CULTURA

INTERVISTA A GIOVANNI TURI, EDITORE DI TERRAROSSA EDIZIONI

Giovanni Turi è un giovane pugliese – alberobellese, per l’esattezza- che, dopo i canonici percorsi universitari (laurea in Lettere Moderne e specializzazione in Editoria libraria e multimediale) e aver lavorato per diversi editori fino a curare, dal giugno 2010, la collana Nuovelettere della Stilo Editrice, ha deciso nel 2017 di dare il via ad un nuovo progetto editoriale: TerraRossa Edizioni.           

In un periodo storico in cui i lettori son considerati oramai dei grandi inattuali, Turi ha avuto il coraggio di costruire libro su libro questo progetto cartaceo che alla lunga sta risultando sorprendentemente vincente, con l’intento di dar voce e forma alle parole altrui “che è l’unica cosa che credo di saper fare, che sono sicuro di voler fare.”

Oltre al suo lavoro di editor e direttore di TerraRossa Edizioni, da alcuni anni gestisce anche un seguitissimo blog, Vita da Editor, dove, con precisa obiettività, scevra da sentimentalismi e sviolinate e non senza quella certa ironia che lo contraddistingue, offre ai suoi utenti ottimi consigli di lettura.                                                                                                 Ed infatti Giovanni Turi è uno di quegli editori che propone libri che hanno realmente il profumo dei tartufi bianchi.

Partiamo con una domanda prosaica ma doverosa: com’è nata l’idea di aprire una casa editrice?  TerraRossa Edizioni sembra già, dal nome, un atto programmatico ovvero l’urgenza di rinverdire la tua esperienza nell’humus pugliese.

Certo, le proprie radici contano, ma quella dei libri è una patria che non ha confini: con TerraRossa Edizioni volevo provare a rilanciare il confronto su quegli autori che non si preoccupano di risultare appetibili per un pubblico generico, ma che si concentrano sull’urgenza di raccontare una storia e di farlo attraverso una scrittura propria, fortemente connotata. Diversi di loro sono meridionali, pugliesi anzi (Argentina, Capraro, Dezio, Di Monopoli, Lopez, Piccinni, ecc.) e non credo sia un caso: spesso le novità arrivano dalle posizioni marginali, dove i condizionamenti sono meno pressanti, ed è soprattutto lì che bisogna prestare attenzione.

terrarossa

La prima iniziativa di TerraRossa Edizioni è stata la collana “Fondanti”, ovvero la ripubblicazione di testi recenti che, nell’attuale bulimia di un mercato costantemente alla  ricerca del nuovo e del più nuovo, risultano essere già irreperibili.  Che caratteristiche devono necessariamente possedere i testi per entrare a far parte di questa collana?

“Semplicemente” essere degli ottimi romanzi: la letteratura non ha date di scadenza ed è assurdo che siano rese irreperibili opere di grande interesse per far posto alle ultime (spesso mediocri) pubblicazioni. Poi, certo, ognuno ha i propri criteri con i quali definisce ciò che è letteratura e ciò che non lo è: per me è fondamentale lo stile di scrittura, la forza con la quale attraversa il linguaggio, purché non diventi autocompiacimento.

Il secondo passo di TerraRossa Edizioni è stato l’avvio della collana “Sperimentali” che nasce dall’idea di potare alla pubblicazione manoscritti che magari in nucae erano già dei potenziali capolavori ma che poi si erano persi nei i cassetti anche, se vogliamo, per la disattenzione di grandi case editrici. Che consigli sentiresti di dare ai giovani esordienti? E  come potrebbero contattarti per proporsi?

Agli esordienti suggerisco prima di tutto di non fidarsi esclusivamente del proprio giudizio o di quello dei propri conoscenti: anche il parere di un professionista (un agente, un editor, un critico letterario) può essere fallace, ma tendenzialmente è più ragionevole e ponderato. Se si ha talento si può star certi che prima o poi verrà riconosciuto, in caso contrario sarebbe più utile moderare le aspettative. Si possono proporre dattiloscritti all’indirizzo mail giovannituri@terrarossaedizioni.it, meglio se dopo aver almeno sfogliato uno dei nostri libri o almeno aver dato un’occhiata al catalogo per capire se si sia sulla stessa lunghezza d’onda o meno.

