CULTURA

L’ORIGINE DEI COGNOMI DEI FIGLI DI N.N.

I cognomi sono un elemento identitario fondamentale della nostra società, dietro cui spesso sono celate informazioni sulle origini della famiglia di provenienza. L’origine storica dei cognomi, però, non è sempre chiara e definita nel tempo.

Nell’antica Grecia ad esempio  veniva aggiunto, accanto al nome, il luogo di provenienza. Con i romani, invece, si introduce la distinzione in Praenomen, paragonabile al nome proprio di persona, Nomen che denotava la gens di appartenenza, ossia l’odierno cognome, e Cognomen, un soprannome dato all’individuo per una specifica caratteristica fisica o riconducibile a delle gesta compiute da quella persona o dalla famiglia.

È con il Medioevo, quindi con i primi censimenti, che si avverte la necessità di individuare le persone, registrandole in modo corretto, per cui si assiste ad un uso sistematico del cognome. Si veniva identificati  con il nome del padre, con il mestiere o con un soprannome, legato alla principale attività familiare: viene facile associare il cognome “Scarpa” o “Scarparo” a chi svolgeva l’attività da calzolaio, o “Pegoraro” a famiglie contadine, come “Massaro” per indicare chi faceva il fattore.

Con il passare dei secoli, per preservare i cognomi importanti dall’estinzione, venivano trasmessi anche dalle donne nel caso in cui non vi fosse una discendenza maschile; motivo per cui oggi la maggior parte delle famiglie di origine aristocratica ha il doppio cognome.

Ma nel periodo storico in cui la diffusione del cognome ha preso piede, vi era un alto tasso di abbandono di infanti, per disparati motivi: la povertà delle famiglie di origine, bambini nati al di fuori del matrimonio, la prostituzione, o personaggi illustri che intrattenevano relazioni extraconiugali con donne che lavoravano presso la propria famiglia.

Motivo per cui gli esposti o projetti, così chiamati i bambini affidati alle cure di terzi, venivano lasciati nei brefotrofi, centri di accoglienza che crescevano i trovatelli per un periodo più o meno lungo, a volte permanentemente, o poi affidati alle cure di balie esterne.

In questi casi i bambini erano registrati come figli di N.N., Nomen Nescio, o figli di M. IGNOTA(Madre Ignota), da cui l’origine del termine dispregiativo. In alcuni casi, però,si conosceva l’identità della madre, poiché aveva partorito nel reparto ostetrico annesso all’istituto. Molti infanti veniva lasciati con dei segni distintivi, in quel caso venivano annotati in caso le madri avessero voluto rimettersi in contatto con i propri figli.

A conferire un nome, al bambino trovato abbandonato, era l’Ufficiale di Stato Civile del Comune o l’incaricato che si occupava di registrare gli atti d’ingresso negli istituti di accoglienza. L’etimologia di questi cognomi, spesso,erano riferiti alla disavventura vissuta dal bambino, come “Trovato”, “Ventura”, “D’Avanzo”, “Buttò”, i più diffusi “Esposto” o “Proietti”.

Altri sono riferiti al nome dell’istituto in cui il bambino è stato accolto: simbolo dell’Ospedale Maggiore di Milano era una colomba, per cui in quella zona proliferavano cognomi come “Colombo” o “Colomba”. Lo stesso vale per l’Istituto fiorentino “Innocenti” o quello napoletano “Annunziata”.

Molto spesso venivano attribuiti nomi legati al luogo fisico in cui i bambini venivano lasciati, se all’interno di una ruota, veniva loro assegnato il cognome “Rota”, o ancora “Dipiazza”, se in una piazza, “Aponte” se nei pressi di un ponte.

Altri ancora erano un augurio per il piccolo sventurato, come “Diotallevi”, “Laudadio”, “Servadio”, “Casadei”, “Bentivoglio”.

All’inizio del XIX secolo cessò questa esplicita riconducibilità dei cognomi dei trovatelli in seguito ad una nuova sensibilità di ordine etico, al fine di non far gravare più sul trovatello l’umiliazione derivante da una facile rintracciabilità del suo passato di bambino abbandonato. Vennero emanati diversi decreti e circolari imperiali che imponeva di assegnare ad ogni trovatello un cognome personalizzato.

Da quel momento in poi, tra i vari criteri di assegnazione del cognome, si scelsero caratteristiche che li armonizzassero il più possibile a cognomi diffusi in una data area geografica. Come ad esempio, in Toscana, si scelsero cognomi che terminavano con la lettera “i” al fine di armonizzarli con la prevalente terminazione vocalica dei cognomi più diffusi in quella zona.

In altre aree geografiche si decise di scegliere, per ogni anno, una lettera con cui avrebbero dovuto iniziare i cognomi, per poi essere sostituita l’anno successivo, o si individuarono cognomi tratti da nomi di città, nazioni, fiumi.

Data l’alta mortalità infantile del periodo, molti cognomi sono rimasti in archivio, estinguendosi nel corso del tempo, altri sono scomparsi in seguito alle adozioni, ma tanti altri sono ancora rintracciabili tutt’oggi, ma non sempre riconducibili realmente e storicamente ai trovatelli.


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