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SE NON SAI CHI VOTARE, CERCALO SU TINDER – I MILLE VOLTI DEL MARKETING ELETTORALE

Nel 2016 per le elezioni amministrative milanesi, è comparso su Tinder – l’app di incontri più amata dai single – il messaggio del candidato Marco Cappato “Cerchi un’altra storia? Alle elezioni comunali prova i #RadicaliConCappato!”, esperimento già realizzato nel Regno Unito e negli USA.

Di cosa un politico oggi non può fare a meno? Non un programma elettorale, non un valido entourage, non una coalizione forte. Un leader che si rispetti e voglia bucare i display, non può assolutamente fare a meno di un esperto di marketing.

Cambiano gli strumenti di diffusione e persuasione utilizzati nelle campagne elettorali, cambiano quindi i professionisti impegnati in esse: spin doctors, sondaggisti, professionisti del marketing.

Più aumentano i destinatari del messaggio politico più diventano necessari gli strumenti per conoscere le loro esigenze e soprattutto i loro desideri. La diffusione dei mass media aveva già segnato una straordinaria evoluzione delle campagne elettorali negli anni ’20; prima le piazze erano i luoghi ottimali dove farsi conoscere ed esporre il proprio programma, ma con l’avvento della radio tutto è cambiato. 

Il fascismo ha sfruttato, creato e controllato le trasmissioni radiofoniche che insieme alla stampa e al cinema hanno accompagnato il messaggio del Duce in ogni anfratto del Paese.  Non a caso Mussolini investì nella diffusione della radio nei villaggi e nelle scuole.

Poi è arrivata la TV nei nostri salotti e con le dirette, i Tg, i talk show e i primi piani, ha moltiplicato gli uditori dei candidati, tra tutti incontrastato Silvio Berlusconi. Con l’annuncio della sua discesa in campo nel 1994, il leader di Forza Italia fa il doppio nodo al filo che già legava politica e televisione lungo la “guerra dei trent’anni” (1975 – 2006), com’è stata definita da Franco Debenedetti e Antonio Pilati nel loro omonimo libro .

Ci troviamo nel bel mezzo della terza età della comunicazione politica, quella definita da Pippa Norris, campagna postmoderna e caratterizzata da: centralità del candidato rispetto alla formazione politica, multicanalità e una  buona dose di populismo.

Tra le tante definizioni date al termine populismo, Edoardo Greblo condensa i tre elementi intimamente legati, definendolo come “una strategia di mobilitazione politica che promuove una politica centrata su un leader carismatico capace di concentrare nell’unità della sua persona la “volontà generale”.

 Il populismo è perciò diffidente nei confronti degli organi parlamentari e dell’establishment a cui si contrappone e mira ad assecondare la pancia del popolo, utilizzando un linguaggio ipersemplificato che fa leva sulle paure dell’elettorato. In realtà non restituisce ad esso la sua piena sovranità, bensì sposta l’equilibrio costituzionale dei poteri a vantaggio dell’esecutivo. 

E’ la fase che stiamo vivendo, iniziata negli anni ‘80, che evolve lungo la fibra ottica mutuando la legge del marketing dal commerciale al sociale; in fondo non è poi molta diverso, oggi, se pensiamo che  vendere un prodotto significa vendere un valore, un pezzo di identità, non un oggetto di assodata utilità.

Il marketing rappresenta il processo necessario per rendere un prodotto adatto al mercato –  soddisfare il cliente, fidelizzarlo e mantenere un’immagine positiva – ed è necessario applicarlo al mercato politico: l’elettorato. Un elettorato che bisogna  scomporre, targetizzare, analizzare da molteplici prospettive per confezionare su misura un prodotto politico “costruito intorno a te”.

Detta così sembra quasi una rivoluzione copernicana, il cittadino al centro e i politici che lo ascoltano cercando di dargli le risposte che cerca (grazie al marketing!). Oggi la parola scritta, registrata, amplificata è l’unica cosa che non manca alla politica sempre più professionalizzata. Infatti, i consulenti politici sono principalmente esperti in campagne elettorali, ingaggiati per creare materiale e strategie per i media, raccogliere fondi, ovvero per lavorare ad una migliore e maggiore visibilità pubblica del prodotto politico. Mi sovviene che la politica si è forse professionalizzata nella direzione sbagliata, cioè nella produzione di parole anziché di fatti concreti e di un saldo radicamento territoriale.

Erika Bucca

Fonti

https://www.linkiesta.it/it/blog-post/2018/08/15/match-your-leader-tinder-la-nuova-frontiera-del-marketing-politico/27204/

http://guerradeitrentanni.francodebenedetti.it/trentanni-di-politica-con-locchio-alla-tv/

https://www.sinistrainrete.info/politica/13402-edoardo-greblo-gli-equivoci-del-populismo.html

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