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I FRATELLI KLITSCHKO, STORIA DI UNA PASSIONE

Che probabilità ci sono che due fratelli diventino entrambi campioni del mondo dei pesi massimi?  Una su venti milioni. E questa possibilità è toccata in sorte ai fratelli Klitschko.

Nell’immaginario collettivo, di solito, un pugile viene rappresentato come una massa di muscoli un po’ tonta dedita ossessivamente al culto del tricipite e delle proteine. Sul ring i guantoni hanno la forgia temperata del riscatto sociale (un po’ alla “The Wrestler” , un po’ alla Rocky Balboa, per intenderci). Invece Vitali e Wladimir sono la contraddizione più gemmea di questo sport dinamico e sorprendente.

Per approfondire la loro singolare storia, una di quelle bigger than life, c’è da seguire il percorso che ha tessuto per noi il regista Sebastian Dehnhardt in “Klitschko”, documentario del 2011 che ripercorre le tappe più decisive della vita personale e professionale dei due fratelli.              

Quando nel 1976 nasce Wladmir, Vitali ha già sei anni. 

Nadezhda Ulyanovna, tutta intenta com’è ad organizzare gli smaniosi spostamenti della famiglia dall’Ucraina verso altre basi militari per assecondare il consolidamento della carriera di suo marito, il generale maggiore dell’aereonautica sovietica Vladimir Rodionovic, in quegli anni non può di certo occuparsi del nuovo arrivato Wladimir, tanto da decidere di affidarlo alle cure del primogenito.           

Questa è anche la nascita di un senso di protezione quasi esclusivista che Vitali continua tuttora a riservare al fratello. I Klitschko sono una famiglia coesa, quasi simbiotica, è Nadezhda la prima donna che chiamano dopo ogni incontro perché “nostra madre è il sole e noi siamo i pianeti  che le girano intorno”, Vladimir il primo ad addestrare i figli contro i bulli che li infastidiscono a scuola, a far capire loro come difendersi “senza che perdere fosse minimamente contemplato”, padre che poi, morendo da eroe dopo aver passato mesi a lavorare sul contenimento e sulla pulizia delle radiazioni a Chernobyl, lascerà nei fratelli l’indelebile lezione di considerare la serietà e costanza come i valori più preponderanti in un’intera esistenza.                               

Da adolescenti i Klitschko iniziano nei tratti ad assomigliarsi in maniera così sorprendente da essere scambiati per gemelli, eppure non potrebbero essere così diversi: Vitali è testardo, pronto a raggiungere i suoi obiettivi con una determinazione spiazzante, Wladimir è più cauto, diplomatico, a suo modo taciturno.       

In quegli anni diventano già una singolare attrazione in tutto il paese, corpi titanici dai modi gentili e suadenti, “le due pantere in discoteca”, come li soprannominano a Kiev le ragazzine oramai perdutamente innamorate dei due colossi dal cuore di panna.                                                                                                                                                                Siamo nel pieno della “Guerra Fredda”, l’Unione Sovietica mette al bando le arti marziali, praticarle diventa reato punibile con l’arresto.        

scacchi

Vitali è appena rientrato a Kiev dopo una vacanza-studio dagli Stati Uniti d’America, “il nemico” che il comunismo vuole che si combatta, gli è invece apparso come una Nazione dalle spiagge bianchissime, dal cibo squisito e dalla gente sorridente.                                                            Assieme a questa consapevolezza –e a litrate di Coca-Cola, s’intende!- Vitali introduce Wladimir ai nuovi idoli cinematografici imperanti, gli attori-culturisti alla Chuck Norris, Stallone, alla Segal e soprattutto Arnold Schwarzenegger di Conan il barbaro e Red Heat che diventerà ufficialmente il loro modello di riferimento dominante.

I fratelli allora stringono un patto e apparecchiano una comune missione: dedicare le loro vite alla boxe ed entrare a far parte dell’Olimpo dei più grandi pugili dei pesi massimi di tutti i tempi.

Dagli anni 90 iniziano, così, ad allenarsi presso club di pugilato polacco di Gwardia Warszawa, a demolire ai materassi, caterpillar meccanici, qualsiasi avversario, collezionando vittorie su vittorie fino ad esordire da professionisti ufficialmente lo stesso identico giorno, il 16 novembre 1996. 

