ATTUALITÀ

SIAMO TUTTI FIGLI DI SEM: DALLA MESOPOTAMIA ALLA SIRIA I SEMI DELLA ORGANIZZAZIONE SOCIALE

Il nobile sente vivere in sé tutti i suoi antenati (N. Tommaseo) e noi con i milioni di profughi siriani che ogni anno chiedono di entrare in Europa abbiamo mescolato il sangue o, se non altro, i frutti dell’intelletto.

Basta riavvolgere la storia del Vicino Medio Oriente fino a prima dell’Islam (610 d.C.), al periodo che i musulmani chiamano Jahiliyyah, ‘Età dell’ignoranza’, con il fulcro in Mesopotamia, definita da Treccani la terra fra due fiumi dove iniziò la storia.

Nel bel mezzo della cosiddetta Mezzaluna fertile, che racchiude in sé dall’Egitto all’odierno Iraq, ecco la Siria accomodata sull’orlo dell’Asia, tra il Mediterraneo e il Tigri, in quella striscia di terra ricurva così fertile e prospera da costituire per millenni la culla dell’umanità.

Questo è la regione dove vissero i diretti discendenti di Sem, figlio di Noè, che ripopolarono la Terra dopo il diluvio universale, perciò chiamati semiti.

Il racconto del diluvio, arrivato fino ai giorni nostri, può essere, quindi, ben considerato sacro non in quanto riproposto dalla Bibbia bensì per la riverenza che merita il primo sistema dei segni, la scrittura cuneiforme, che l’uomo realizza.

La testimonianza del diluvio però non è tra le prime prodotte, dagli scavi risulta che la scrittura e la letteratura non sono gemelle. Le prime tavolette d’argilla (2500 a.C. circa) ci rivelano il tentativo dell’uomo di ordinare la complessità del mondo, elencando le specie animali e vegetali; una sorta di elenco  dell’esistente. “L’uomo di fronte alla complessità della natura – ci racconta l’archeologa Frances Pinnok – cerca di classificarla e lo fa con una sorta di schede, quindi troviamo la lista dei mestieri, la lista dei nomi, delle divinità, dei pesci”. La scrittura nasce piuttosto insieme alla matematica perché figlia della necessità di contabilizzare il mondo.

Per comprendere a pieno come la scrittura dobbiamo riavvolgere ancora un pò il nastro della storia. L’albero genealogico di Sem presenta due grandi ramificazioni, una popolazione nomade (beduini) che abita la steppa e la zona desertica della penisola arabica e una che ad un tratto diventa, come dicono gli storici, stanziale cioè decide o finisce per risiedere in un luogo per molto tempo. In questo momento del suo cammino evolutivo l’uomo fa un balzo in avanti, cambia radicalmente il suo stile di vita e quello di tutti gli uomini a venire. Il predatore deve solo cacciare la preda e mangiarla, mentre se ci si stabilisce in un luogo sorgono innumerevoli necessità, riguardano l’abitazione, lo scambio di materie, l’organizzazione sociale. Sono i sumeri, gli accadi, i babilonesi a sentire l’esigenza di diversificare i mestieri e di darsi un’organizzazione gerarchica, circa quattromila anni prima di Cristo. L’uomo non lavora più per sè stesso ma per altri quindi il suo lavoro deve essere quantificato, la conseguenza del controllo del lavoro umano è il controllo del tempo: nascono così le ore.

In questa società stratificata i produttori e gli allevatori erano più numerosi ma chi stava più in alto nella gerarchia erano gli scribi, ovvero coloro che inventano e capiscono il sistema per organizzare la vita quotidiana.

Il tempo e la scrittura, due strutture fondamentali della nostra esistenza, sono due variabili economiche nel senso strettissimo del termine ovvero permettono l’impiego razionale dei mezzi disponibili, della forza lavoro così come della conoscenza. Esse vengono ideate nello stesso momento e arrivano a noi grazie al valzer di conquiste, civili e barbare, che hanno portato in giro per il mondo alcune delle pratiche e delle rappresentazioni con cui l’individuo si organizza e definisce la sua dimensione sociale.

Ogni volta che usiamo la parola “quotidiano” per definire qualcosa di ordinario, ricordiamolo che la vita quotidiana è il binario su cui sfreccia la storia dell’umanità. La Siria è il paese arabo che conserva meglio le tracce della cultura preislamica e nonostante l’avvicendamento di dominazioni, ora turca ora francese, che ne causano la decadenza, il popolo siriano mostra consapevolezza del proprio passato e della propria ricchezza culturale, ancora tangibili nelle città di Damasco, Palmira e Aleppo. Il loro forzato e tragico pro-fugere non è che un ritrovarsi. In fondo siamo tutti discendenti di Sem.

La gente prova reverenza per gli antenati, e talora ne fa oggetto di culto: e fa bene, poiché sono i concreti progenitori, e non gli dèi soprannaturali, a possedere la chiave di comprensione della vita, Richard Dawkins, Il fiume della vita.

ERIKA BUCCA

Foto di copertina: Piero Lamancusa

In foto: Fadia Ben Othmen