CULTURA

LE UOVA FABERGÉ, IL LUSSO CHE DIVENTA MITO

Il 30 maggio 1846 nasce a San Pietroburgo Peter Gustav Fabergé, il Leonardo da Vinci degli orafi. Le sue realizzazioni, le Uova Fabergé, non solamente rappresentano la quintessenza dell’Arte cortigiana nel mondo, ma sono entrate di diritto nel nostro lessico culturale – nei film, nelle pubblicità- come privilegiati oggetti di desiderio.

Ma come nascono le Uova Fabergé?

La loro storia ha un incipit da fiaba russa: nel 1885 lo Zar Alessandro III è angosciato per la salute della moglie Marija Fëdorovna, che da vent’anni ha oramai lasciato la Danimarca per sposarlo ma che continua ad essere depressa al sol ricordo delle sue terre lontane.

Per cercare di alleviare la soffusa malinconia della moglie, lo Zar, in vista della celebrazione della Pasqua, decide di commissionare all’orafo di corte, Peter Carl Fabergé, un pregiato pegno d’amore.

Fabergé realizza, così, un manufatto chiamato Uova con Gallina, un uovo di 64x35mm di colore bianco con smalto opaco ed un’incisione d’oro orizzontale al centro che, proprio come una matrioska, schiudendosi, contiene un prezioso tuorlo dorato all’interno del quale c’è poi una gallinella colorata che ingloba, a sua volta, una copia in miniatura della corona imperiale con un piccolo ciondolo di rubino.

Fabergé, esperto di storia dell’arte e di psicologia femminile, ha tratto spunto per la realizzazione del suo primo Uovo da una collezione già esistente della Casa Reale danese, un richiamo alle radici della zarina la quale, commossa, decide di far entrare quel regalo nella tradizione ufficiale dell’Impero.

La fama del pregiato manufatto si diffonde rapidamente anche nelle altri corti e Fabergé diventa  l’artigiano più richiesto del mondo. L’orafo realizza ufficialmente fino al 1916 ben 71 Uova, 52 delle quali commissionate dalla famiglia Romanov.

La preparazione delle Uova occupa un intero anno: una volta scelto un progetto, una squadra di artigiani lavora per montarlo. Il segreto per ottenere la sua straordinaria lucentezza è l’applicazione di almeno sette strati di smalto che arrivano agli ottocento gradi, poi abbelliti d’oro e d’argento, platino, cristalli di rocca, perle, pietre preziose e persino pregiato legno (la betulla, il palissandro, l’agrifoglio bianco n.d.r.).

Col distintivo marchio di autenticità Casa Fabergé, queste Uova possono raggiungere i 20 cm di altezza ed ognuna è fornita di dispositivi originali ideati specificatamente dall’orafo, dagli orologi autonomi a forma di elefanti e piccoli uccelli agli zoccoli artigliati.

La creazione della sorpresa, elemento imprescindibile dei Fabergé, veniva circondata dalla massima segretezza. Dentro alle uova gli Zar possono trovarci ora delle miniature delle granduchesse Olga e Tatiana (  l’ Uovo dei Mughetti), ora una replica in miniatura della carrozza che nel XVIII aveva trasportato all’incoronazione l’imperatrice Aleksandra ( l’Uovo dell’incoronazione).

Uno dei più iconici è sicuramente l’Uovo di Inverno che lo Zar Nicola II donerà alla vedova madre Maria nel 1913, un grande Uovo di topazio bianco a forma di roccia di ghiaccio con bordi decorati con trecentosessanta brillanti. La sorpresa è un cestino a quattro manici di fiori di quarzo bianco e platino tempestato con mille e trecentosettantotto diamanti , il taglio a rosetta pieno di anemoni dei boschi che emergono da un letto di muschio d’oro è un simbolo per celebrare, secondo l’usanza  dell’élite russa, la rinnovata speranza dopo lunghi e spietati interni.

Gli ultimi lavori di Fabergé risalgono al 1916 e riflettono pienamente il momento instabile degli eventi storici tanto da avere perciò una forma diversa dai precedenti e, come L’Uovo d’Acciaio, seduto sopra un plinto a forma di proiettili, saranno meno elaborati, più severi.

Nel 1917, l’anno successivo, i bolscevichi irrompono dentro il Palazzo d’Inverno e saccheggiano i preziosissimi manufatti degli Zar per rivenderli al miglior offerente. Peter Carl Fabergé è subitamente costretto all’esilio, fugge in Germania, morendo due anni dopo di stenti.  L’orafo che non saprà mai che le sue creazioni sono ancora oggi il pensiero dominante degli acquirenti d’arte. Alcune Uova fanno parte di collezioni private, tre sono di proprietà della Regina Elisabetta, altre si trovano nei musei e altre ancora, forse sette secondo le testimonianze fotografiche dei Romanov, risultano tuttora misteriosamente disperse.

Le quotazioni delle Fabergé sono elevatissime: ad esempio Il Museo Fabergé, inaugurato nel 2013, ospita nove Uova imperiali, tutte provenienti dalla collezione del magnate russo Viktor Vekselberg, che è riuscito ad aggiudicarsele da un collezionista americano nel 2004 per ben cento milioni di dollari.

Ma perché tanta attrazione verso questa Monnalisa dell’Arte orafa?

Forse perché le Uova di Fabergé custodiscono la fiaba romantica di Alessandro III e Marija Fëdorovna,  Nicola II e Alexandra, l’enigma di Anastasia e le tragedie russe, il talento artigiano ed infine la nostalgia rotonda, come un uovo, delle cose oramai incastrate nelle scatole cinesi dei giorni ma che restano alla fine, comunque, preziose.

Annunci

Rispondi