Vitali , Dr. Ironfist , diventa tre volte campione mondiale, il secondo dei pesi massimi WBC di tutti i tempi , quinto nella storia del regno con 2.735 giorni imbattuti, ricoprendo i titoli WBO dal 1999 al 2000, quello della rivista Ring dal 2004 al 2005 e due volte il WBC tra il 2008 e il 2013.

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Wladimir , Dr. Steelhammer ,detiene il record per il regno del titolo cumulativo più lungo di qualsiasi altro pugile con 4.382 giorni imbattuti come campione del mondo, record nel pugilato dilettantistico con 134 vittorie su 6 sconfitte, a livello professionale battendo 23 pugili su 25, oro olimpico ad Atlanta nel 1996 e nel 2017 è invece ufficialmente presente nella Top 100 di Forbes  fra degli atleti più  pagati al mondo, con 21,5 milioni di dollari.

L’arco fra 2006 e il 2013, dove dominano entrambi, perciò, la divisione di categoria e detengono tutte le principali cinture mondiali, viene di fatto chiamato “L’era Klyčko”. 

Combattere è nel sangue di Vitali, Wladimir invece l’assimila per osmosi.                                               E quando suona la campanella, i piedi iniziano a dondolare, l’adrenalina aumenta ed il campo visivo si restringe, anche in quegli esatti momenti, sul ring, i fratelli dichiarano che a combattere non c’è mai una persona sola, che percepiscono di accompagnare sempre l’uno l’altro, Vitali che è pietra, Wladimir argilla, più modellabile ma vincolato a consumarsi più facilmente.

Anche quando questo sport porterà i fratelli alle sue caratteristiche più estreme conseguenze, dei  legamenti di un ginocchio rotti, traumi cranici, fratture multiple, un centinaio di punti all’occhio ( vedi alla voce Lennox Lewis vs. Vitali Klitschko), i due non abbandoneranno mai un incontro, non la daranno mai vinta alla paura, ai cedimenti, ai pronostici poco lusinghieri degli ultimi anni, anzi decidaranno di allenarsi per I successivi incontri ancora più caparbiamente, grazie proprio a quella mentalità vincente, militaresca, per la quale impegnarsi a fondo è sinonimo anche di un profondo rigore di coscienza e perdere è invece appunto, come diceva il padre, altamente impensabile.

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Ma i Klitschko non sono solo muscoli e beveroni, parlano perfettamente cinque lingue, sono laureati in scienze motorie,  ambasciatori Unesco, impegnati costantemente in attività di beneficenza, come quella volta che Wladimir vendette per un milione di dollari l’oro olimpico per foraggiare semplicemente la “Klitschko Brothers Foundation”, la loro associazione che continua ad occuparsi annualmente dell’educazione e dello sport come chiave nella vita di ogni adolescente.

Da scacchisti semiprofessionisti, per loro la boxe è simile agli scacchi “devi sviluppare una strategia, devi pensare in anticipo le mosse dell’avversario. Devi essere intelligente. La vera differenza? Negli scacchi, nessuno è un esperto ma tutti giocano. Nella boxe tutti sono esperti, ma nessuno combatte”.     

Vitali (che è anche pedagogista per l’infanzia e da qualche anno sindaco di Kiev) che interrompe per un mese gli allenamenti in vista di match importante solo per l’urgenza, ben più sentita e grande, di scendere in piazza dopo l’arresto di Timoshenko e combattere -ma a suon di striscioni- per la Democrazia nel suo Paese e poi Wladimir ( autore del libro Challenge Management: What Managers Can Learn from the Top Athlete, dove rivela i suoi metodi e filosofie personali per affrontare al meglio le sfide negli affari del business e della finanza, e dal 2015 anche professore universitario a contratto in marketing & managament a San Gallo, Svizzera) che quando la sua ex compagna, l’attrice di “Heroes” Hayden Panettiere, vivrà dopo la nascita della loro unica figlia, Kaya, un lunghissimo periodo di depressione post-partum, deciderà di piantarsi per mesi sulla poltrona accanto al letto per provare a farla calmare leggendo fiabe fino a notte fonda.                      

Perché il combattimento più importante, si sa, è quello quotidiano e travalica le corde.                                    Ed i fratelli Klitschko la vita hanno deciso di prenderla insieme proprio così, a volte con un sorriso,  altre volte tirandole un montante.

     

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Categorie:MetisMagazine, RUBRICHE, Sport 776

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