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L’INCREDIBILE VICENDA DEI THREATIN, LA “TRUFFA” DEL ROCK

Che la percezione del reale sia stata indebolita dalla nostra vita digitale è ormai un dato di fatto. In più occasioni abbiamo evidenziato come l’esistenza nell’universo di pixel e codice abbia originato un distacco dalla realtà. Ci sono esempi che sono la perfetta incarnazione del lato oscuro della vita social, e tra questi spuntano i Threatin, band americana che ha ribadito come virtuale e reale siano ancora (fortunatamente) profondamente diversi.

L’idea dei Threatin è stata quella di diventare una famosissima band del web, creandosi una platea pronta ad accorrere ai concerti. Condivisibile, in un’epoca come la nostra in cui il successo parte prima da Youtube e Instagram, ma ci si dimentica che questa fama deve esser anche meritata. La band californiana sembrava comunque raccogliere sufficienti consensi. Anche se molti di voi non ne ha mai sentito parlare, sappiate che stiamo parlando di decina di migliaia di like su Facebook, un canale Youtube con migliaia di visualizzazioni, indicazioni che i Theatin stessero costruendo una solida fan base da cui erigere il loro successo. Che con certi numeri sembrebbe garantita,
roba da riempire gli stadi.

Eppure, ora che la band è in tour in Inghilterra si registra un insolito record di
date completamente…vuote! E tutti questi supporter, che fine hanno fatto?
Semplice: non sono mai esistiti supporter! Vittime della loro fame di successo, i Threatin hanno spinto troppo sulla possibilità di acquistare pacchetti di visualizzazioni e reaction sui social, speranzosi di dare il via ad una promozione digitale che li rendessi famosi. Peccato che si siano lasciati prendere la mano, con il risultato che ogni interazioni sui propri profili social sia stata da loro comprata, e quindi non genuina.

Al concerto organizzato al The Exchange di Bristol, la band aveva promesso all’organizzazione di portare almeno cento ottanta persone, che già con un seguito di migliaia di follower parrebbe un’inezia. All’inizio del concerto erano presenti ben… dieci persone! Questi auditori erano parte dello staff, che l’organizzazione ha preteso
venisse pagato dalla band, prima di suonare per una platea vuota.

Non è certo il primo caso di un concerto decisamente deludente per i Threatin. Andando ad analizzare meglio i contenuti online dei Threatin si vedono alcune cose poco chiare. Ad esempio dei loro concerti, sono disponibili solamente video registrati dalla platea, senza mai un’inquadratura chiara della band. Si vedono dei capelloni suonare e saltellare per il palco, ma mai in modo chiaro. Eppure, sarebbe ideale fare riprese decenti e con una buona post produzione, soprattutto vista la marea di follower che segue la band. Per non parlare dei videoclip dei brani, stranamente con un’unica persone tuttofare, tralasciando la bassa qualità della produzione.

A far luce sui Threatin è stato NME che ha rintracciato Billy Bingham, della band Ghost of Machine, che avrebbe dovuto aprire il concerto dei californiani al The Exchange. Bingham ha rivelato come siano andati realmente le cose:
“Credevo, da quello che ho sentito quella sera, che fosse stato il produttore ad esser stato ingannato dai Threatin e mi sentivo dispiaciuto per lui. Ma dopo qualche giorno ho realizzato tutto, scoprendo come la loro presenza online fosse tutta falsa e che probabilmente il produttore conosceva tutto sin dall’inizio, anche prima dell’organizzazione del tour. Mi ha fatto rabbia che esistano cose del genere, chi compra i like, commenti e visualizzazioni su Youtube, per poi organizzare finti concerti e mentire riguardo alle prevendite”.

Resta da chirarire una cosa: chi guadagna da tutto questo raggiro? I Threatin sostengono di avere fan e sono poi costretti a pagare penali per i concerti non andati bene. Sembrerebbe una cosa decisamente gravosa, economicamente ed emotivamente. In pratica, siamo di fronte all’ennesimo esempio di costruzione digitale di un’identità pubblica che avrebbe dovuto rendere ricco qualcuno (ancora non si sa chi, con precisione). La problematica non è soltanto nel volersi creare una visibilità fittizia, ma essa va ricercata anche nella possibilità, che viene di base offerta dai gestori dei social, che non pongono un freno a questo giro di soldi (per loro), che ha come contropartita la creazione di una finzione digitale che viene sistematicamente infranta dalla realtà.

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