CULTURA

CINQUE CURIOSITÀ SU NAPOLEONE BONAPARTE CHE FORSE NON CONOSCETE

Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita5
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale10
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà. […]

Alessandro Manzoni – Il Cinque Maggio

La mano odigitria che indica la strada da seguire, lo sguardo fiero e minaccioso, il portamento e la postura gagliardi, vitali. Questo, probabilmente, ci viene in mente quando guardiamo un dipinto raffigurante Napoleone. 

Fiero condottiero e poi imperatore, la sua non è stata una ascesa senza pericoli e difficoltà. Di origini toscane, la famiglia di Napoleone Bonaparte viveva in Corsica quando la Repubblica di Genova cedette l’isola alla Francia nel 1769.  Come una sorta di esule già dalla tenera età, Napoleone si trasferì in Francia dove fu vessato proprio come oggi in Italia vengono emarginati gli immigrati o i figli di questi. Tra mille difficoltà, quindi, cercò di redimere la propria condizione fino a quel riscatto tanto atteso. L’ambizione e le giuste scelte politiche trasformarono la sua avventura di emigrante in una carriera che lo portò a regnare su mezza Europa.

Era quarto di dodici figli e il padre Carlo Maria Bonaparte aveva riservato per lui la scelta di intraprendere la carriera militare. Egli rinnovò il comparto e le strategie militari.

La vita e la figura di Napoleone Bonaparte sono, però, costellate di curiosità, escono cinque.

DURANTE LE SUE CAMPAGNE MILITARI VENNERO USATI CIBI IN SCATOLA

Durante le sue campagne si iniziò a sperimentare l’utilizzo del cibo in scatola grazie  a Nicolas François Appert che ideò un metodo di cottura del cibo in vasetti di vetro a chiusura ermetica. Appert per la sua invenzione fu premiato con dodici mila franchi.

ERA UN ITALIANO CHE ODIAVA GLI ITALIANI

Napoleone era, come detto prima, di origini italiane, toscane per la precisione. Una sua celebre frase recitava “Avete torto a pensare che gli italiani siano come fanciulli: c’è del malanimo in loro; non fategli dimenticare che io sono padrone di fare ciò che voglio, questo è necessario per tutti i popoli, ma soprattutto per gli italiani, che non obbediscono che alla voce del padrone”. Probabilmente in questi secoli la condizione degli italiani è cambiata ben poco.

DOPO LA SUA MORTE IL SUO PENE EBBE, E HA ANCORA, MOLTE VICISSITUDINI

Il primo a possedere il pene di Napoleone fu l’abate Vignali, suo cappellano a Sant’Elena. Sul Journal of Sex Research è possibile anche leggere un saggio a tal proposito: La peregrinazione postuma e itinerante del pene di Napoleone. Il pene fu acquistato anche dall’urologo Nattimer della Columbia University che nel 1972 dichiarò «La misura del pene di Bonaparte era di 4,5 centimetri in stato di riposo che diventavano 6,1 in erezione».

IL CODICE CIVILE E L’ISTRUZIONE PUBBLICA

Nel 1804 Napoleone Bonaparte fece legiferare il codice civile in vigore anche in Italia. Un codice civile molto controverso, dove la donna non aveva molti diritti ed era sottomessa completamente al marito. Fu introdotta, però, la pratica di divorzio che doveva essere chiesto consensualmente dai due coniugi. Con il Codice Napoleonico furono, inoltre, fondati molti istituti di istruzione superiore come i Licei che erano pubblici e finanziati dalla riscossione delle imposte. Esistevano anche scuole private che il Codice Napoleonico metteva sotto stretto controllo da parte di ispettori.

NAPOLEONE E LA GIOCONDA

Anche se l’informazione da sempre sostiene che la Gioconda di Leonardo da Vinci, custodita oggi nel Museo del Louvre di Parigi sostiene che non fu trafugata da Napoleone e poi portata in Francia, c’è molta gente che, invece, è convinta del contrario. Secondo gli storici, il dipinto si trovava in Francia già nel 1517 portato lì da Leonardo stesso. L’opera d’arte fu poi acquistata, con ogni probabilità dal re Francesco I e Napoleone, accorgendosi di questo quadro, volle appenderlo nelle stanze della moglie. Questo, però, non esclude la verità storica secondo la quale le truppe Napoleoniche di stanza in Italia si macchiarono costantemente del gravissimo reato di furto e contrabbando di opere d’arte.

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