica dell’apiterapia è limitata a categorie con sufficiente specializzazione sanitaria, medici, farmacisti, biologi in prima battuta. Ma l’Associazione Italiana di Apiterapia cerca, insieme alle altre Associazioni europee, di rendere il consulente di Apiterapia (l’apiterapeuta è solo un medico), correttamente informato e addestrato, un operatore riconosciuto come healthcare practitioner, un professionista del benessere. Nel frattempo agisce con corsi d’istruzione e di applicazione per migliorare talune pratiche come l’APIcosmesi (lo scorso mese ne abbiamo tenuto uno proprio in Basilicata) e l’aromaterapia in apiari “protetti”, quest’ultimi molto ben conosciuti nel nord Europa.

Di cosa si occupa in particolare l’Associazione Italiana di Apiterapia?

L’Associazione Italiana di Apiterapia si prefigge di diffondere la conoscenza delle buone pratiche per l’impiego dei prodotti apistici per la salute umana e degli animali.

In effetti pochi sanno che in altri Paesi (Europa Orientale e Sud America) molti veterinari impiegano con attenzione miele, propoli e pappa reale per risanare animali malati o feriti. Nella loro attività di Veterinari i costi di antibiotici e antinfiammatori sono troppo elevati e comunque, se ben impiegati, i prodotti apistici possono essere positivamente utilizzati.

Due anni fa, al congresso tenutosi a Roma di Apimondia (la federazione internazionale degli Apicoltori, riconosciuta dalla FAO), una delle più note veterinarie americane (Alejandra Pasos) colpiva i presenti con le sue foto ed esperienze incredibili su cani e cavalli quasi maciullati. Animali curati con i pochi mezzi della natura, ma altrettanto a dir poco prodigiosi. Gli stessi che le legioni romane sperimentavano durante le conquiste del Mondo antico.

L’associazione ritiene che la conoscenza delle azioni dei prodotti apistici possano contribuire a migliorare direttamente (cure meno intossicanti) e indirettamente (aiutando l’ambiente con l’aiuto delle api) il nostro mondo.

Le api si stanno riducendo. In Cina stanno affrontando la sterilità delle piante con uomini-impollinatori e api-robot; le piante autoimpollinati, alla lunga, non sono una risposta efficace e la natura è in balia di tecnologie a breve respiro. L’Associazione Italiana di Apiterapia è membro di Apimondia. La Comunità Europea quest’anno ha sottolineato, con una sua risoluzione, l’importanza dell’apiterapia “come alternativa naturale al trattamento con farmaci convenzionali”.

Su internet, il nostro sito http://www.apiterapiaitalia.com/ e il blog https://apiterapia.blog/ possono aiutare la comprensione e l’approfondimento di argomenti che qui, per brevità, ho difficoltà a chiarire.

Può rivelare ai nostri lettori in cosa si distingue l’ape regina dalle altre api, quali sono le sue mansioni e com’è possibile per un apicoltore distinguerla all’interno di un alveare?

Bella domanda! Che l’ape regina fosse femmina è stata una “scoperta” di qualche secolo fa, quando ancora era il re che decideva su tutto … quindi era “maschio” quel piccolo insetto, più grande di tutte le altre api nell’arnia.

Poi viveva per anni mentre le api operaie un mese. Proprio un re!

E invece la realtà era diversa: l’ape regina era l’unica ape femmina feconda.

Oggi sappiamo che sono le operaie che indicano all’ape regina dove deporre le uova, se devono nascere femmine o maschi. Oppure se deve nascere una nuova ape regina perché quella che c’è, col tempo, è diventata “difettosa” (poco fertile, o con scarso feromone di famiglia) o vecchia.

Un’ape regina, dopo un volo nuziale, durante il quale si accoppia con almeno una dozzina di maschi (fuchi), ritorna, circondata da api operaie specializzate, alla sua arnia, dove inizia a deporre circa 1500 uova al giorno. Non ha tempo per cercare cibo, e quindi sono altre api operaie specializzate (nutrici) a alimentarla con la pappa reale. Che vita incredibile, non le pare?!

Le api sono una specie in via di estinzione. Se potesse suggerire, anche a livello istituzionale, una strategia utile alla loro salvaguardia, quale input darebbe?

Questa è una domanda alla quale da anni gli entomologi, gli ecologisti e gli agronomi cercano una possibile soluzione. Produrre super-api, resistenti alle maggiori malattie e insetti nocivi (da noi la Varroa, un acaro che parassita l’ape) in un ambiente sempre più critico (riscaldamento globale, impiego di antiparassitari, semi conciati con prodotti antimuffe, riduzione di terreni naturali), è come svuotare il mare con un bicchiere.

La popolazione aumenta di numero e con esso le aspettative per una vita migliore e con cibo migliore e maggiore.

La Comunità Europea ha reagito alla moria delle api con la messa al bando di alcuni fitofarmaci dannosi a questi insetti, e spingendo gli Stati a promuovere un’agricoltura biosostenibile (più aree con colture che sostengano il bottinamento da parte delle api).

Insieme alle Associazioni Europee di Apiterapia e a quelle degli Apicoltori saremo attenti all’applicazione di quelle direttive. Basti pensare che più del 80% della produzione agricola CE è sostenuta da insetti impollinatori, di cui le api sono quelli più controllabili!

Grazie Dott. Milella per questo suo interessantissimo contributo e per il monito ad un maggiore rispetto del pianeta e dell’ecosistema; è un impegno in cui ciascuno di noi dovrebbe profondere le proprie energie!

Grazie a Voi per lo spazio dedicato ad un tema di così grande sensibilità.

Copyright foto: https://www.miowelfare.it/news/unape-non-fa-primavera

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