Il turista low cost

LOST IN TRANSLATION: LA PRIMA VOLTA DI UN ITALIANO A BERLINO

Ogni volta che approdiamo in un Paese straniero, di solito siamo subitamente travolti da quel particolare fenomeno che l’antropologa Cora DuBois ha denominato “shock culturale”,ovvero un senso di spaesamento e sorpresa di fronte ad usi e costumi diametralmente opposti ai nostri.

 Per affrontare al meglio, allora, un vostro prossimo primo viaggio a Berlino, eccovi una piccola guida su quello che di diversoscoprirete nella capitale tedesca rispetto al nostro modo di vivere.


“Berliner Schauze”, il “Grugno berlinese”

I modi burberi dei berlinesi hanno persino un’espressione tedesca per essere definiti:  Berliner Schnauze“, “Il grugno berlinese”.  All’inizio vi sentirete sorpresi, spiazzati e quasi offesi di fronte ad un berlinese che non si sposta per farvi passare, che sembra quasi provi una certa noia nel supportare il contatto visivo o che quando voi, annaspando, cercherete di comunicare in inglese si ostinerà, con vezzo alla francese, comunque ad usare il tedesco per delle tacitiane, monocorde risposte. (“Ma avete una fetta di torta allavaniglia?” “Quello al bancone).

Tranquilli, però! Dopo qualche giorno capirete che quel grugno berlinese non è vera e propria scortesia piuttosto un’ottimizzazione dei tempi nelle stringatissime risposte, un’assenza di mediazioni nelle esternazioni più dirette, un metodo totalmente analitico all’interazione. Può piacere questo approccio a noi viaggiatori nati nella Patria della Lirica, del Barocco e degli aggettivi duplicati, più in particolare poi nella teatralità mediterranea da prefiche e opera buffa? Non tanto, suppongo. Ma se per ogni buon turista le virtù della cordialità sono sempre sembrate imprescindibili, si può aggiungere anche -e con una certa certezza- che se invece viservisse un muratore, un tassista o una shampista è consigliabilecercarseli proprio berlinesi, perché sarebbero i più puntuali ed i più discreti. Esempi di professionalità ineccepibile.

 

Puliziailluminazioni & Pub

Le strade sono pulitissime e silenziosissime, i berlinesi non hanno l’abitudine di usare la macchina, preferiscono le metropolitane edi –ovviamente puntuali autobus.

Insomma il rumore acustico cittadino qui non è di certo un problema così come il fumo,  perché per strada non fuma davvero quasi nessuno e le uniche sigarette accese che magarivedrete sono di qualche studentello italiano in gita scolasticafateci caso!

 

Le illuminazioni esterne sono carenti, non siamo abituati a tutto questo risparmio energetico che fa quasi inciampare per terra e ha deciso di non valorizzare neanche i palazzi più importanti ma non vi agitate, vi basterà di sera entrare in qualche pub. 

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I pub berlinesi sono luoghi incantevoli, coi divanoni da sprofondarci di fronte alle vetrate, coi quei lumi di candele, la musica giusta che passa alle casse, che quasi vi salirà la voglia di aspettarci l’alba dentro, tendendo l’orecchio al brumoso silenzio delle strade. 

Come vestirsi poi per uscire il sabato sera? Come vi pare! I berlinesi non sono dei gran modaioli e preferiscono per lo più un abbigliamento comodo e pratico, sneakers e felpine.

Gli immigrati a Capodanno.


Per comprendere gli immigrati a Berlino serve Capodanno. E’ sparare fuochi d’artificio tutta la notte, è urlare al cielo fumante fino a perdere fiato ma poi il giorno dopo ritornare a fare Kebab (attenzione chiamatelo Döner, altrimenti non vi serviranno!) nelle maglie dello schema di una città che se li ritrova sì di nuovo ordinati ma non senza un certo acido astio.


L’ossessione per il Muro. 


Karl Jaspers mi sa che ha così abbondantemente traumatizzato i tedeschi con le sue teorie sul senso di colpa collettivo per i crimini nazisti che l’Erinnerungskultur (il culto costante della memoria) ha inevitabilmente creato nei berlinesi una reazione sottilmente contraria: ignorare l’elefante rosa nella stanza e ottundere i riferimenti storici alla città come capitale prussiana e Walhalla hitleriano per concentrarsi ossessivamente sulla Storia durante e dopo il Muro. 

Ogni berlinese ha un racconto personale su questa roccaforte della Guerra Fredda e, alla fine, ve ne renderà sicuramente partecipe e voi l’ascolterete più famelici che di fronte ad un currywrust in centro.

 

La divisione del Muro.


Berlino Ovest o Berlino Est? Vi avvisiamo: le divisioni esistono ancora. Non è vero che il Muro è caduto, c’è ancora, è lì! Lunghissimo pesce invisibile che saltella dallo Sprea sulle ferrovie.  Scorrono ad Est chilometrici condomini socialisti verso il grigiore meccanico, tute acetate direttamente dagli anni Novanta e ancoradisperati, che un tempo avevano forse provato a fuggire al di là del Muro, che adesso ritroverete ad alzare boccali di birre da delle botti di legno usate a mo’ di tavolini da bar. 

 

L’Ostalgie ( crasi tra le parole “Osten“, ossia “est”, e “Nostalgie”, “nostalgia”) ovvero la Nostalgia per l’Est permea ogni cosa, dal verde dei semafori pedonali con l’Ampelmännchen alle chilometriche file per il DDR Museum, all’odore di fritto che sale da qualche casa di una Jagdwurst appena impanata o alle mostre artistiche personali che, come una caccia al tesoro, sono disseminate quasi in ogni quartiere, a chi di voi sa cercar bene. Eppure è proprio ad Est che vi innamorerete di Berlino.

 

 Scommettiamo che avrete voglia, poi, di ritornarci ancora?

 

        

 

 

                                                                                                                   

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