L’amore con il quale fai crescere e culli il tuo progetto l’ho notato anche dalla cura dei dettagli, dall’impaginazione di Stefano Savella alle illustrazioni di copertina disegnate da Francesco Dezio. Vorresti citare qualche altro tuo collaboratore?  L’impressione che percepisco è quella di una piccola cerchia di  attenti professionisti diventata famiglia, è così?

In realtà la “famiglia” c’era già prima che nascesse TerraRossa: i redattori Tiziana Giudice e Stefano Savella, gli amici della Stilo Editrice, Cristò, Serena Di Lecce, Arcangelo Licinio sono persone con le quali già da tempo mi confrontavo su ultime letture e mondo editoriale. Poi si sono aggiunti Elena Manzari, che cura la promozione, e Francesco Dezio che sta illustrando le copertine, portando avanti il progetto grafico di Pierfrancesco Di Taranto e Giuseppe Moliterno. Ma le persone che in un modo o nell’altro mi stanno dando una mano sono davvero tante (dovrei ad esempio nominare anche Eduardo De Cunto al quale rompo le scatole, se Stefano non può, ogni volta che arriva una consegna dalla tipografia): senza di loro il peso delle responsabilità e delle mille incombenze (oltre che dei pacchi da trasportare) mi avrebbe schiacciato.

Quali saranno i titoli di prossima pubblicazione e degli “imperdibili” già pubblicati?
Non dovrei dirlo ma credo siano imperdibili tutti i volumi che abbiamo pubblicato e sono molto orgoglioso che sia Il pantarèi di Ezio Sinigaglia sia Quante bugie hai detto questa sera di Alessio Di Girolamo siano entrati nella classifica di qualità dei grandi lettori curata da «L’Indiscreto». L’ultima scommessa è la riedizione di Adesso tienimi di Flavia Piccinni, in libreria dal 12 marzo. Un testo di seduzione e tradimento di un’adolescente e di una città bella e maledetta come Taranto.

Che soluzioni pensi si dovrebbero adottare su larga scala per riuscire finalmente a dare largo respiro alle case editrici indipendenti come la tua rispetto ai grandi potentati editoriali che continuano prepotentemente ad influenzare premi letterari, flussi di budget finanziari e spazi di promozione?
Forse una maggiore consapevolezza da parte dei lettori quando scelgono un libro e di tutti gli altri quando decidono come impiegare il proprio tempo libero? Forse un’attenzione reale da parte delle istituzioni nei confronti di un comparto culturale sempre più alla deriva? Forse una curiosità maggiore da parte dei docenti e dei bibliotecari che curano i progetti di lettura? Forse tutto questo e altro ancora, non so, ammesso che non sia già troppo tardi.

Ci indichi qualche autore contemporaneo da aggiungere nelle nostre librerie?
Tra gli italiani Aldo Busi, Vitaliano Trevisan, Simona Vinci, tra gli stranieri Margaret Atwood, Han Kang, Antonio Muñoz Molina. Sono i primi che mi vengono in mente, ma potrei nominarne molti altri: che la letteratura si sia fermata al ’900 è un’idiozia (anche se certo godeva di miglior salute).

Da alberobellese comprendo a pieno le immani difficoltà per emergere professionalmente (e a volte anche umanamente) in una realtà complessa come la nostra. Se un giovane ragazzo, allora, volesse spezzare la monotonia paesana, quali circoli letterari, librerie, eventi in fermento consiglieresti in Puglia?
Anche se il legame con il mio paese è indissolubile e ci torno per fare la guida turistica tre-quattro mesi all’anno, da tempo ormai vivo a Bari: una città che trovo molto vitale e stimolante, per le splendide librerie e i luoghi di incontro, per le rassegne cinematografiche e l’offerta teatrale. Certo, esistono anche negli altri capoluoghi pugliesi e in provincia realtà valide e occasioni di confronto, spesso quello che manca però è la capacità di fare rete e mettersi in gioco, ma qui rischio di finire fuori tema: a chi vive in paese, dunque, suggerisco solo ogni tanto di affacciarsi in città.

Ultima domanda: se potessi incontrare un personaggio di un libro su di una fumante tazza di caffè chi vorresti che fosse? E perché?

Forse la Betty di 37.2 al mattino di Philippe Djian per la sua irrefrenabile vitalità.

Grazie, Giovanni.
Grazie a te.

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