CULTURA

PROJECT NIM: QUANDO GLI ESPERIMENTI ETOLOGICI FALLISCONO

Nei giorni di una nuova presa di coscienza ambientalista, fra i richiami di Greta Thunberg e dell’ Extinction Rebellion, vi consigliamo di recuperare Project Nim, un documentario del 2011 di James Marsh tratto da un saggio di Elizabeth Hess su Nim, lo scimpanzé che vollero far diventare un uomo.

Qui ne ripercorreremo la storia che è così crudele da non sembrare quasi vera.

1973. Nell’ Istitute for primate studies in Oklahoma, lo scimpanzé Carolyn inizia violentemente a picchiare la testa alle sbarre, come se stesse già presagendo di stare per perdere l’ennesimo cucciolo, dopo i sei precedenti. Per tenerla ferma, le sparano due proiettili di tranquillanti per poi attuare, effettivamente, il più sacrilego dei furti: portarle via il figlio.

Questo piccolo scimpanzé viene condotto dal linguista della Columbia University, Hebert Terrance che vuole utilizzarlo come cavia per il suo esperimento. 

Il professore decide di chiamarlo Nim (panomasia nata dall’accostamento fra “chimp”, lo slang per scimpanzé, e Noam Chomsky, il linguista che ha sempre sostenuto che il linguaggio fosse esclusiva prerogativa del genere umano) e sarà proprio su di lui che testerà l’effettiva capacità di apprendimento dei primati della Lingua dei Segni (ASL).

Nasce ufficialmente, così, il Project Nim.

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Il professor Terrance, consapevole che nei primi mesi di vita i primati hanno bisogno di un contatto esclusivo con la madre, decide di affidare Nim ad una sua giovane allieva ed amante, Stephanie Lafarge, che dovrà diventare, per il piccolo, un surrogato materno.

I Lafarge sono dei rich-hippie dell’Upper West Side, Stephanie e Wer, il facoltoso marito e poeta, hanno già otto figli e strambe idee su come educarli.

L’imprinting di Nim si forma, perciò, dentro questa famiglia senza regole giornaliere né abitudini costanti,  a contatto con l’euforia dei bambini e l’alcool e gli spinelli degli adulti. È uno scimpanzé intelligentissimo, persino empatico, in grado di captare ogni dinamica nella stanza tanto da anticipare un’uggia con un abbraccio o da decidere di gettare a terra tutti i libri di Wer per il solo gusto di aizzarselo contro. 

Nim che sembra riconoscere chi ha nel cuore delle zone d’ombra. Dopo due anni, Terrance si accorge non solamente che Nim non ha compiuto nessun progresso per l’apprendimento linguistico ma che Stephanie sta addirittura instaurando con lui un rapporto morbosamente ambiguo, ora allattandolo al seno ora non vietandogli di esplorare sotto la sua gonna ora ridendo dei grandi morsi che l’animale lascia sempre più frequentemente sulle braccia del marito, in segno di sfida per il dominio maschile nell’appartamento.