CULTURA

DE BREVITATE VITAE: L’USO DEL TEMPO DI SENECA

Il tempo a disposizione è per noi sempre troppo poco. Ci lamentiamo sempre di più ma in realtà quel tempo ce l’abbiamo ed è anche più di quanto ci serva.

Il filosofo, drammaturgo e politico romano, Lucio Anneo Seneca, affronta – nel suo trattato filosofico, il De Brevitate Vitae – ma anche nelle Epistulae ad Lucilium, il senso della fuga del tempo e della precarietà delle cose umane offrendo degli spunti di riflessione per porre un cambiamento nella nostra vita.

Il De Brevitate vitae occupa il decimo libro dei Dialoghi di Seneca e venne composto intorno al 49 d.C., subito dopo il suo richiamo a Roma.

Dedicato al prefetto dell’annona Pompeo Paolino, il breve scritto, ruota intorno all’opposizione tra tempo e saggezza, alla quale corrisponde la contrapposizione fra gli occupati, oppressi che sprecano il loro tempo in occupazioni frivole vivendo nella fiducia inconscia di poter fruire eternamente della vita e il sapiens, “vincitore assoluto” che come un dio, ha la piena gestione e consapevolezza del tempo.

La vita pertanto non è breve, ma lo diviene a causa dell’incapacità degli uomini di utilizzare in maniera proficua il bene più prezioso: il tempo. Seneca ce li presenta in rassegna: collezionisti, appassionati di sport, maniaci del canto, pigri e vanitosi che passano ore dal parrucchiere.

 

E come? Secondo te non è indaffarato uno che passa molte ore dal parrucchiere, in attesa di farsi strappare ogni pelo cresciuto nella notte, mentre si tiene un consulto su ogni capello, mentre gli viene rimessa a posto la capigliatura scomposta o, quando si sta ormai assottigliando, gli viene tirata sulla fronte da una parte e dall’altra? Come si arrabbiano, se il barbiere è stato poco accurato, come se dovesse tagliare i capelli a un vero uomo! … Tu dici che sono senza impegni costoro, indaffarati come sono tra il pettine e lo specchio?

(De brevitate vitae 12, 3)

 

I saggi invece non corrono questi pericoli e trovano rifugio nei maestri, filosofi del passato. Aggiungono alla loro vita i secoli passati, dominano il presente e il futuro.

Fra tutti hanno la tranquillità dell’animo solo coloro che si dedicano alla saggezza. Soltanto loro vivono davvero e infatti non si limitano a salvaguardare il tempo della loro vita: aggiungono alla propria tutte le età passate, fanno propri tutti gli anni trascorsi con loro… Si può discutere con Socrate, dubitare con Carneade, trovar la pace dello spirito con Epicuro, domare la natura umana con gli stoici. È dunque molto estesa la vita del saggio. Non è imprigionato, lui, entro i confini che toccano agli altri, è il solo ad essere libero dalle leggi a cui è soggetto il genere umano: come un Dio, ha tutti i secoli al suo servizio. È tempo ormai passato? grazie al ricordo ne è ancora padrone. È presente? Ne gode. Deve ancora venire? Lo pregusta. Gli rende lunga la vita il fatto di concentrare in uno tutti i tempi.

 

La saggezza, porto sicuro nel mare in tempesta, insegna come usare ogni istante nel modo più valido. Non conta la durata, ma l’uso che facciamo del nostro tempo.

 

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