ATTUALITÀ

RIPAPARE L’UMANO CON I LABORATORI DI SCRITTURA COLLETTIVA. DA DON MILANI A WU MING

Per gli addetti ai lavori, “scrivere” è un atto creativo per lo più solitario. Un’azione catartica in grado di comporre il nostro paesaggio interiore –  emozioni, ricordi, idee –  con ciò che ci circonda. I due paesaggi sono distinti ma si riflettono l’uno nell’altro. 

Con la scrittura collettiva l’atto creativo si trasforma in atto politico, in un travagliato processo in cui le istanze degli individui si combinano fino a diventare un’unica, nuova soggettività (cittadina/territoriale).

Don Milani è stato tra i primi a sperimentare la tecnica della scrittura collettiva.  La prima produzione è una lettera scritta dalla classe del priore, nel 1963, indirizzata ai ragazzi di una scuola elementare del Vho e al suo maestro Mario Lodi. Sebbene Don Milani avesse utilizzato tale metodo come strumento conoscitivo, con l’intento di migliorare le capacità linguistiche degli alunni della scuola di Barbiana, in seguito la celebre Lettera ad una professoressa ha mostrato come la scrittura collettiva possa rappresentare un’azione concreta, una pratica politica. I suoi esperimenti compositivi si rivelano molto più che esercizi tecnici di scrittura poiché costringono gli alunni a delle riflessioni semantiche profonde e diventano perciò produttori di senso.

Vanessa Roghi, studiosa dell’operato di Don Milani, analizza il dibattito che precede, accompagna e segue la pubblicazione della Lettera e che ha imposto un profondo ripensamento del sistema educativo alla fine degli anni ‘60.

Ad ispirarsi al priore di Barbiana è ancora Wu Ming che guida un laboratorio di scrittura partecipata per l’associazione Re:Common nel 2014. 

 La particolarità di questo progetto è che è stato condotto a partire da diversi comitati – Comitato No Tap, No Rigassificatore Offshore, Monte Libero, Opzione Zero e Presidio Europa – No Tav, Spinta dal Bass – No Tav, reAzione – impegnati contro alcune delle Grandi Opere considerate dannose e inutili per il nostro Paese.

“Fin da subito ho pensato che il filo conduttore – spiega Wu Ming 2 – dovesse essere quello di mettere da parte le specificità dei singoli territori, perchè se si rimaneva su questa dimensione fare un discorso comune sarebbe stato difficile”.

“Ho chiesto ad ogni individuo di scrivere un aneddoto che fosse emblematico della vita del loro comitato. Sono venuti fuori dei concetti comuni, e in seguito l’idea di metterli in ordine alfabetico; il risultato è stato un abecedàrio di resistenza alle grandi opere inutili, imposte, dannose”. Questo lavoro ha dato frutto a GODIImenti,  una antologia di racconti collettivi, un reading concerto, archivio di testi/suoni/video/foto anche se, ci tiene a specificare Wu MIng 2, “non c’era l’intenzione di fare letteratura ma solo un tentativo di tirare fuori gli individui dalla loro appartenenza per far emergere degli elementi comuni al loro essere collettivo, non alle loro azioni sul territorio”. 

Un tentativo quindi di costruire una visione che imbastisse insieme diverse soggettività, impegnate in azioni simili, lasciando a vista le cuciture. 

In questo senso si sono mosse anche le donne del Centro Interculturale di Parma che ha partecipato al Sabir fest, a Messina, con un laboratorio di scrittura autobiografica per “riparare l’umano”, il macrotema del festival stesso.

L’ultima edizione della manifestazione che pone al centro dell’attenzione il Mediterraneo sia come immenso patrimonio che come spazio culturale determinante per progettare nuove forme di cittadinanza,  ha difatti proposto di condividere le buone pratiche che in questi tempi vengono messe in campo per riparare ciò che appare così fragile e logoro: l’umano, ovvero le anime, i corpi, le relazioni, gli equilibri che si sono spezzati.

Un’urgenza e una necessità che il laboratorio autobiografico ha sviluppato proponendo di  riparare la Storia “riparandosi nelle storie”. A partire dalla scelta di un tema o di una parola chiave – bellezza, corpo delle donne, famiglia – vengono fatte delle letture sparse di scritti inediti sull’argomento. Questa fase di ascolto serve a stimolare i partecipanti ad avviare la propria scrittura autobiografica. La ricomposizione di tutti i contributi restituisce una frame dello scenario culturale – visioni, valori, vissuti – internazionale rispetto al tema sviluppato. Questa attività non è esattamente ciò che si intende per scrittura collettiva, dove il risultato è un’unica e armonica produzione, ma dimostra come la Storia, o meglio una storia sia sempre il risultato di tante biografie.

Vincenza Pellegrino, docente di Sociologia della Globalizzazione a Parma, introduce il laboratorio spiegando come questa modalità didattica “partecipativa” le permetta di problematizzare l’intercultura portando in aula i protagonisti diretti dei fenomeni sociali – richiedenti asilo, detenuti. I protagonisti però non vengono in aula come testimoni, per raccontare la propria storia, ma per co-raccontarsi. 

Jerome Bruner ne La mente a più dimensioni teorizza due tipi di pensiero: quello logico-razionale che conosce il mondo attraverso le categorie della propria mente, generalizzando; quello narrativo che mira alla comprensione dell’altro.

Ecco credo che la scuola debba educare a utilizzare unitamente questi due “pensieri”, a impedire il fossilizzarsi di uno o dell’altro, la scrittura a più mani è uno degli strumenti con cui il cosiddetto paesaggio interiore si confronta con il contesto storico-culturale in cui si trova. E’ importante fare tesoro della pedagogia linguistica democratica di Don Milani e considerare la necessità di praticarla nelle scuole, e in quanti più contesti formativi possibili, per mettere a segno un’azione continua, sommersa eppure fervida di riparazione dell’umano.

Erika Bucca

FONTI

Wu Ming 2 racconta il metodo utilizzato per il laboratorio di scrittura collettiva prodotto dall’associazione Re:Common

https://www.recommon.org/lab-scrittura-collettiva-intervista-wu-ming-2-metodo/

Scrittura collettiva: pratica educativa rivoluzionaria (prima parte)

https://uidu.org/stories/6785-scrittura-collettiva-pratica-educativa-rivoluzionaria-prima-parte

https://uidu.org/stories/6787-scrittura-collettiva-il-metodo-seconda-parte

Lettera a una professoressa. Il potere sovversivo delle parole

http://www.vita.it/it/article/2018/01/19/lettera-a-una-professoressa-il-potere-sovversivo-delle-parole/145664/

Lanza Gabriella, La scrittura di sé come cura e spazio per prendersi cura. Tracce, contesti, prospettive di pratica autobiografica

http://dspace.unive.it/bitstream/handle/10579/8168/803416-1194602.pdf?sequence=2

Bruner J.S., The culture of Education

Annunci

Rispondi