CULTURA

ALDA MERINI: LA PICCOLA APE FURIBONDA

“Quelle come me guardano avanti, anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.”

Alda Merini

Spirito inquieto e dolente, la sua poesia assurge a simbolo degli emarginati e dei vinti dalla vita, pur lasciando spazio ad una grande speranza.

Non è difficile riconoscersi nella poetica della Merini, in cui è palpabile il desiderio di estraniarsi da una società violenta e ipocrita. Seppur affaticata dalle difficoltà della vita, dalla sua penna scaturiscono versi primordiali e dirompenti, frasi raffinate, spesso lapidali e dirette, che lamentano il suo mal di vivere, ma che lasciano anche trasparire fiducia nella vita, nell’amore, nei rapporti umani.

La sua stessa vita è una significativa testimonianza del riuscire a combattere la propria fragilità e tramutarla in forza nonostante tutte le avversità che la vita le riserverà.

La vita di Alda Merini

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Alda Merini

Nata a Milano il 21 marzo 1931, da una famiglia di origini modeste. Sviluppa la forte passione per la letteratura fin da giovanissima e cerca di farsi ammettere al Liceo Manzoni, uno dei più prestigiosi di Milano, ma non riuscì a superare la prova di italiano al test di ammissione.

Fu il critico letterario e poeta Giacinto Spagnoletti a scoprire le capacità poetiche di Alda Merini, facendola esordire a 15 anni pubblicando alcuni suoi scritti.

Nel 1947 incontra «le prime ombre della mente», come la stessa poetessa arrivò a  definirle, e finisce internata per un mese a Villa Turro. Per Alda Merini, il manicomio sarà un’esperienza costante, una sorta di alternarsi tra buio e luce, l’inizio di un estenuante viaggio nella psicanalisi.

Nel 1950 vengono pubblicate, nell’Antologia della poesia italiana contemporanea, le prime poesie della Merini “Il gobbo” e “Luce”. Questo segna l’inizio del suo successo, inizia a conoscere e ad essere apprezzata da scrittori, poeti e intellettuali dell’epoca, come Montale e Quasimodo.

Dopo pochi anni sposa il panettiere Ettore Carniti e dal matrimonio nascono quattro figlie: EmanuelaBarbaraFlavia e Simonetta.

In seguito alla seconda gravidanza, nel 1958, la Merini ha una depressione post partum. Otto anni dopo la situazione si aggrava ulteriormente, le crisi umorali sono sempre più frequenti. Il marito non riesce a gestirla e decide di farla ricoverare nell’ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, da quel momento nulla tornerà più come prima.

“Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non così i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita.”

Alda Merini

Alda smette di scrivere per vent’anni. Ritorna a farlo nel 1979, raccontando l’esperienza del manicomio. Rimane vedova e si riposa nel 1983, con Michele Pierri, anch’egli poeta. Andranno a vivere per tre anni a Taranto, dove scrive La gazza ladra e L’altra verità. Anche qui riproverà l’esperienza in manicomio, ma nel 1986 fa ritorno a Milano e inizia a scrivere con più regolarità, la sua stessa vita volge serena.

Con l’editore Vanni Scheiwiller, pubblica Diario di una diversa, il suo primo libro in prosa. Tra la fine degli Ottanta e i primi Novanta, Alda Merini produsse centinaia di testi brevi e aforismi di vario tipo, che miravano alla semplicità e al contempo all’irruenza del pensiero.

“Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri.”

Alda Merini

Nel 1993 le viene assegnato il Premio Librex-Guggenheim Eugenio Montale. Al quale ne seguono altri, oltre la copiosa produzione di materiale letterario, che non si arrestò fino alla sua morte, e le conseguenti pubblicazioni.

La Poetessa dei Navigli muore l’1 novembre 2009 all’ospedale San Paolo di Milano, a causa di un tumore osseo.

Quello che in modo assoluto la Merini ha fatto di tutta la sua vita, è stato trasformare il disagio in pulsione positiva, in ispirazione. Il disagio diventa visione, la sua poetica accosta spesso immagini che sembrano quasi oniriche e, di primo acchito, poco lineari.

“I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.”

Alda Merini


Copyright: copertina

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