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ROAD TO EURO 2020: LA NUOVA GIOVANE ITALIA DI ROBERTO MANCINI

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Due vittorie su due con 8 gol realizzati e nessuno subito. È iniziata così la campagna di qualificazione a Euro 2020 della nuova Italia di Roberto Mancini. Nonostante la bassa caratura tecnica delle avversarie (Finlandia e Liechtenstein non sono Francia e Spagna), sono arrivati segnali positivi per il futuro, sia a livello di gioco che di prestazioni dei singoli. Che sia davvero questo l’anno della resurrezione del calcio italiano?

Roberto Mancini ha preso le redini della panchina azzurra il 14 maggio 2018. Obiettivo? Quello di dare un netto colpo di spugna alla disastrosa gestione Ventura, culminata con l’eliminazione patita dalla Svezia nello spareggio mondiale. E a distanza di quasi dieci mesi, la strada intrapresa sembra quella giusta.

Il primo grande merito del tecnico di Jesi, che da giocatore aveva avuto un rapporto difficile con l’azzurro, è stato quello di cambiare diametralmente lo storico stile di gioco della Nazionale italiana: non più conservativa ma alla ricerca costante del palleggio, non più difensiva ma propositiva, non più fisica ma bella da vedere e in grado di trasmettere gioia e divertimento. Una vera e propria rivoluzione. Il pregio di Mancini è stato proprio quello di credere che il cambio di paradigma fosse possibile. Il ct ha cancellato in pochi mesi l’idea del “noi vinciamo solo così”, con squadre in cui erano più importanti i singoli dell’impianto di gioco, la difesa prima dell’attacco, e l’ha fatto in maniera graduale, stupendo nelle prime convocazioni e instillando pian piano la sua visione. I frutti iniziano a vedersi anche se il processo di maturazione sarà, per forza di cose, abbastanza lungo.

Nella corsa alla qualificazione per Euro 2020 l’Italia, intanto, ha fatto due su due, battendo prima la Finlandia 2 a 0 alla Dacia Arena di Udine, poi il Liechtenstein 6 a 0 al Tardini di Parma. Risultati che fanno ben sperare per il futuro e che hanno confermato i pronostici di Oddschecker che vedevano gli azzurri favoriti per la vittoria nelle prime due gare del girone. Ma soprattutto vittorie che hanno portato con sé la vetta solitaria nel gruppo J, arrivata grazie al pareggio nella sfida tra Bosnia e Grecia.

Proprio Bosnia e Grecia saranno le prossime avversarie degli azzurri. Si giocherà l’8 giugno ad Atene e tre giorni dopo a Torino per due gare che potrebbero essere già decisive in ottica qualificazione e primo posto nel raggruppamento. Due rivali sicuramente più difficili per i ragazzi terribili di Mancini che dovranno mostrare sul campo di aver finalmente, e definitivamente, cambiato rotta.

Il secondo, enorme, merito dell’allenatore ex Inter e Manchester City è stato quello di aver deciso di puntare sui giovani. E non solo a parole e nelle dichiarazioni a mezzo stampa. Con le convocazioni precoci di Zaniolo (la prima senza che la rivelazione della Roma avesse mai messo piede in un campo di Serie A) e Kean, e con la promozione a titolari di Chiesa e Barella, due classe 1997 senza esperienza internazionale, Mancio ha cambiato un altro assunto di base, ossia che la Nazionale sia solo il punto di arrivo di un calciatore, e l’ha trasformata in una palestra di crescita per i migliori talenti del nostro calcio. In sostanza, ha invertito il paradigma: anziché attendere che i suoi ragazzi crescessero gradualmente nei rispettivi club, li ha spinti direttamente sul palcoscenico più importante, velocizzando in maniera incredibile il loro processo di maturazione.

La crescita è stata graduale. Dopo le prime amichevoli (vittoria con l’Arabia Saudita, sconfitta con la Francia Campione del Mondo e pari con l’Olanda), il tecnico ha iniziato a costruire la sua nuova nazionale nelle gare di Nations League. Proprio negli impegni della nuova competizione Europea si sono visti netti passi in avanti a livello di gioco: in campo è infatti scesa una squadra fondata sulla tecnica dei migliori giocatori a disposizione e guidata da un’idea di calcio propositivo che in fase offensiva punta sul palleggio per trovare gli spazi utili ad avanzare e in fase difensiva ha come primo obiettivo quello di recuperare il possesso velocemente utilizzando il pressing e la riaggressione immediata dopo la perdita del pallone.

E tutto questo puntando sui giovani con Donnarumma, Chiesa, Bernardeschi, lo stesso Kean, e Barella promossi a titolari inamovibili. Che l’aria è finalmente cambiata si capisce anche dalle scelte a livello di Federazione. È aumentata la sinergia tra la Nazionale maggiore e le nazionali giovanili azzurre, in primis l’Under 21 di Gigi Di Biagio e dopo anni difficili gli stessi club sembrano tornati a investire nei settori giovanili. A dimostrarlo la finale del Torneo di Viareggio 2019 tutta italiana tra Genoa e Bologna e i risultati delle rappresentative Under 17 e Under 19, entrambe già qualificate agli Europei di categoria.

Adesso arriva il momento più difficile per Mancini, quello della scelta dei giocatori più funzionali per il suo progetto. Nelle prossime partite di qualificazione e andando avanti verso l’Europeo, il tecnico dovrà, per forza di cose, iniziare a stabilire un undici titolare quanto più possibile definitivo. La difesa e il centrocampo sembrano i reparti più pronti in questo senso. Donnarumma è ufficialmente l’erede designato di Buffon e davanti a lui ci sarà ancora spazio per i “totem” Bonucci e Chiellini, con l’ottimo Biraghi e uno tra Piccini, De Sciglio, Conti e Calabria a completare lo schieramento arretrato. Sembra fatto anche il centrocampo con Jorginho da regista, la coppia Verratti-Barella nel ruolo di interni e Sensi e Zaniolo come prime alternative.

Molto più fluida la situazione in attacco. Chiesa, Insigne, Bernardeschi e Kean si giocheranno nei prossimi mesi due maglie come esterni offensivi. Insieme a loro andrà scelto il centravanti titolare. Immobile non ha convinto nelle ultime uscite e sembra destinato a perdere il posto nell’undici di partenza mentre Quagliarella, nonostante l’ottimo momento di forma, non offre garanzie a lungo termine vista l’età avanzata. Le alternative non mancano: Belotti sta recuperando la forma ed è in netta crescita e altre punte come Pavoletti e Petagna stanno facendo bene in campionato. La suggestione, però, è quella che porta al nome di Balotelli. A Marsiglia Super Mario sembra rinato e con il ct ha sempre avuto un rapporto speciale. Che ci sia spazio per un’ultima chance in Azzurro?

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Categorie:MetisMagazine, Sport 776

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