CULTURA

LA CENERENTOLA DEI FRATELLI GRIMM

Origini della fiaba

La fiaba rappresenta, da sempre e in diverse culture, una forma di narrazione orale, di valorizzazione del patrimonio popolare, raffigurante il misticismo e il mistero, rivolta in origine agli adulti. Un racconto che attraverso l’ausilio di personaggi fantastici, quali fiabe, folletti, orchi e animali parlanti, per l’appunto, con caratteristiche antropomorfe, termina il proprio intreccio narrativo con una morale spesso esplicitata con una postilla dall’autore stesso.

È solo con l’avvento dell’Illuminismo, e la conseguente introduzione di concetti razionalisti, che la fiaba diventa una narrazione prettamente rivolta ai bambini; motivo per cui, nel corso degli anni, si sono apportate delle modifiche, degli adattamenti e censure, al fine di far esplicare alle fiabe la funzione educativa preposta, ma soprattutto adatta ai nuovi giovani destinatari.

Gradualmente i racconti fiabeschi popolari iniziano ad essere riportati per iscritto sia dai folkloristi, che da alcuni letterati colti, per cui iniziano, progressivamente, a perdere la loro natura di narrazione orale. Come spesso accade, nel passaggio dall’oralità alla scrittura, il testo fiabesco subisce inevitabilmente dei cambiamenti, in quanto molti elementi della narrazione orale vengono perduti o modificati, così come vengono aggiunti degli elementi al fine di arricchire in termini letterari i racconti.

Tra i letterati dedicatisi a questa attività, ricordiamo in Italia Giambattista Basile che, nel 1674, pubblica una raccolta di fiabe in dialetto napoletano dal  titolo “Pentamerone”, che raccoglie fiabe tuttora note come Cenerentola, Il Gatto dagli stivali, La Bella Addormentata nel bosco.

Pochi anni dopo, in Francia, Charles Perrault, effettua lo stesso lavoro pubblicando l’opera “I racconti di Mamma Oca”, nella quale sono presenti le narrazioni popolari più conosciute, alcune già presenti in Basile.

Per poi arrivare ai Fratelli Grimm, appassionati bibliofili di origini tedesche, che raccolsero le fiabe della loro tradizione in  alcuni volumi pubblicati tra il 1812 e il 1815, dal titolo Le fiabe del focolare.

La Cenerentola dei Fratelli Grimm

Cenerentola è sicuramente una delle fiabe più conosciute nel panorama letterario, dai tempi in cui veniva tramandata oralmente- probabilmente riconducibile alla storia di Radopi, risalente all’antico Egitto, ndr– ad oggi ha subito innumerevoli modifiche e rivisitazioni.

Delle versioni moderne della fiaba è necessario menzionare anche quella celebre del cartone animato Disney e quella del remake in live action uscito nel 2015 sempre ad opera di Disney.

Ma quella a cui presteremo, di seguito, attenzione è la versione dei F.lli Grimm che, a differenza, delle versioni più conosciute e fiabesche, mostra una faccia sanguinolenta e cruda della storia.

Nella narrazione dei fratelli tedeschi il padre di Cenerentola non è morto, ma connivente con la matrigna, che abusa della sua posizione e del suo potere, con la complicità delle due figlie, nonché sorellastre della protagonista che le rendono la vita impossibile.

Nella versione che tutti conosciamo Cenerentola chiede aiuto alla fata madrina, mentre nella versione dei Fratelli Grimm, ad aiutare la giovane sono un albero di nocciolo cresciuto vicino alla tomba della madre e un uccello che la rappresenta, con un seguito di colombelle.

Il ballo, invece, dura per tre giorni e Cenerentola chiede alla matrigna di potervi partecipare, ma lei le assegna dei compiti inutili e difficoltosi pur di impedirglielo. Ed è in questo caso che la giovane chiede l’intervento delle colombelle intonando una filastrocca.

“Venite, belle colombelle,
venite, uccelletti e tortorelle
aiutatemi a raccogliere le lenticchielle
quelle buone nel vasetto
quelle cattive nel gozzetto.”

Successivamente, chiede l’aiuto dell’albero per il vestito e le scarpette, abbigliamento che varia per ogni serata del ballo. Il principe, folgorato dalla bellezza della ragazza, la invita a ballare ogni sera e chiede di riaccompagnarla a casa per vedere dove abita, ma lei scaltra riesce a fuggire dal ballo e a nascondersi nella colombaia. L’ultima sera la giovane perde la sua scarpetta d’oro.

Il principe, alla ricerca di Cenerentola, non la riconosce immediatamente e, prima di condurla al palazzo come sua sposa , fa provare la scarpetta alle due sorellastre, che pur di riuscire a calzarla giungono a gesti estremi sul suggerimento della madre: una recide le dita dei piedi e l’altra taglia un pezzo di calcagno.

Grazie all’aiuto degli uccellini, il principe si accorge, in entrambi i casi, della scarpetta insanguinata e torna per far calzare la scarpetta a Cenerentola, finalmente riconoscendola.

Giunto il giorno delle nozze, le due sorellastre avanzano delle scuse alla futura principessa, sperando di poter partecipare alla sua fortuna. Ma per tutta risposta, le fedeli colombe di Cenerentola cavarono entrambi gli occhi alle sorellastre, rendendole cieche. E in questo modo, furono punite per tutta la vita per la loro falsità e crudeltà.


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