ATTUALITÀ

LA BANCA DEL TEMPO: QUANDO IL TEMPO NON È DENARO

La Banca del Tempo è un sistema basato sul reciproco scambio di attività, saperi e servizi tra persone; la sostanziale differenza con un istituto di credito, è che essendo organizzata come un sistema aperto, le transazioni sono basate sulla circolazione del tempo, anziché del denaro.

La più grande differenza, quindi, è che non si maturano mai interessi né in passivo, né in negativo, per cui non si contraggono debiti.

Chi scambia il proprio tempo, mettendo al servizio di una comunità i propri saperi, compie un gesto molto importante: lo libera da ogni tipo di equazione economica. Pertanto un’ora vale esattamente 60 minuti, a prescindere dal servizio scambiato.

Ciò che, concretamente, la BdT si propone è garantire la parità fra ogni individuo, non tenendo conto delle differenze economiche che nella società esistono fra persone e fra professionalità diverse, oltre che recuperare il tessuto relazionale tra cittadini, sfaldato dalla precarietà e l’instabilità che la società del rischio ha iniziato a minare dalle fondamenta.

Ma a quale bisogno risponde la BdT? Sicuramente all’insoddisfazione dei bisogni relazionali, che già trova risposta nelle numerose aggregazioni spontanee di cittadini accumunati dal perseguimento del proprio benessere all’interno di innovative strutture reticolari, oltre a dover far fronte alla scarsità dei servizi erogati dagli enti pubblici.

Le prime Banche del Tempo sbocciano nel 1995 in Emilia Romagna. L’esperienza delle BdT italiane ha una sua connotazione originale e un’elaborazione che non nascono per fare fronte a una crisi sociale ed economica.

In questo scenario la BdT si inserisce perfettamente rispondendo ad entrambi i bisogni: rispondendo alla necessità di nuovi bisogni relazionali attraverso la creazione di  reti stabili tra attori diversi e trovando terreno fertile in una società che arranca a fatica migliorando la qualità della vita dei singoli, facilitando l’integrazione o il reinserimento attivo nella società, riconoscendo e valorizzando le capacità di ognuno, favorendo anche un risparmio economico, derivante dalla possibilità di effettuare scambi di beni e servizi senza l’utilizzo del denaro.

Da un punto di vista organizzativo e strutturale, le Banche del Tempo sono classificabili come enti del Terzo settore – l’insieme di tutti quei soggetti privati che svolgono per lo più attività di natura economica producendo beni e servizi senza avere come obiettivo primario il profitto, bensì il perseguimento dell’interesse collettivo, ndr. Infatti, si configurano come “organizzazioni di natura privata che perseguono obiettivi di solidarietà e sono volte alla produzione di beni e servizi a destinazione pubblica o collettiva”.

Come funziona la Banca del Tempo

Ponendosi come forma di economia alternativa al mercato e basandosi sullo scambio paritario di una “moneta” che ha lo stesso valore per chiunque, il tempo, la reciprocità si concretizza nell’offerta e nella domanda di prestazioni.

Concretamente si tratta di una piattaforma virtuale, così dette Banche, all’interno delle quali circola tempo anziché denaro. Le piattaforme sono intese come luogo attraverso cui organizzare scambi e transazioni.

Si ha qui la possibilità di aprire un vero e proprio conto corrente, nel quale vengono registrate le ore accumulate erogando servizi in favore di terzi e le ore “spese” usufruendo di prestazioni offerte da altri correntisti.

I servizi e le attività scambiate, tra soci, sono le più disparate e sul mercato hanno un valore monetario esprimibile con la moneta corrente, ad esempio si possono scambiare lezioni di lingua straniera, di cucina, di letteratura, o riparazioni domestiche, ma si può anche offrire un servizio di babysitting o assistenza agli anziani, passaggi in auto o commissioni vario genere.

La BdT mette in relazione i soci-correntisti, non si tratta solo di persone fisiche, ma anche di associazioni e istituzioni presenti sul territorio. L’elemento imprescindibile per dar avvio ad una BdT è l’organizzazione spontanea dei cittadini, rimarcando il così detto e abusato concetto di bisogno dal basso.

Il gruppo promotore si preoccuperà anche di favorire l’adesione di nuovi aderenti, per ampliare il numero iniziale ed giocare lo scambio tra più persone e con maggiori possibilità. Le modalità, i tempi e le condizioni vengono definiti dal gruppo stesso, in piena autonomia. Così come le attività comunicative  volte alla pubblicizzazione  dell’iniziativa, fanno esclusivamente capo al gruppo promotore e sono strettamente connesse alle finalità e ai micro obiettivi posti.

Le Banche del Tempo non si pongono in sostituzione alle P.A. nell’esercizio delle sue funzioni, ma possono solo affiancare gli enti locali in relazione alle difficoltà di rispondere alle esigenze e ai bisogni dei cittadini, tramite una partnership tra pubblico e privato, considerando le BdT una risorsa a costo zero a supporto dei servizi  nei quali le amministrazioni non possono più intervenire.

Immagine di copertina

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