ATTUALITÀ

INTERVISTA A IRENE MONTEMURRO: LA GIOVANE ARTISTA LUCANA SI RACCONTA

Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima.
-George Bernard Shaw-

Irene Montemurro è una giovane artista lucana recentemente insignita del premio Sir Denis Mahon. Dopo gli studi classici, Irene Montemurro si trasferisce a Londra dove si diplomerà alla Camberwell College of Arts.

Ed è proprio a Londra che la nostra giovane artista vive, produce e lavora. Il suo percorso artistico è ancora agli inizi, si è diplomata da poco ma è già evidente il talento fuori dal comune di questa artista che riesce ad esprimere sentimenti profondi e punti di vista taglienti attraverso le sue opere.

Particolarmente belli e importanti sono i suoi autoritratti, specchio di una interiorità che deve essere mostrata, manifestata, detta.

 

Con lei abbiamo voluto parlare di cosa significhi essere un’artista e sul messaggio che la sua arte vuole trasmettere.

Come si può leggere sul sito dell’artista: “Experience is the subject. Time is the medium and somewhere along the line ink comes in too”.

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Cry yourself to sleep, wake up to an english breakfast, 2019

Cosa significa per te essere una giovane artista?

Essere una giovane barista. (E anche: non sapere assolutamente chi sarò e cosa farò tra cinque anni, che fa un sacco paura ma è anche abbastanza emozionante).

Perché hai deciso di intraprendere questa carriera e da dove nasce la tua passione per l’arte?

Credo di aver sempre voluto fare qualcosa di creativo, non penso che sopravviverei a lungo in un ufficio e fondamentalmente disegnare per me è sempre prima di tutto un bisogno. Per un motivo o per un altro, e per le opportunità che mi si sono presentate fino ad ora, questo è quello che ho imparato a fare bene, ma se per assurdo avessi imparato prima a suonare o a scrivere, magari adesso farei quello. Ciò che mi manda avanti è l’eccitazione e il tipo di soddisfazioni legate al processo creativo, il sentire di avere sempre uno scopo, l’idea di poter comunicare intimamente con le persone senza esserci di fronte – questo conta molto più del tipo di cose che finisco per produrre. Ovviamente non potrei credere nelle arti visive se queste a loro volta non esercitassero su di me un’attrazione e un potere fortissimi

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Mirror and lovers, 2018

In una economia votata all’hic et nunc, produrre opere d’arte sembra essere solamente un vezzo, come vedi, invece, l’evoluzione dell’economia legata alle arti figurative?

A me sembra che il mercato dell’arte sia e sia sempre stato in una bolla un po’ a sé  stante, è un mercato di nicchia ma pur sempre un mercato. Forse in Inghilterra il pubblico è educato in maniera diversa e non sembra così assurdo supportare artisti e soprattutto artisti emergenti, o forse non sono la persona giusta a cui porre questa domanda dato che sono stata molto molto fortunata. Sono comunque ancora ben lontana dal finanziarmi esclusivamente con la mia arte, ma se tutto continua ad andare nella direzione in cui sta andando, spero di riuscirci tra qualche anno – d’altra parte ho finito gli studi da pochissimo.

Dalla Basilicata all’Inghilterra, qual è il prezzo da pagare per inseguire, e realizzare, i propri sogni?

I CCCP si sono formati a Berlino, io disegno (anche la Basilicata) da Londra. Non c’è nessun prezzo, sono tutte circostanze e o contingenze. “Stiamo facendo ciò che vogliamo fare nell’unico luogo in cui vorremmo essere.” Che non vuol dire sia facile oppure ovvio da capire, ma non è quello il punto, e penso che essere sempre Stranieri a volte sia anche una cosa positiva. Chissà, forse un giorno alleverò cavalli sull’Appennino Calabro-Lucano, nel frattempo mi piacerebbe tantissimo disegnare la Mongolia.

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Self portrait with strawberry (Or the Strawberry Licker) 2018

Parlaci della tua arte. Come nasce una tua opera?

La maggior parte delle mie opere nascono per frustrazione, per avere qualcosa da fare, per chiarire un’idea o per non dimenticare un sogno o un incubo che ho appena fatto. A volte disegno da screenshot salvati guardando film a caso, più spesso cerco di ricreare la credibilità di un fotogramma cinematografico inventando tutto io, e capita anche che cerchi di ottenere attraverso un’immagine le stesse atmosfere e la stessa potenza che ho trovato in un paragrafo di narrativa.  Anche quello che si potrebbe definire ‘stile’ nasce il più delle volte dalle limitazioni di ciò che ho a disposizione, piuttosto che il contrario. È per questo che sono terrorizzata dall’idea di avere così tanto e tempo e risorse per preparare la mia personale alla Royal Drawing School nel 2020: mi sa che per una volta mi toccherà davvero scegliere.

Cosa vuoi dire al mondo attraverso le tue opere?

Al di là del contenuto che è sempre figurativo (almeno per ora), stavo riguardando proprio adesso l’abstract expressionism di Robert Motherwell e Franz Kline e ripensando ad una puntata di Mad Men in cui Ken Cosgrove dice delle cose verissime osservando un quadro di Rothko, e in effetti riuscire a modulare attraverso la composizione quelli che sono i pesi, i ritmi e le tensioni grafiche all’interno di un’immagine ‘is what makes you feel something’ molto più del soggetto di per sè. Mentre disegno non faccio esplicitamente tutte queste considerazioni, ma sicuramente è un aspetto a cui cerco di fare attenzione anche se all’apparenza i miei disegni sembrano puntare tutto sul dettaglio. La cosa bella di un’immagine è che esattamente come un brano musicale, può contenere una stratificazione tale di informazioni, storie, segnali e cariche emotive, che se fosse possibile verbalizzarle del tutto, l’artista non starebbe facendo il suo dovere. A volte è qualcosa di ammiccante, o far notare la bellezza o il mistero di un luogo o di superficie, a volte è qualcosa di malinconico e lontano oppure una tensione e un’angoscia terribili, (e sempre a che fare con soggetti assolutamente irrilevanti e presi dal quotidiano), però l’importante è che all’osservatore arrivi ‘qualcosa’.

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Not to get lost, 2018

 

Le tue opere sono pervase da un senso di malinconica femminilità. Cosa significa essere donna e anche artista?

Se non fossi stata donna forse mi verrebbe chiesto molto meno spesso di giustificare quello che faccio e molte più cose sarebbero date per scontato, ma spero di sbagliarmi. Scherzi a parte, non ne ho idea: quello che ‘dico’ con le mie opere e cioè quello che mi è più urgente comunicare è senza dubbio un derivato di chi sono e delle mie esperienze fino ad ora, delle idee che sento più rilevanti e delle battaglie che mi appartengono in quanto individuo – tutte cose che sarebbero state probabilmente diverse se fossi nata in un altro corpo e se avessi significato tutt’altra cosa per la società di cui sono parte, però non saprò mai in che modo.

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