ATTUALITÀ

LE GRANDI DOMANDE SULLA RELIGIONE E LE RISPOSTE DI BERTRAND RUSSELL

Sul patibolo di Tolosa, il 9 febbraio 1619, mentre veniva bruciato vivo, Giulio Cesare Vanini pronunciava queste parole, terribili e disperate:

«Non esiste né un Dio né il diavolo, perché se ci fosse un Dio gli chiederei di lanciare un fulmine sull’ingiusto ed iniquo Parlamento; se ci fosse un diavolo gli chiederei di inghiottirlo sotto terra; ma, poiché non esiste né l’uno né l’altro, non ne farò nulla»

Bertrand Russell, invece, nella sua opera filosofica Perché non sono cristiano eviscera completamente tutti i dogmi della cristianità non trovando nessuna prova logica e consistente dell’esistenza di un Dio, asserendo che non vi è alcuna ragione pratica nel credere ad una falsità.

Capiamo bene che il filosofo Russell, fautore di una libertà di pensiero laica all’inizio del secolo scorso, si sia posto molto profondamente quelle che sono le domande esistenziali legate alla religione. Se un fedele non ha bisogno di porsi delle domande per credere o non credere, un filosofo o uno scienziato (come farà anche lo stesso Hawking più tardi) come Bertrand Russell ha, invece, bisogno di un ragionamento logico e coerente per cercare di capire una delle domande più importanti dell’uomo: Dio Esiste?

Ma Russell, più che porsi il problema sulla reale esistenza di Dio, auspica che uomini e donne possano trovare una moralità scientifica, logica, che non sia per forza contenuta in un libro, la Bibbia, che spesso viene usato come mero vademecum che, dice, genera più danni che altro. L’unica soluzione è quella di abbandonare la moralità cristiana imposta, fatta di tabù e barbarie di un’epoca lontana e trovare una propria rettitudine nella conoscenza che non è indottrinamento, altrimenti ricadrebbe anch’essa nel dogma più becero.

Altra domanda importante che Russell si pone in relazione, sempre, alla religione è il significato di rettitudine:

“Non sono in grado di dimostrare che il mio punto di vista sulla via retta sia giusto; posso soltanto formulare la mia opinione, sperando che sia condivisa da molti. Il mio pensiero è questo: la vita retta è quella ispirata dall’amore e guidata dalla conoscenza. Conoscenza e amore non hanno confini, cosicchè una vita, per quanto retta, è sempre suscettibile di miglioramento. L’amore senza la conoscenza, o la conoscenza senza l’amore, non possono maturare una vita retta […]. Benchè amore e conoscenza siano necessari, l’amore è, in un certo senso, più fondamentale, perché spinge l’intelligenza a scoprire sempre nuovi modi di giovare ai propri simili”.

Altro caposaldo del pensiero ateo di Russell è il saggio Scienza e Religione. Questo libro descrive al lettore gli scontri ideologici avvenuti in passato fra scienza e religione. Russell, con il linguaggio semplice che lo contraddistingue, effettua un excursus storico delineando in maniera esaustiva i principali motivi che misero scienza e religione su un fronte di opposizione. Il saggio inizia descrivendo gli scontri, a tutti noti, riguardanti la “Rivoluzione Copernicana” e la “Teoria Evoluzionistica”. Scienza e Religione è un libro che parla del passato ma, con grande piacere per il lettore, aiuta a comprendere anche il presente. Bellissime sono inoltre le ultime pagine, dove l’Autore afferma che la ricerca della verità non deve mai essere ostacolata e che ogni teoria scientifica deve poter essere messa in discussione, proprio per avvantaggiare il progresso umano.

“Quelli per i quali la libertà intellettuale è importante possono essere una minoranza, ma fra di loro si trovano gli uomini che hanno la massima importanza per l’avvenire”.

Altra analogia che rese famoso Russell è il paradosso della teiera: la teiera cinese in questione, sebbene girasse attorno al sole sospesa nello spazio, è da ritenersi confutabile poiché non individuabile nemmeno con l’uso del più potente dei microscopio, figuriamoci dall’occhio umano! È di fatto ovvio per ognuno di noi ritenere lunatico colui che crede nel confutabile, ma è qui che viene il bello; Cosa accadrebbe se la teiera divenisse una religione e se su di essa venissero scritti libri sacri o se venisse insegnata nelle scuole o dagli anziani della tribù? Diverrebbe lunatico colui che giustamente e razionalmente rifiutasse attivamente tale dogma irrazionale.

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