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PHUBBING: STACCATE GLI OCCHI DA QUEI MALEDETTI SMARTPHONE

Immaginate questa scena: entrate in un bar per prendere un caffè con un amico. Vi guardate intorno e vi accorgete che sui tavolini ci sono tazzine fumanti, piattini con biscotti, tipici di ogni bar. Ma, nonostante le bevande e un sentore di convivialità condiviso, ad attirare l’attenzione dei clienti sono gli schermi degli smartphone.

Si tratta del phubbing, termine angolfono che indica una dipendenza da smartphone e tablet che estrania chi ne patisce dalla socializzazione reale. Questo atteggiamento, che rasenta la maleducazione, ci induce ad ignorare persone che magari sono al tavolo con noi, biascicando qualche parola, preferendo rispondere ad un tweet, un commento su Facebook o ad un messaggio. 

È un atteggaimento compulsivo, spesso inconscio, che porta a sostituire l’interazione reale con un mondo filtrato dallo schermo di uno smartphone. Phubbing significa mettere il telefonino sul tavolo durante una cena, avendolo sempre a portata di mano, quasi come se fosse un’appendice del nostro corpo. Fate una prova, quando siete coinvolti in una conversazione che perde di interesse, chi ha il telefoino a portata di mano reagirà immediatamente buttandosi sullo smartphone, eliminando la presenza reale dei presenti per trovare conforto in un mondo distante, ma più affascinante. 

Per chi è afflitto dal phubbing, il disturbo è quella fastidiosa voce reale che interrompe la navigazione online, costringendo a tornare al mondo reale, mentre si vorrebbe usare lo smartphone come scudo contro la realtà. Ma il phubbing colpisce anche nell’ambiente domestico, arrivando a spezzare relazioni che diventano solo un intermezzo tra una googlata e un commento su Facebook. Ci sono persone che alla prima cena in una nuova casa chiedono la password del wifi, premessa della necessità di doversi non tanto collegare al mondo digitale quanto annunciare che a breve si allontenerà dalle persone reali.  

Si tratta di educazione, in prima battuta. Aver di fronte una persona che ha la stessa reattività di un muro non è certo semplice. Eppure, si fanno foto, commenti online, semplicemente il phubbing estrania dalla realtà circostante.

Bisogna trovare il giusto equilibrio. Ad esempio, potreste scoprire che questi messaggi e risposte si possono dare anche in momenti di solitudine, mentre si esce di casa o in una pausa. Ma se si è in compagnia, la ragione è che si vuole condividere un momento con quelle persone che sono con noi.   Magari si potrebbe iniziare a non mettere il telefonino sul tavolino del bar, oppure istituire l’abitudine di lasciare i tablet nella giacca al ristorante. Nelle cene con amici a casa, ad esempio, provate a prendere una scatoletta, riporla all’ingresso e lasciare che tutti mettano lì il proprio smartphone.

Il phubbing è sicuramente un motivo di preoccupazione, ma rimane da capire quanto questo elemento di estraniamento sia ormai talmente radicato da essere inguaribile. A piccoli passi, però, si potrebbe tranquillamente tornare nel mondo reale. 

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